la trattativa per il governo

Germania, l’Spd riapre il dialogo con Merkel

di Roberta Miraglia

Frank-Walter Steinmeier e Martin Schulz (Ansa/Ap)

3' di lettura

Alla fine la Spd di Martin Schulz potrebbe capitolare e trattare per offrire il sostegno a un governo di minoranza guidato da Angela Merkel. O persino l’ingresso in un nuovo esecutivo di Grande Coalizione, magari senza la cancelliera (sfida, quest’ultima, al limite dell’impossibile). Molti influenti esponenti del partito socialdemocratico si spingono ormai a dire di non «escludere alcuna opzione». In tal caso, Schulz potrebbe essere costretto a fare un passo indietro al congresso del partito in calendario il 7-9 dicembre. La retromarcia verrebbe innestata in nome del superiore bene del Paese e dell’Europa, nonostante il netto e reiterato rifiuto espresso prima e dopo il voto del 24 settembre di governare nuovamente con la Cdu-Csu della cancelliera.

Germania in crisi, flop accordo per governo

Ma dopo la brusca rottura dei negoziati per il governo Giamaica tra Cdu-Csu, liberali e Verdi, nelle ultime ore il pressing su Schulz è montato senza sosta e il principale sponsor di un ritorno al tavolo delle trattative è stato il compagno di partito Frank-Walter Steinmeier, eletto lo scorso marzo alla presidenza della Repubblica. Che fin dall’inizio della crisi, lunedì, aveva chiesto con forza ai partiti un atto di responsabilità invitandoli a tornare al tavolo dei negoziati fino a trovare un accordo che scongiuri uno scioccante ritorno alle urne, inedito clamoroso nella storia tedesca del Dopoguerra per quanto non inviso alla

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maggioranza degli elettori, stando ad alcuni recenti sondaggi.

Ieri a palazzo Bellevue, la residenza del presidente, nel cuore di Berlino, Schulz ha incontrato Steinmeier. Un faccia a faccia durato settanta minuti, dal quale dipenderà l’esito della crisi. All’uscita nessuna dichiarazione ai giornalisti in attesa. Schulz si è infilato in auto per recarsi alla Willy Brandt Haus, la sede del parito dove lo aspettava un difficile confronto durato diverse ore. Secondo l’agenzia di stampa tedesca Dpa, la riunione ha confermato che sarebbe «pensabile» che i socialdemocratici si dichiarino pronti a dei colloqui «dal risultato aperto» con gli altri partiti per il governo.

Nella formazione uscita dal voto di settembre con il peggior risultato della sua storia - il 20,5% dei consensi in calo del 5,2% rispetto al 2013 - il dibattito in queste ore è assai acceso. Molti esponenti non condividono più la linea di Schulz e sull’ex presidente del Parlamento europeo ci sarebbero perfino pressioni perché si faccia da parte, aprendo in tal modo la strada a un nuovo esecutivo di Grosse Koalition (GroKo).

Per ora nulla è stato deciso. Di sicuro ci sono dichiarazioni esplicite come quella di Stephan Weil, il potente premier della Bassa Sassonia: «I governi di minoranza sono fragili». Concetto più volte espresso dalla stessa Merkel in questi giorni di alta tensione. Weil ha invocato la responsabilità di Berlino nei confronti della Ue: «La posta in gioco è alta - ha dichiarato - perché coinvolge la stabilità di un membro importante dell’Unione. L’Europa aspetta una Germania in grado di agire e di rispondere alle questioni sollevate dal presidente francese Emmanuel Macron». Un’altra esponente del partito, Manuela Schwesig, ha ribadito ieri pomeriggio che «ci saranno discussioni intense perché siamo consapevoli della nostra responsabilità».

Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, Schulz non avrebbe offerto al presidente Steinmeier di trattare per una nuova GroKo (la terza consecutiva) bensì l’appoggio a un governo di minoranza. Per questo sul suo futuro al timone del secondo partito tedesco si proiettano ombre. Mentre la sinistra della formazione preme affinché non si torni al governo addossando proprio alla Grande Coalizione la colpa dell’insuccesso elettorale, altre anime del partito vanno nella direzione opposta.

Johannes Kahrs, per esempio, autorevole esponente del gruppo dei “conservatori” Spd, in un’intervista ha ammesso che un’altra alleanza con Merkel potrebbe essere tra le soluzioni della crisi, al pari di un governo di minoranza o di nuove elezioni. Ma ha aggiunto: «Adesso dobbiamo parlare dei contenuti che ci sono cari, come la riforma delle pensioni, la sanità universale, migliori salari per il personale sanitario. E poi vedere cosa possiamo ottenere, con chi e in che forma che sia in una Grande Coalizione o in un governo di minoranza». Qualunque cosa avvenga, ha affermato, il processo «dovrà essere aperto e trasparente». Durante la campagna elettorale, è vero, l’Spd aveva escluso con forza un ritorno al governo insieme ai cristiano-democratici tuttavia, ha sottolineato Kahrs, «una democrazia richiede compromessi» e i partiti devono dialogare. Del resto, ha concluso, «non possiamo pensare di tornare a votare fino a che il risultato non ci soddisferà».

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