commercio

Geraci: con gli Usa parliamo per evitare che nuovi dazi colpiscano l'Italia

di Marco Valsania


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Il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico Michele Geraci (Ansa)

2' di lettura

NEW YORK - L'Italia sta cercando di ridurre al minimo i rischi di nuovi dazi americani contro prodotti del “made in Italy”, che potrebbero venire colpiti da escalation nelle guerre dei dazi. Michele Geraci, Sottosegretario di Stato al Commercio internazionale e all'Attrazione degli Investimenti presso il Ministero dello Sviluppo Economico, al termine di una visita negli Stati Uniti che lo ha portato da Washington a Boston e a New York ha indicato di aver illustrato all'amministrazione Trump le ripercussioni per l'Italia di minacciate rappresaglie commerciali nell'ambito della disputa sui sudditi pubblici tra l'Europea Airbus e l'americana Boeing.

E ha indicato di aver trovato attenzione tra gli interlocutori statunitensi.
Geraci ha sottolineato che i dazi prospettati potrebbero colpire il 10% dell'export verso gli Usa, cioè 4,3 miliardi di euro. L'elenco è ancora solo provvisorio ma i prodotti nella potenziale lista nera di Washington comprendono beni tipici quali gli alimentari.

Dalla discussione ha tratto segnali possibilisti se non incoraggianti: “Credo non avessero considerato l'impatto su di noi”, ha detto durante una conferenza stampa conclusiva del suo viaggio al Consolato italiano di New York. “Non era intenzione colpire l'Italia”, ha continuato. “E ci siamo ripromessi di risentirci, rivedranno i loro numeri, vedremo se coincidono con i nostri”.

Il sottosegretario ha aggiunto, piu' in generale, che se l'obiettivo americano è una disputa con la Francia per gli aiuti al colosso aerospaziale rivale di Boeing, a finire del mirino dovrebbero essere in particolare beni di Parigi. “Se ci sono sussidi, occorre che la società o il Paese in questione vengano presi in considerazione”.

Geraci non ha invece commentato sull'ultimo fronte aperto tra Stati Uniti da una parte e Francia e Europa dall'altra, quello della tassa sui servizi digitali. Parigi ha fatto da apripista in Europa approvando al Senato una legge per tassare del 3% i leader tech globali - leggi i giganti americani - ma la Casa Bianca si è risentita, avviando per tutta risposta un'inchiesta per valutare danni ad aziende Usa e possibili ritorsioni commerciali.

Parlando di un altro fronte caldo tecnologico, quello dei network 5G e del gruppo cinese del settore Huawei visto come una minaccia alla sicurezza nazionale dagli Usa, Geraci ha affermato di non aver discusso impegni in questo ambito. Ha tuttavia ribadito che “la sicurezza nazionale è un impegno assoluto” per il Paese e di aver “rassicurato gli americani che siamo all'erta”.

Geraci, durante le sue tappe americane, ha affrontato inoltre tematiche sulla differenziazione nell'energia. Nessuna domanda ha invece ricevuto durante i suoi incontri su presunti legami tra la Lega e la Russia. A Washington, l'8 e 9 luglio, Geraci aveva partecipato all'evento organizzato presso l'ambasciata d'Italia dalla Aspen Institute Italia su “Italia, Europa e Stati Uniti: affrontare cambiamenti inevitabili in modo intelligente”.

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