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Germania in stallo, ci prova Scholz: le tappe per l’elezione del cancelliere

Il capo del governo non viene eletto per via diretta, ma da un voto segreto del Bundestag. Ecco come funziona (e perché serve una coalizione)

di Alberto Magnani

Voto in Germania, come si elegge il nuovo cancelliere

4' di lettura

Le elezioni federali del 26 settembre, in Germania, hanno sancito il sorpasso dei Socialdemocratici sulla Cdu, una crescita dei Verdi meno impetuosa rispetto alle attese e la buona performance dei Liberali (leggi i risultati). Ad aprirsi, ora, sono le trattative per una coalizione che faccia sintesi fra le forze in campo ed esprima il cancelliere destinato a succedere ad Angela Merkel. Già, ma come avviene il processo? E cosa ci si può aspettare?

I «Kanzlerkandidaten» e il ruolo delle coalizioni

Il cancelliere, il capo del governo tedesco, non viene eletto direttamente, ma dal parlamento che si forma dopo il voto. Il processo che porta alla nomina può richiedere settimane, o mesi, perché dipende dagli equilibri politici che si creano durante e dopo le urne.

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Facciamo un passo indietro. Nel corso della campagna elettorale i partiti indicano la figura che vorrebbero proporre per la carica, di fatto identificando il voto per il partito con quello a un possibile cancelliere (il Kanzlerkandidat): è il caso di Olaf Scholz per i Socialdemocratici, di Armin Laschet per la Cdu o di Annalena Baerbock per i Verdi.

A urne chiuse, i partiti che incassano più voti danno il via a trattative per formare una coalizione di maggioranza, che a sua volta dovrà convergere sul nome di un candidato unico. Negli ultimi mandati aveva prevalso la formula già rodata della Große Koalition centrista fra il tandem Cdu-Csu e i socialdemocratici, a sostegno di un governo dove lo stesso Scholz ricopriva l’incarico di vice-cancelliere e ministro delle Finanze. Nel dopo voto del 2021 la partita si è appena aperta, con diversi scenari sul tavolo (vedi sotto).

In linea teorica sarebbe possibile che la maggioranza venisse rappresentata anche da un singolo partito, ma è difficile che una forza riesca a incassare un numero di seggi sufficiente. La stessa composizione numerica del Bundestag di 598 seggi può variare e crescere in base ai risultati dei partiti nella componente proporzionale del voto .

Quali sono le intese possibili?

Sul piatto sembrano esserci soprattutto due ipotesi di coalizione, ventilate già alla vigilia del voto. La prima, a favore di Scholz, è la cosiddetta coalizione «semaforo», soprannominata così per la combinazione fra il rosso dei Socialdemocratici (forti del 25,7% dei consensi), il Verde dei Grünen (14,8%) e il giallo del Freie Demokratische Partei, il partito liberal democratico (11,5%).

La seconda, a sostegno di Laschet, sarebbe la coalizione «Giamaica» fra la Cdu, reduce dal 24,1% dei consensi, e ancora Verdi e Liberali. Scholz parte avvantaggiato dal risultato delle urne e ha già rivendicato il ruolo, ma Laschet è disposto a mettersi in gioco e tentare la via di un’intesa sbilanciata più al centro. Pur nella condizione, più vulnerabile, di «secondo classificato» nello scontro diretto con il suo avversario principale.

Un endorsement di peso alla candidatura di Scholz è arrivato da quello che dovrebbe essere, in teoria, l’alleato più stretto di Laschet: Markus Söder, ministro presidente della Baviera e leader della Csu, il partito-gemello della Cdu. In una conferenza stampa, Söder si è congratulato con Scholz per il successo e invitato i suoi avversari a «rispettare il risultato elettorale». Una stoccata allo stesso Laschet, nel vivo di una crisi che fa già parlare di una sua sostituzione alla testa dell’unione cristiano-democratica.

Le trattative post voto sono imprevedibili e non si possono escludere formule diverse, incluso un ritorno alla Große Koalition che potrebbe creare più di uno scontento: fra i segnali emersi con più nitidezza dal voto c’è l’insofferenza dell’elettorato per la Cdu al governo, con riserve verso la figura di Laschet che serpeggiano anche nel partito gemello radicato in Baviera (la Csu).

Chi farà da ago della bilancia?

L’ago della bilancia diventano i Verdi e, soprattutto, i Liberali. I Die Grünen hanno dovuto ridimensionare le proprie aspettative, dopo che i sondaggi di qualche mese fa erano arrivati a proiettarli fino a picchi di oltre il 25%, ma ottengono comunque quasi il 15% dei consensi e possono decidere la sorte di una coalizione.

Anche i liberali si fermano sotto le attese, sia pure in maniera meno drastica, ma centrano un bottino di voti (11,5%) che garantisce una forza negoziale inedita. In caso di una coalizione con Socialisti e Verdi, il partito potrebbe intestarsi le posizioni più «di destra» in politica economica e arginare la spinta dei partner di coalizione, soprattutto su temi sensibili per l’industria come la transizione ecologica.

E quando si forma una coalizione, che succede?

La coalizione che si è formata individua il candidato che dovrà passare per il via libera del Bundestag, chiamato a riunirsi entro un mese dalle elezioni. Il presidente della Germania, carica ricoperta attualmente da Frank-Walter Steinmeier, presenta la figura prescelta al Parlamento e lo sottopone al voto segreto dei suoi membri.

Il candidato deve ottenere la maggioranza di tutti i membri del Bundestag e non solo di quelli presenti al momento dello scrutinio, la cosiddetta Kanzlermehrheit. Se la candidatura fallisce, si può tentare la via di altre coalizioni. È la speranza di un candidato come Laschet, uscito sconfitto nel confronto diretto con Scholz ma comunque in lizza per la carica con una maggioranza diversa alle spalle.

Il processo può richiedere una gestazione di mesi, nel corso dei quali è il o la cancelliera in carica a mantenere la carica. Angela Merkel ha incassato il via libera del Parlamento al suo ultimo mandato nel marzo del 2018, a 171 giorni dalle elezioni che si erano svolte nel settembre dell’anno prima, con l’ok di 364 membri del Bundestag su 709.

Una volta ottenuta l’approvazione del Parlamento, il futuro cancelliere riceve la nomina formale del presidente e torna al Bundestag per il giuramento.

Riproduzione riservata ©

  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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