sostenitore della democrazia liberale

George Soros persona dell’anno: perché la scelta di Financial Times

di Angela Manganaro


George Soros (Reuters)

2' di lettura

Il miliardario e filantropo americano di origini ungheresi, George Soros, è l’uomo dell’anno del Financial Times. La scelta, spiega il quotidiano economico della City, è politica: «Di solito scegliamo la persona dell’anno solo in base agli obiettivi raggiunti, stavolta l’abbiamo scelta anche per i valori che rappresenta: Soros è l’alfiere riconosciuto della democrazia liberale e della società aperta, idee attaccate sistematicamente dai populisti».

È l’unico e solo individuo, scrive FT, «che porta avanti una politica estera opposta a quella degli uomini forti ora in ascesa». Quella del Financial Times è chiaramente anche una scelta di resistenza: Soros è additato ovunque nel globo, presso una certa opinione pubblica, come l’origine di tutti i mali, l’uomo che in virtù dei suoi soldi e delle speculazioni degli anni Novanta sulla lira e sulla sterlina, ha il potere - secondo le bacheche di Facebook e i siti di complotti - di manovrare l’opinione pubblica di Europa, Americhe, Paesi sperduti della sconfinata Asia, formare e far cadere governi, decidere recessioni e causare improvvisi crolli di Borsa, spostare carovane di migranti da un continente a un altro, svuotare addirittura quei continenti per riempirne altri (Mosè si era limitato a separare le acque per un fugace passaggio).

Al di là del suo impegno per i migranti e una società multiculturale che persegue con la sua Open Society Foundation, il miliardario più odiato dai sovranisti nel mondo è perfetta parabola di questi anni. Parabola riassumibile in quattro paradossi. Soros è ebreo ma è stato attaccato dal figlio del premier israeliano Netanyahu con una vignetta antisemita; è liberal - da sempre finanziatore dei democratici americani e di Hillary Clinton - ma è stato spiato su ordine di Sheryl Sandberg, Coo di Facebook, icona liberal di un certo femminismo un tanto al chilo che in Italia attecchisce come la gramigna, ora in disgrazia per le pratiche poco trasparenti e poco onorevoli per chi veniva raccontata come campionessa di virtù.

Soros è anche anti-comunista da sempre e negli stessi anni in cui speculava, finanziava i gruppi di resistenza nei Paesi della ex Unione Sovietica, Paesi in cui adesso - è il terzo paradosso - è sommamente odiato anche grazie alle campagne di quel Viktor Orban presidente d’Ungheria, un tempo studente dissidente che con i soldi di una borsa di studio di Soros è riuscito a studiare in Inghilterra.

Soros infine - è il quarto paradosso - è stato minacciato con un pacco bomba, primo della lista del terrorista della Florida che ha inviato buste sospette a tutti i leader democratici ed ex presidenti americani alla vigilia del voto di metà mandato in America all’inizio dello scorso novembre. Ma i complottisti tirano puntualmente fuori il suo nome quando c’è un attentato che a loro dire «aiuta i poteri forti».

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