LUTTO

Gerald Hines, addio al magnate dell’immobiliare

A 95 anni lascia un colosso con 165 progetti in corso nel mondo, molti in Italia

di Paola Dezza

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A 95 anni lascia un colosso con 165 progetti in corso nel mondo, molti in Italia


2' di lettura

Gli incontri per le volte che l’ho intervistato a Milano, quando veniva in città, erano sempre fissati di mattina presto. Si scusava, ma aggiungeva che era abituato a iniziare la giornata da poco dopo l’alba. Era il momento più tranquillo per conversare con calma, chiedergli la sua visione sul real estate internazionale e le previsioni per l’Italia. Senza i minuti contati. Gerald D. Hines, fondatore del colosso immobiliare americano ci ha lasciati all’età di 95 anni, compiuti proprio il 15 agosto scorso. A sostituirlo alla guida del gruppo il figlio Jeffrey C. Hines, già presidente, che assumerà il ruolo di ceo.

L’ultima volta che ci siamo incontrati mi aveva espresso il forte interesse per il mercato immobiliare italiano, che riteneva più stimolante di quello di altri Paesi europei, come per esempio la vicina Spagna. Un interesse confermato nei fatti, da quella data Hines sotto la guida di Mario Abbadessa in Italia ha accumulato un portafoglio di oltre tre miliardi di euro, concentrato soprattutto a Milano e con immobili iconici come la Torre Velasca, piazza Cordusio, con le vetrine di Uniqlo e gli uffici di Bain & Company, ma anche immobili in via della Spiga e via Dante. Tutti centralissimi.

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Gerald D. Hines nel settore era ritenuto un visionario capace di cogliere le opportunità del mercato immobiliare, nel quale aveva sempre sottolineato l’importanza dell’architettura. La scelta di coinvolgere nei progetti di real estate noti architetti è stata la sua cifra. Lord Norman Foster, Bruce Graham e David M. Childs di SOM, Gyo Obata, Philip Johnson e John Burgee, Cesar Pelli, Frank O. Gehry e Jean Nouvel sono solo alcuni dei nomi celebri che hanno disegnato i complessi poi sviluppati da Hines.

L’azienda nata a Houston, Texas, nel 1957, nei decenni è diventata un gruppo che oggi vanta la presenza in 225 città, 25 Paesi con in tutto 4.800 dipendenti. In gestione ci sono 144 miliardi di dollari di immobili, mentre 165 sono i progetti in corso.

La capacità di innovare la realtà urbana con pianificazione e design moderno, ne hanno fatto un leader globale. In Italia è arrivato la prima volta chiamato da Riccardo Catella, padre di Manfredi, attuale ceo di Coima, per realizzare il progetto di Porta Nuova che ha cambiato il volto di Milano e che oggi continua, sotto l’egida appunto di Coima, con la fase di Porta Nuova Gioia.

In tutto il colosso Usa ha sviluppato 907 progetti nel mondo e gli edifici per uffici più alti in Texas, Kentucky, New Jersey, Oklahoma e in Italia (la torre Unicredit a Milano). Sempre in Italia, tra i vari progetti, sta sviluppando Milanosesto, dopo avere rilevato il progetto da Davide Bizzi, e l’ex Trotto a San Siro, realizza tre studentati - di cui uno nell’ex Consorzio agrario di via Ripamonti - e partecipa alla gara per la riqualificazione dell’ex Scalo Porta Romana, zona in ampia fase di recupero e rigenerazione urbana.

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