ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa stagione delle assemblee

Georgeson: «I fondi attendono al varco Italia su remunerazioni con target Esg»

In vista delle assemblee di bilancio 2022, «rischiamo di uscire fuori strada se non ci adeguiamo all’introduzione delle metriche Esg nei parametri remunerativi»

di Enrico Miele

(Elnur - stock.adobe.com)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - In Italia, in vista delle assemblee di bilancio 2022, «rischiamo di uscire fuori strada se non ci adeguiamo all’introduzione delle metriche Esg nei parametri remunerativi e rischiamo di buttare via il lavoro fatto. Fondi di investimento da miliardi di asset under management ci stanno spettando al varco, e loro non sono Greta Thunberg». A lanciare questo messaggio è Lorenzo Casale, head of market Italy di Georgeson, che in un colloquio con Radiocor parla del lavoro preparatorio, ormai già iniziato, sulle prossime assemblee annuali delle quotate italiane (Georgeson lavora da anni sulle tematiche di engagement e nella consulenza di corporate governance ed Esg). In base alle prime indagini dei proxy advisor, studiate da Georgeson in vista della stagione assembleare 2022, oltre la metà degli investitori «chiede di inserire metriche Esg nei piani di remunerazione, metriche che devono essere specifiche, concrete e misurabili».

Investitori chiedono target Esg misurabili

In Italia, ragiona Casale, «siamo un mercato un po’ indietro sulla sostenibilità e sulla modalità attraverso la quale approcciare un piano remunerativo che inserisca tematiche Esg non finanziarie». Ma in futuro i proxy nei loro orientamenti di voto «saranno molto più stringenti per il mercato italiano sulla modalità attraverso la quale valutare i piani remunerativi». Altro tema, non meno decisivo, su cui si concentra l’analisi di Georgeson, è quello dei meeting virtuali delle quotate: «Per quanto riguarda i fondi non è cambiato tanto, perché loro arrivavano anche nelle assemblee fisiche arrivavano tramite delega. Per loro la possibilità di accedere al voto non è cambiata molto» ma il nodo oggi è quello di «veder assicurata la dialettica assembleare».

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Con meeting virtuali ok quorum ma meno dialogo

Luci e ombre, insomma, perché se da un lato con le assemblee in remoto «a volte gli stakeholder sono stati privati del dialogo», dall’altro «i virtual meeting hanno garantito la stabilità del quorum assembleare e questo è fondamentale». In altri mercati, prosegue Casale, «abbiamo visto che c’è stata una flessione. Il mercato italiano nel 2020 ha tenuto perfettamente da questo punto di vista», quindi con i virtual meeting si è garantito il quorum ma «ci siamo persi qualcosa per quanto riguarda l’effettiva dialettica inter assembleare». In sintesi, «il dialogo e l’engagement policy sono fondamentali. Il punto è come allinearsi a quello che il mercato si aspetta, e il mercato si attende di dialogare».

In un recente studio sulle ultime assemblee annuali delle quotate, Georgeson ha mostrato, numeri alla mano, come in Italia (sul Ftse Mib) ci sia stato un moderato aumento del numero di proposte contestate sulla politica di remunerazione (47% di tali proposte contestate nel 2021 rispetto al 44% nel 2020) e una diminuzione delle proposte contestate sulla Relazione sui compensi corrisposti (39% di tali risoluzioni contestate nel 2021 rispetto al 48% nel 2020). Nel nostro Paese, sempre guardando al Ftse Mib, le delibere di remunerazione continuano così ad essere l’item assembleare maggiormente contestato per il settimo anno consecutivo.


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