Cinema

Geoffrey Rush, «Il ragazzo che sapeva volare»

Tratto da un classico della narrativa per ragazzi del 1964, Storm Boy di Colin Thiele, è ben attualizzato e mai retorico

di Cristiana Allievi

4' di lettura

Di film che vogliono sensibilizzarci sulla nostra relazione con la natura, l'ambiente e gli animali se ne sono visti tanti. Storm Boy, Il ragazzo che sapeva volare, del regista australiano Shawn Set, ha un tono che lo rende indimenticabile. È la storia di un uomo d'affari ricco e ormai in pensione, che torna con la memoria alla sua adolescenza, e la ripercorre insieme alla giovane nipote. Da bambino ha vissuto con il padre in una riserva naturale nel sud dell'Australia, il Coorong National Park, con un amico speciale: Mr. Percival, un meraviglioso pellicano orfano di madre che ha salvato e cresciuto. Fra i due nasce un legame molto profondo, che avrà un impatto su tutta la sua vita.

Colin Thiele

Tratto da un classico della narrativa per ragazzi del 1964, Storm Boy di Colin Thiele, è ben attualizzato in questa versione per il grande schermo, e mai retorico. E soprattutto la storia d'amore, famiglia, perdita, speranza, rispetto e libertà, con un forte messaggio ecologista, è interpretata dal premio Oscar Geoffrey Rush (Shine, Il discorso del re, I pirati dei caraibi) e nella sua versione adolescente dall'esordiente Little Finn. Lo racconta l'attore stesso in collegamento dall'Australia, suo paese d'origine, con l'accento inglese che solo un grande interprete del teatro shakesperiano ha.

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«Negli anni Ottanta ho vissuto un decennio nel sud dell'Australia, dove abbiamo girato questo film. Lavoravo in una compagnia teatrale e sono venuto a conoscenza di una spiaggia molto popolata dagli uccelli, 150 chilometri di lunghezza vicino al Mary River. C'era un film famoso degli anni Sessanta, tratto dal romanzo di Colin Thiele e tutt'oggi molto amato. Nel 1964 quel libro aveva certo un rispetto per l'ecologia ma il tema non era importante come lo è oggi. Quello che mi ha attratto di questa versione è che lo sceneggiatore è entrato da una porta attuale, ha aggiunto un personaggio come il mio Michael, da giovane. Sono nel pieno dei miei sessant'anni e nella carriera ho interpretato personaggi piuttosto eccentrici. Durante il lockdown, ho guardato The day the earth changed, il film più recente di David Attenborough. Analizza il mondo dal marzo 2020, quando il Covid ci ha chiusi in casa, e ci fa vedere come abbia impattato la vita degli animali. Sembrano essere quasi rinati, si vedono i ghepardi che passeggiano nelle città, e si odono suoni di uccelli mai sentiti prima che dominano le città dell'Africa».

Il film è stato girato nel 2017, e Rush è entusiasta che sia uscito da poco in Italia. «Tutte le volte che ho portato da voi i miei film, hanno avuto un ottimo riscontro. Con Shine, correvo fra le persone, ad Arezzo e nelle piccole città... Venivano da me e mi gridavano “signor Rush, che bello incontrarla!”.

Poi il film con Tornatore, La migliore offerta, è stata forse l'esperienza più piacevole della storia della mia carriera. Ai tempi dell'Università ero un fan del cinema italiano, quello di Visconti, Comencini, Fellini, Bertolucci, Bolognini, De Sica. Abbiamo girato l'Italia per quattro mesi, fra Bolzano, Trieste, Parma, Roma, Milano, per me è stato una specie di sogno lavorare con il costume designer, Maurizio Millenotti, con Brioni, e Luigi Rocchetti, il make up artist che discendeva da una famiglia del mondo dell'opera. Tornatore è anche venuto in Australia a trovarmi, La migliore offerta era al Merlbourne film festival di cui ero padrino. Dopo la proiezione l'ho portato nei migliori ristoranti italiani che conoscessi, ogni cameriere che lo vedeva gli chiedeva “signor Tornatore, cosa ci fa qui?”, ero felicissimo delle reazioni».

Una cosa, di Tornatore, gli è rimasta impressa. «Era molto superstizioso. Una sera era a cena a casa mia ed eravamo a tavola in 13. È venuto da me e mia moglie e ci ha detto “Non va bene, dobbiamo trovare una persona, forse tuo figlio James può venire a sedersi a tavola con noi…”. Poi ha visto che stavo per fare un brindisi con l'acqua, visto che non bevo, e mi ha fermato».

Il suo film preferito è Luci della città, scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin. Se Shine gli ha cambiato la sua vita? «Avevo molti più capelli, erano ricci e scuri (ride, ndr)... A parte essere invecchiato, ho avuto una carriera magnifica. Ho lavorato con persone che amo, ho soddisfatto la mia passione per il cinema italiano, ho interpretato un musical indigeno, Brand new day, sono stato Einstein, una figura storica che dovevo personalizzare… Ho girato anche film sulla storia di Shakespeare, direi che mi è andata molto bene».

Royal Shakespere Company

A portarlo dal grande drammaturgo inglese, all'inizio della sua carriera, è stata l'Australia stessa. «Nel 1971 nel nostro teatro c'era una forte eredità inglese. E quando mi sono trasferito in Inghilterra, la Royal Shakespere Company era uno dei luoghi più interessanti in cui essere. E poi lavorare con Tom Stoppard (uno dei più apprezzati drammaturghi britannici del secondo Novecento, Orso d'argento per Shakespeare in love, ndr) fu un dono. Con il lockdown sono tornato a leggere molto, ho recuperato più o meno 40 delle sue opere teatrali, una più bella dell'altra». Sul futuro del cinema dopo la lunga chiusura è positivo. «Ricordiamo quando è arrivato il sonoro, dopo anni di muto. È stata una trasformazione radicale, poi è arrivato il movimento, quindi il colore. Mio figlio studia cinema e non ama le cose commerciali. Prima degli Oscar abbiamo guardato film di Garrone e Guadagnino, e tutti i contributi dei migliori film stranieri. Ho visto opere indiane che non assomigliano a niente che sia venuto prima, le ho trovate straordinarie. L'arte e i popcorn non tramonteranno mai. Il desiderio di vedere film che trasformano le nostre vite è intramontabile».


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