politiche di bilancio

Germania batte Italia: così Berlino ha migliorato i conti pubblici

di Isabella Bufacchi

4' di lettura

Il debito/Pil della Germania è calato dall’81%, toccato al picco della Grande Crisi nel 2012, al 65,25% previsto per quest’anno. E se tutto andrà come programmato da Berlino, nel 2020 scenderà sotto la soglia del 60% portandosi al 58,4 per cento. Lo stock del debito pubblico tedesco intanto è stato tagliato di circa 100 miliardi in cinque anni: dai 2.202 miliardi del 2012 ai 2.108 stimati per quest’anno. Una discesa al galoppo, soprattutto quando messa a confronto con i passi da lumaca del debito/Pil dell’Italia, che dopo essere salito inesorabilmente dal 99,8% nel 2007 al 132% nel 2016, quest’anno imboccherà la via della discesa ma con una limatura. Intanto lo stock del debito pubblico italiano è passato negli ultimi cinque anni da 1.990 miliardi a 2.200 circa.

La maratona per raggiungere il traguardo del 60% di Maastricht
Questo confronto secco del debito pubblico Italia-Germania è impietoso senza una doverosa premessa: la Grande Crisi ha spazzato via dall’Italia 8,8 punti percentuali di Pil reale tra il 2008 e il 2013 mentre in quegli stessi anni la Germania è riuscita a vedere il Pil crescere del 4,3% (un solo anno a segno meno, -5,6% nel 2009). E questa è una differenza sostanziale che pone i due Paesi su punti di partenza diversi. Se si trattasse della “maratona” del debito pubblico verso il traguardo del 60%, la Germania dopo la Grande Crisi parte avvantaggiata, l’Italia deve recuperare molto più terreno perduto. Eppoi: il debito/Pil tedesco prima della Crisi viaggiava attorno al 60%, quello italiano al 100 per cento.

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Destinare il surplus al taglio del debito: una scelta politica
Il crollo di 16 punti percentuali del debito/Pil tedesco dal 2012 al 2017 non è però solo dovuto a fondamentali solidi: il taglio del debito è anche un atto politico. L’affidabilità creditizia di uno Stato debitore viene misurata dalla sua “capacità e volontà” di ripagare puntualmente e integralmente i debiti. Essere in grado non basta: bisogna volerlo fare. E questo vale per la riduzione di debito e debito/Pil: in Germania questo è un target, un obiettivo politico perché è una preoccupazione dei cittadini. «La Germania ha abbattuto lo stock del debito pubblico di circa 100 miliardi in 5 anni perchè usare il surplus per quel fine è stata una decisione politica - commenta il tedesco Moritz Kraemer, responsabile ricerca sui Paesi sovrani di S&P’s che assegna alla Germania la “AAA” e ha promosso l’Italia di recente a “BBB” -. La Germania è indietro negli investimenti in digitale e infrastrutture ma ha deciso di mettere il debito/Pil su una solida traiettoria al ribasso, con sacrifici, perchè il popolo tedesco ritiene che tagliare il debito e frenare il debito siano priorità politiche». Il “freno al debito” è un diktat varato nel 2009 ed poi entrato nella Costituzione tedesca.

Mix di fattori ordinari e straordinari: Qe, pensioni, Pil e interessi
QE e pensioni sono due fattori che hanno messo il turbo al calo del debito/Pil tedesco. Il professor Timo Wollmershäuser, responsabile delle previsioni economiche all’Ifo Institute, è convinto che «la riduzione della spesa per interessi è il maggiore contributo al taglio del debito tedesco: il calo dal 3,1% del 2000 all’1,3% del 2016 ha un forte impatto». Ma aggiunge: «un aiuto è arrivato anche da quello che in Germania chiamiamo picco demografico ad interim: nei dieci anni 2010- 2020 il numero delle persone che vanno in pensione è molto basso, e questo riduce la spesa della sicurezza sociale come anche la disoccupazione calata». A proposito dell’invecchiamento della popolazione e i trend demografici, la Germania riduce il debito/Pil ora perchè sa che i baby boomers che alzano la produttività adesso aumenteranno la spesa pensionistica in futuro. S&P ha calcolato che, a politiche invariate, il debito netto/Pil tedesco potrebbe salire al 149% nel 2050 con un rating ipotetico calato alla “BBB”, mentre il debito/Pil italiano in quello stesso anno sarebbe al 138% e rating “BBB”. Il QE e la politica dei tassi negativi della Bce hanno avuto un impatto straordinario nell’accelerare il calo del debito pubblico tedesco: il programma di acquisti di titoli pubblici porterà a fine 2017 nel bilancio della Bce/Eurosistema quasi 500 miliardi di bond tedeschi e 340 italiani.

La Germania effettua emissioni di titoli di Stato nette negative cioè colloca meno titoli di quelli da rimborsare in scadenza, grazie al surplus. La curva dei rendimenti dei titoli di Stato tedeschi nell’era del QE e delle deposit facilities a -0,40% ha rendimenti negativi dai 6 mesi ai 7 anni mentre il Bund decennale collocato in asta allo 0,35% farà risparmiare il Tesoro tedesco anche per i prossimi 10 anni. Ma Dietmar Hornung, Associate Managing Director di Moody’s, sottolinea come il QE abbia beneficiato di più i Paesi con basso rating ed elevato spread come l’Italia e meno i Paesi come la Germania. E i fattori ordinari? Il debito/Pil tedesco è così calato: 1) crescita del Pil nominale (orbita attorno ai 3.000 miliardi), un sano mix di crescita reale e inflazione, attorno al 3,5% dal 2010; 2) spesa per interessi sul debito scesa dal 2,7% del Pil nel 2007 (67 miliardi) all’1,3% del 2016 (41 miliardi); 3) avanzo primario del 2% dal 2011.

Non c’è magia, ma «l’effetto valanga» che accelera il calo
Le bacchette magiche non esistono. Il debito/Pil tedesco è sceso per gli stessi identici motivi per i quali anche il debito/Pil italiano può e deve calare. Giacomo Barisone, responsabile Public Finance a Scope Rating che assegna alla Germania “AAA” e all’Italia “A-” così lo spiega: «Nel periodo 2011-17, la riduzione di 16 punti si scompone in 11,4 punti dovuti all’avanzo primario di bilancio, e 6,6 punti dovuti al cosiddetto “snowball effect”, per cui il governo beneficia di tassi di crescita del Pil nominale superiori ai tassi d’interesse. L’ulteriore differenza tra i 16 punti percentuali raggiunti e i 18 dovuti ai due effetti appena menzionati, è attribuibile a un aggiustamento di 2 punti avvenuto nel 2012».

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