economia in frenata

Germania, anche l’Ue taglia le stime. Pesano i conflitti commerciali

di Roberta Miraglia

(AFP)

2' di lettura

La frenata della Locomotiva d’Europa è stata confermata dall’ennesimo dato: la produzione industriale di dicembre, calata su base mensile dello 0,4 per cento, ha segnato il quarto mese consecutivo di declino. Mercoledì erano stati gli ordini all’industria a inviare segnali negativi. Intanto a Bruxelles la Commissione Ue, rivedendo le stime di crescita di tutte le economie Ue, ha abbassato le previsioni anche per la Germania. Nel 2019 dovrebbe registrare un aumento del Pil pari all’1,1% rispetto all’1,8% stimato a novembre; nel 2020 la crescita dovrebbe essere dell’1,7 per cento.

Stime in ribasso

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La stima della Commissione, del resto, segue il quasi dimezzamento da parte dello stesso Governo tedesco - passato da un +1,8 all’1 per cento per l’anno in corso - e di altri centri studi che stanno via via prendendo atto dell’improvviso rallentamento, più marcato del previsto. Così oggi l’associazione tedesca delle Camere dell’Industria e del Commercio (DIHK) ha tagliato le sue previsioni di espansione sotto l’1 per cento, allo 0,9, rispetto all’1,7 finora stimato. «L’outlook per le imprese si sta annuvolando - si legge nel report - e le aspettative si sono deteriorate significativamente in tutti i settori». Secondo DIHK a pesare sono soprattutto i conflitti commerciali che stanno frenando lo sviluppo delle imprese, in particolare nel manifatturiero. Resta invece più alta la fiducia delle aziende dei servizi e nel settore delle costruzioni. Il sondaggio, svolto su un numero molto elevato di società (27mila manager), ha riscontrato un peggioramento della fiducia sia sulle condizioni attuali che sull’outlook. E la maggior parte delle imprese individua nella mancanza di lavoratori qualificati la minaccia più elevata per la crescita.

Peggiora l’outlook ma migliora l’automotive
La gelata continentale ha dunque investito, come prevedibile, anche l’economia più importante della zona euro ma ci sono alcuni elementi che gli analisti leggono in maniera diversa, indicando la possibilità che un rimbalzo sia ancora possibile. Per esempio Andrea Rees, capo economista per la Germania a UniCredit Research, mette in rilievo il fatto che gli ordini all’industria, diminuiti dell’1,6% a dicembre, sono stati positivi - +3,5% - al netto dei “grandi ordini” e questo, secondo l’economista, potrebbe persino puntare a un rimbalzo nel primo trimestre dell’anno (contrariamente a quanto invece sostiene Deutsche Bank che vede una contrazione nello stesso periodo). La scomposizione dei dati, osserva Rees, mostra un quadro quanto mai «complicato, forse persino contorto». Così, nonostante previsioni di un rimbalzo modesto nel settore dell’automotive (rimasto bloccato a lungo dalle nuove norme sulle immatricolazioni), l’aumento è stato al contrario assai consistente: la produzione, a dicembre, ha visto un balzo del 7 per cento su base mensile. Inoltre, le vendite industriali hanno segnato un picco nell’ultimo mese dell’anno, con un +2,7 per cento, discostandosi parecchio dalla produzione. E del resto la caduta di quest’ultima è stata determinata soprattutto dal settore delle costruzioni mentre il manifatturiero ha mostrato segni di stabilizzazione con la produzione di beni di investimento a +0,9 per cento. Il finale della storia, conclude Rees, è ancora tutto da scrivere nei prossimi mesi. E per capire la direzione bisognerà osservare soprattutto il settore dell’auto.

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