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Germania: produzione giù per il quarto mese, rischio recessione

di G.Me.


Effetto Germania per il crollo della produzione industriale italiana

2' di lettura

L’industria tedesca continua a frenare più del previsto, una brutta notizia per l’Italia e l’Europa intera. A dicembre, secondo l’Ufficio federale di statistica, la produzione è infatti diminuita dello 0,4% rispetto al mese precedente. Si tratta del quarto mese consecutivo di flessione. Le previsioni medie degli analisti interpellati da Reuters indicavano invece un +0,7 per cento. Su base annuale la produzione industriale è diminuita del 3,9 per cento.

Il settore che ha accusato il calo maggiore è quello delle costruzioni, la cui attività è diminuita del 4 per cento. Tiene invece l’industria manifatturiera, in lieve rialzo. Il ministero dell’Economia sottolinea che la produzione dell’industria dell’auto, alle prese con i nuovi e più stringenti standard europei sulle emissioni dei motori diesel, è rimbalzata in dicembre (+7%) dopo il calo di novembre. Al netto di costruzioni ed energia, a dicembre la produzione industriale è cresciuta dello 0,2 per cento.

L’istituto di statistica non ha ancora diffuso le cifre relative all’andamento del Pil nell’ultimo trimestre dell’anno mentre per l’intero 2018 è cresciuto dell’1,5 per cento. Dopo la flessione del terzo trimestre (-0,2%), un calo anche alla fine dell’anno porterebbe la Germania in recessione tecnica, al pari dell’Italia. Il governo ha però anticipato che ciò non dovrebbe accadere.

Il momento difficile dell’industria tedesca rischia di protrarsi in questo inizio di 2019, come dimostra il calo degli ordini a dicembre (-1,6%), il più forte da 6 mesi. A fine gennaio il governo ha praticamente dimezzato le sue previsioni di crescita del Pil per il 2019, tagliandole dall’1,8 all’1 per cento. L’associazione delle Camere di commercio prevede un +0,9 per cento. Anche l’indice dei direttori acquisti di gennaio conferma il quadro congiunturale debole: per la prima volta da 4 anni è sceso sotto i 50 punti, il livello che separa la crescita dalla contrazione. Secondo gli economisti di Deutsche Bank, il Pil tedesco potrebbe scendere nel primo trimestre del 2019.

L’unica componente che continua a crescere è quella dei consumi, a conferma di un ribilanciamento dell’economia tedesca dalla domanda internazionale a quella interna. L’export invece sta subendo gli effetti delle tensioni commerciali internazionali, a partire da quelle tra Stati Uniti e Cina.

Se la Germania frena, l’Italia si ferma. Le due economie sono infatti profondamente integrate, con un interscambio previsto nel 2018 intorno a 130 miliardi di euro (circa 70 miliardi di export tedesco e 60 miliardi di export italiano). La differenza a sfavore dell’Italia sta nel fatto che nel nostro Paese la domanda interna è più debole, tanto che l’economia è già entrata in recessione tecnica. Il governo italiano continua a prevedere per il 2019 una crescita del Pil dell’1% (fino a inizio dicembre prevedeva +1,5%), ma tutti i maggiori istituti di analisi propendono per un dato dello 0,5-0,6%, nella migliore delle ipotesi.

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