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Germania, incognita costi sulla transizione dal gas (russo e non)

Berlino (che importa circa il 70% delle risorse energetiche) ambisce alla «neutralità climatica» per il 2045. Obiettivo che la guerra rende difficile

di Isabella Bufacchi

Scholz in missione in Africa: lavorare per "mondo multilaterale"

3' di lettura

«L’idrogeno è il nuovo gas». Il cancelliere Olaf Scholz è noto per il suo stile minimalista. Il socialdemocratico a capo della coalizione semaforo si è proiettato verso un futuro alimentato dall’idrogeno alla conferenza stampa a Tokyo con il primo ministro giapponese Fumio Kishida, a conclusione di una visita a fine aprile. Il Giappone è all’avanguardia nella ricerca sull’idrogeno e Scholz, nel suo breve viaggio, ha visitato la Chiyoda corporation a Yokohama, famosa per aver ideato una tecnica per trasportare l’idrogeno attraverso gli oceani. Il Giappone intanto importa idrogeno “marrone” dall’Australia, congelato a meno 253 gradi.

I costi

Scholz sa bene che il futuro in chiave di idrogeno verde, blu e grigio è ancora un miraggio: la Germania non è in grado di generare idrogeno verde (prodotto da elettricità rinnovabile, cioè dal vento e dal sole) per soddisfare il suo crescente fabbisogno. Questo combustibile, che andrà in parte a sostituire il gas - gas russo e non - dovrà essere quasi del tutto importato in Germania. Trasportarlo in maniera efficiente, semplice e non pericolosa è assai difficile. Ma per Berlino la grande preoccupazione è un’altra: contenere i costi. È questa la vera grande scommessa sull’idrogeno verde.

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Neutralità climatica entro il 2045

La Germania ambisce a una neutralità climatica per il 2045, ad abbandonare il carbone nel 2030 e il nucleare quest’anno. Questi ambiziosi obiettivi (oltre il 70% della domanda primaria di energia dipende dai combustibili fossili) erano alla portata prima dello scoppio della guerra in Ucraina perché contavano sulle importazioni dell’energia russa a basso costo. Con un Pil da 3.800 miliardi e una popolazione vicina agli 84 milioni, la Germania deve importare circa il 70% delle sue risorse energetiche.

Import (ma a prezzi contenuti)

E per salvaguardare la competitività delle imprese che dipendono dall’energia importata (dalla chimica all’acciaio, dai vetri alle auto) la Germania ha bisogno di questo import a prezzi contenuti, spiega Christian Schulz, economista per la Germania di Citi a Francoforte, interpellato dal Sole 24 Ore. E ammonisce: importare energia a prezzi non competitivi rischia di far scattare la delocalizzazione, le imprese tedesche lasceranno il loro Paese per insediarsi dove c’è energia a basso costo. Fare a meno di gas, carbone e petrolio russo renderà in automatico la transizione verde più costosa. Per questo è già scattata in Germania la corsa contro il tempo per diversificare e aumentare fonti alternative di import a buon mercato di idrogeno verde e blu e per sviluppare un’infrastruttura di trasporto ad hoc che ora non c’è (una rete di gasdotti e speciali camion-cisterna).

Il tour energetico di Berlino

Ecco spiegata la girandola di viaggi nelle ultime settimane di Scholz e del ministro dell’Economia e del Clima, il verde Robert Habeck, per rilanciare vecchi accordi e firmarne di nuovi. Scholz è andato in Senegal, Nigeria e Sud Africa, con l’idrogeno verde in cima ai colloqui. Habeck ha siglato di recente accordi di cooperazione e di fornitura negli Emirati Arabi Uniti sull’idrogeno verde e sull’ammoniaca blu: le prime consegne, a “costi convenienti” dovrebbero partire già da quest’anno. Un altro viaggio incentrato sull’idrogeno è stato messo a segno da Habeck in Qatar. Ma gli esperti del settore sono scettici: le forniture di idrogeno verde da Medio Oriente, Africa, Norvegia, Cile, Giappone potrebbero non bastare per soddisfare la domanda per il 2030.

L’infrastruttura che manca

Anche per l’infrastruttura la strada è lunga. L’idrogeno verde liquefatto è al palo perché la Germania non ha neppure i gasdotti necessari per il gas naturale liquefatto (GNL). Habeck ha assicurato che Berlino sta accelerando su questi fronti: «Stiamo portando avanti lo sviluppo di energie rinnovabili e l’aumento dell’idrogeno con grande determinazione e velocità - ha detto -. Una transizione energetica accelerata è il punto di riferimento per un approvvigionamento energetico economico, indipendente e sicuro. Per la transizione e per liberarci dalla nostra dipendenza unilaterale dalla Russia anche per il gas, avremo bisogno di gas naturale liquefatto proveniente da altre regioni del mondo, con un’infrastruttura adeguata, con terminali galleggianti. Il prossimo passo sarà l’infrastruttura per importare idrogeno e ammoniaca. È già allo studio».

La Germania ripone altre grandi aspettative sull’innovazione d’avanguardia, fiore all’occhiello della sua ingegneria. Habeck, nel viaggio in Medio Oriente, è stato accompagnato dagli scienziati di Hydrogenious LOHC Technologies GmbH, una start-up fondata nel 2013 da Daniel Teichmann: quando ancora studente di PhD alla Friedrich-Alexander-University Erlangen-Nürnberg, ha inventato un metodo per trasportare l’idrogeno verde trasformato in liquido non infiammabile, su camion cisterna che possono distribuirlo come fosse petrolio. Hydrogenious ha già attratto capitali da AP Ventures, Royal Vopak, Winkelmann Group, Mitsubishi, Covestro, JERA Americas, Temasek, Hyundai.

Riproduzione riservata ©

  • Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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