imbarazzo per la leader weidel

Germania, l’estrema destra Afd nel mirino per finanziamenti illeciti

di Alb.Ma.


Germania, l'Afd entra in Parlamento: si tornerà a fare rumore

2' di lettura

Una donazione di 130mila euro da «un’azienda farmaceutica svizzera», destinata alla campagna elettorale del 2017 e diluita in tranche da 9mila franchi svizzeri fra luglio e settembre dell’anno scorso. È la somma che sta facendo traballare la leadership di Alice Weidel, candidata alla cancelleria nel 2017 per il partito di ultradestra Alternative für Deutschland. Weidel, ai vertici dell’Afd insieme al professore universitario Alexander Gauland, avrebbe scoperto della donazione solo a settembre 2017. Il finanziamento è stato poi rimborsato, scrivono i media tedeschi, ma solo nell’aprile 2018 e per un valore inferiore di 6mila euro alla cifra ricevuta.

L’Afd non è nuova a scandali sulle origini (e la forma) dei fondi incassati per la propria attività politica. Fra i casi che hanno fatto più clamore c’è quello di Extrablatt, una rivista di propaganda collegata all’Afd ma foraggiata da un’associazione esterna, la Der Verein zur Erhaltung der Rechtsstaatlichkeit und bürgerlichen Freiheiten («associazione per la preservazione dello Stato di diritto e delle libertà civili»). I quotidiani locali hanno stimato un costo totale di circa 1 milione di euro, ai fronte dei soli 2,3 milioni raccolti dalla Afd nel vivo della campagna elettorale.

Perché i finanziamenti svizzeri sono illegali
Se confermata, la donazione di 130mila euro violerebbe le regole che disciplinano i finanziamenti ai partiti politici in Germania. In primo luogo le donazioni sono consentite solo a cittadini tedeschi, anche quando risiedono all’estero, alla condizione che restino nel perimetro della Ue. Al momento non è chiaro se l’azienda svizzera in questione sia gestita da un connazionale, ma la provenienza è sicuramente extraeuropea. In secondo luogo, i criteri di trasparenza del Bundestag impongono di informare immediatamente le autorità quando la donazione supera i 50mila euro. La scelta di “rateizzare” la donazione in transazioni da 9mila franchi sembra fatta apposta per aggirare il regolamento, arrivando quasi a triplicare l’importo senza passare per gli obblighi di disclosure osservati dal parlamento tedesco. In caso di colpevolezza, l’Afd dovrebbe sobbarcarsi una multa salata: il risarcimento deve essere pari ad almeno tre volte la cifra percepita, uno schiaffo importante per le casse e l’immagine della forza che cerca di erodere a destra i consensi della Grande coalizione tedesca.

La sinistra: si dimetta. Ma anche il partito la contesta
Il centrosinistra è partito all’attacco, chiedendo le dimissioni di Weidel. L’esponente dei socialdemocratici Johannes Kahrs ha chiesto al Bundestag di avviare un’indagine sui fatti, paventando un passo indietro di Weidel di fronte a prove sull’accaduto. Ma i dubbi sul comportamento di Weidel traspaiono anche dai vertici del suo stesso partito, reduce da buoni ritmi di crescita nelle ultime elezioni regionali. Ralf Özkara, coportavoce nazionale del movimento, ha dichiarato che «bisognerà fare chiarezza», senza escludere l’estromissione di Weidel. La diretta interessata si difende spiegando che la donazione avrebbe riguardato l’intero partito e non lei in prima persona. Una giustificazione che, ora, dà ragione ai suoi critici: al di là del beneficiario, il finanziamento scavalca la legge per provenienza e volumi complessivi. Weidel, classe 1979, è legata alla Svizzera anche per ragioni familiari: la sua compagna, la produttrice cinematografica Sarah Bossard, è cittadina elvetica. La coppia risiede a Biel (Canton Berna) insieme ai due figli.

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