l’Inchiesta

Germania, il matrimonio difficile fra Cdu e Verdi

di Isabella Bufacchi


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(EPA/SASCHA STEINBACH)

4' di lettura

Non passa giorno in Germania senza la pubblicazione di un sondaggio sulla politica. In questa maniacale inflazione di percentuali, una delle più recenti misurazioni degli umori dell’elettorato tedesco va oltre il sali-e-scendi dei partiti ed entra nel merito delle questioni aperte, dando la chiave di lettura al recente crollo di Cdu-Csu e Spd nella traballante Grande Coalizione dal marzo 2018. Per gli elettori intervistati da Forschungsgruppe Wahlen, immigrazione e rifugiati, che nel 2016 hanno toccato il picco del 90% come problema numero uno e che lo sono rimasti fino a metà del 2018, sono calati ora a poco più del 25% (valore del 2014) mentre ambiente e clima, che dalle elezioni del 2013 si posizionavano senza slanci tra l’1% e il 10%, quest’anno sono saliti sopra il 40% diventando la prima preoccupazione, e con distacco su pensioni, diseguaglianza, disoccupazione.

L’ipotesi di una coalizione fra Cdu e Verdi
Questa radicale trasformazione dell’elettorato al momento si riflette su altri sondaggi: Cdu-Csu calati pesantemente attorno al 25-26% dei consensi, un livello dove ancora primeggiano ma dove li hanno raggiunti i Bündnis 90/Die Grünen; e l’Spd al 13% in imbarazzante compagnia del partito di estrema destra Afd. Guardando avanti, se i sondaggi dovessero trasformarsi in realtà, e se la Germania nella primavera del 2020 dovesse tornare alle urne per una crisi di governo innescata dall’Spd a fine 2019 dopo tre elezioni regionali nella ex-germania dell’Est, a guidare il Paese sarebbe con grande probabilità una coalizione senza precedenti a livello federale, nero-verde, Cdu-Csu e Die Grünen.

Le due forze politiche hanno già sperimentato il governo congiunto a livello regionale, in Assia e Baden-Württemberg, ma è sul campo minato federale che si governa il futuro del Paese e dove il terreno si fa più scivoloso. Un altro sondaggio tra l’altro fomenta l’instabilità politica: Robert Habeck, il leader dei Verdi, è al momento il politico più popolare dopo Angela Merkel, mentre la nuova leader della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer è la meno popolare di tutti, al punto che potrebbe essere scalzata, in vista delle prossime elezioni, da Ralph Brinkhaus, capogruppo in Parlamento e in ascesa come peso nel partito, o da Friedrich Merz.

Il (difficile) compromesso fra i due
L’ufficio studi di Deutsche bank, in un rapporto visionario sulla coalizione nero-verde dal titolo “compromessi dolorosi cercasi”, mette a fuoco quali sono al momento le posizioni e le politiche di Cdu/Csu e Verdi su tutte le grandi tematiche: tassazione, sociale, Europa, difesa, migrazione e naturalmente il più attuale di tutti, clima ed energia. In un governo nero-verde la ricerca del compromesso sarebbe difficile. Non solo perchè in alcuni casi, come su difesa ed Europa, i due partiti sono agli antipodi, ma perché ai cambiamenti epocali che scuotono la Germania (dalla digitalizzazione alla difesa dell’ambiente, dai flussi migratori all’invecchiamento della popolazione) non esistono soluzioni facili né bacchette magiche: sono sfide che vanno affrontate con governi forti e non litigiosi, e da politici che accantonino per una volta la ricerca maniacale (come per i sondaggi) dell’ultimo voto.

Su tasse e welfare, Cdu/Csu e Grünen hanno poco in comune. I Verdi, davanti alla parola tassazione e spesa sociale, mettono la parola “giustizia”: ridistribuzione, risorse a famiglie con figli, digital tax. Cdu-Csu sognano invece di tagliare le tasse societarie (attorno al 30% tra le più alte in Europa) e abolire la tassa di solidarietà (introdotta per la riunificazione e ora ridotta a scaglioni). I Verdi, mette in rilievo lo studio DB, hanno proposto la creazione di un Fondo per il Clima da 100 miliardi, Cdu-Csu potrebbero assecondare l’idea ma per un importo ben più piccolo. Un accordo tra i due potrebbe essere possibile sul taglio delle tasse per Pmi e famiglie mentre sull’introduzione di una tassa sui grandi patrimoni si andrebbe allo scontro. In quanto al sociale, tra sistema pensionistico, sanità, sussidi di disoccupazione e Hartz IV, una revisione e un ammodernamento sono necessari: vanno decise le priorità, in base al peso dei due partiti in Parlamento.

Si fa presto a dire Europa
I due schieramenti sono entrambi pro-Europa e pro-euro ma nei dettagli sono agli antipodi. Verdi accelerano mentre Cdu-Csu frenano su Edis, eurobudget, ministro europeo delle finanze. I Verdi sono più vicini all’Agenda Macron, ma sanno anche che gli elettori tedeschi sono molto europeisti ma non favorevoli alla condivisione dei rischi prima della riduzione degli stessi. I Verdi in estrema sintesi sono contro l’aumento della spesa militare, Cdu/Csu sono a favore, verso il 2% del Pil. Il budget presentato dal socialdemocratico ministro delle finanze Olaf Scholz riduce tuttavia la spesa per la difesa (dall’1,36% del Pil atteso quest’anno all’1,2% fino al 2023). Per contro Cdu/Csu e Verdi si trovano d’accordo sul potenziamento della difesa su scala europea.

I Verdi nel loro manifesto elettorale europeo sono stati molto aperti sulle politiche per l’immigrazione, l’asilo politico per i rifugiati e il ricongiungimento familiare. Resta da vedere cosa farebbero effettivamente al governo. Cdu/Csu non intendono dare altro spazio a Afd che è cresciuto fomentando la paura contro gli immigrati e che alle elezioni in Sassonia, stando agli ultimi sondaggi, potrebbe arrivare al 25% come la Cdu. Questo sarà il vero campo minato. La Germania ha sottoscritto l’accordo di Parigi per ridurre le emissioni dell’80%-95% dal 1990 entro il 2050. Il tasso di riduzione tra il 1990 e il 2018 è stato dell'1,3% annuo, per centrare l’obiettivo Deutsche Bank calcola dovrà salire al 3,8%. L'obiettivo è ambizioso e costoso, va finanziato con la spesa pubblica, i sussidi ma anche con i sacrifici dei cittadini e delle imprese su riscaldamento, mobilità ed elettricità. Un governo nero-verde alle strette.

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