il Pil in europa

Eurozona in crescita dello 0,2% Germania e Italia in coda

Nel terzo trimestre la Zona euro mantiene il ritmo di espansione fatto registrare tra aprile e giugno. Per Italia e Germania incremento dello 0,1% mentre continua la corsa di Polonia e Ungheria


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La linea di produzione per auto elettriche della Volkswagen, nello stabilimento di Zwickau in Germania

3' di lettura

La crescita del Pil nell’Eurozona è stata dello 0,2% nel terzo trimestre rispetto al trimestre precedente secondo la stima flash di Eurostat e dell’1,2% su base annua destagionalizzata. Nella Ue a 28 la crescita è stimata dello 0,3% sul trimestre e dell’1,3% sull'anno. Il dato per
l’Italia, così come per la Germania, è dello 0,1 per cento, il più basso
dell’Unione. Continua invece la corsa sostenuta di Polonia (+1,3%) e
l’Ungheria (+1,1%). L’espansione dell’Eurozona era stata dello 0,2% nel secondo trimestre (+1,2% annuo). Lo stesso incremento si era registrato nell’Unione europea 28 (+1,4% annuo). Eurostat aggiunge anche la stima di crescita del Pil Usa nel terzo trimestre: +0,5% sul trimestre precedente e +2% sull'anno (da +2,3%).

Ma la Germania evita la recessione
Con una ripresa inattesa, l’economia tedesca è riuscita a evitare la recessione: nel terzo trimestre i consumi privati hanno sostenuto la maggiore economia d’Europa facendo crescere il Pil dello 0,1% rispetto al periodo precedente. Il secondo trimestre si era chiuso con un calo dello 0,2% (rivisto al ribasso rispetto al -0,1% stimato in precedenza). Per il governo di Berlino si tratta comunque di «numeri ancora troppo deboli».

I dati preliminari, diffusi dall’Ufficio federale di statistica, indicano dunque una performance superiore alle previsioni degli analisti che attendevano un ulteriore contrazione e quindi la recessione tecnica (il panel dell’agenzia Reuters aveva previsto un -0,1% congiunturale e un +0,5% tendenziale).

Tra luglio e settembre il prodotto interno lordo tedesco è invece cresciuto dello 0,5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno passato, dopo aver fatto registrare, sempre su base annua, un’espansione dello 0,3% tra aprile e giugno.

Tengono consumi privati, costruzioni ed export
La spesa delle famiglie è stata superiore rispetto al secondo trimestre e anche la spesa pubblica è aumentata, come hanno spiegato gli esperti dell’Ufficio statistico, aggiungendo anche l’edilizia tra i comparti che hanno favorito l’incremento, seppure leggero, del Pil. Mentre le esportazioni sono aumentate, le importazioni sono rimaste quasi stabili sui livelli del trimestre precedente, suggerendo dunque anche un impatto netto positivo degli scambi commerciali sull’economia tedesca.

«Non abbiamo una recessione tecnica, ma i numeri sulla crescita sono ancora troppo deboli», ha detto il ministro dell’Economia, Peter Altmaier. Il timido risveglio del terzo trimestre non può cancellare il periodo molto difficile per l’economia tedesca che da motore di crescita dell’Area euro è diventata una fonte di debolezza. Il sommarsi delle tensioni commerciali, la domanda globale più debole e le turbolenze nel settore automobilistico hanno portato al peggior crollo della produzione dell’ultimo decennio. Generando preoccupazione in tutti i Paesi, come l’Italia, le cui imprese sono legate alla filiera produttiva dell’industria tedesca.

Ci sono stati segnali contrastanti nelle scorse settimane sulle prospettive dell’economia tedesca ma per alcuni analisti la Germania potrebbe essere vicina a superare la fase peggiore della sua recessione. La fiducia delle imprese sembra essersi stabilizzata e la fiducia degli investitori sui prossimi mesi sta migliorando. La maggior parte degli indicatori chiave è tuttavia ancora ai minimi da anni e l’economia dovrebbe far registrare una crescita inferiore all’1% nel 2019 e nel 2020.

Le difficoltà del Giappone
L’economia giapponese è cresciuta dello 0,1% nel terzo trimestre, meno delle previsioni degli analisti e in rallentamento rispetto allo 0,4% dei tre mesi precedenti. Il Pil del Giappone è stato condizionato negativamente dalla frenata dell’export sulla scia delle tensioni commerciali tra Cina e Usa, principali partner di riferimento delle Made in Japan. Su base annua l’economia nipponica è progredita dello 0,2 per cento.

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