La lettera a Berlino

Germania sotto procedura Ue per violazione dei poteri della Corte di giustizia

Nel maggio del 2020, la Corte costituzionale tedesca aveva chiesto alla Banca centrale europea di giustificare i suoi acquisti di debito sui mercati, nonostante la Corte europea di Giustizia li avesse già autorizzati fin dal 2018

dal nostro corrispondente Beda Romano

Francoforte, sede della Banca centrale europea (foto Ap)

2' di lettura

BRUXELLES - La Commissione europea ha annunciato mercoledì 9 giugno l'apertura di una procedura di infrazione contro la Germania sulla scia di una sentenza nella quale la Corte costituzionale tedesca aveva messo in dubbio la preminenza del diritto comunitario sul diritto nazionale. Dietro alla scelta dell'esecutivo comunitario vi è il desiderio di evitare che la questione scoppiata l'anno scorso diventi un precedente tale da indebolire il quadro giuridico su cui poggia l'Unione europea.

Nel maggio del 2020, Karlsruhe aveva chiesto alla Banca centrale europea di giustificare i suoi acquisti di debito sui mercati, nonostante la Corte europea di Giustizia li avesse già autorizzati fin dal 2018. La Corte costituzionale tedesca aveva spiegato che ai suoi occhi la sentenza della magistratura comunitaria era da ritenersi ultra vires, in altre parole che andasse oltre la sua competenza (si veda Il Sole/24 Ore del 6 maggio 2020). La vicenda aveva provocato ai tempi grande clamore. Anche se nel frattempo è stata trovata una soluzione politica alla vicenda, peraltro favorevole alle istituzioni europee, secondo Bruxelles la sentenza della Corte costituzionale tedesca costituisce «un precedente serio, sia per il futuro lavoro della stessa Corte costituzionale tedesca, sia per le corti supreme e costituzionali e i tribunali di altri Stati membri» perché mette in dubbio «i principi di autonomia, primato, efficacia e applicazione uniforme del diritto dell’Unione europea».

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In buona sostanza, in una lettera di messa in mora la Commissione europea spiega come la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe abbia violato l'articolo 267 dei Trattati. Quest'ultimo articolo precisa che «la Corte di giustizia dell’Unione europea è competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale: a) sull’interpretazione dei trattati; b) sulla validità e l’interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione».

Il portavoce comunitario Christian Wigand ha ricordato che le sentenze della Corte europea di Giustizia sono «vincolanti per le magistrature nazionali» e che «il diritto comunitario è il fondamento stesso dell'Unione europea». Quando la vicenda scoppiò, un anno fa, alcuni governi euroscettici salutarono la scelta di Karlsruhe. Il premier polacco Mateusz Morawiecki aveva definito la decisione tedesca «una delle sentenze più importanti nella storia dell’Unione europea».

La paura del precedente ha certamente indotto Bruxelles ad aprire una procedura di infrazione. Non è chiaro tuttavia come il governo federale potrà risolvere la questione senza mettere in dubbio la stessa indipendenza della Corte costituzionale tedesca. «La preminenza del diritto comunitario deve essere rispettata», ha ribadito il portavoce Wigand, ricordando che casi non dissimili (ma meno clamorosi) hanno riguardato in passato anche la Francia, l'Italia e la Spagna.

Dopo la sentenza del maggio dell'anno scorso, il governo e il parlamento federali avevano trasmesso a Karlsruhe la posizione delle autorità monetarie sugli acquisti di debito effettuati dalla Bundesbank e dalla Banca centrale europea. Alcuni ricorrenti hanno considerato le giustificazioni insufficienti, tanto da fare nuovamente ricorso dinanzi alla Corte costituzionale. Quest'ultima, nelle scorse settimane, ha respinto il ricorso, non ritenendo le spiegazioni «inadeguate o totalmente insufficienti».


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