CONTENZIOSO LEGALE DA 16 ANNI

Gerusalemme, la “guerra immobiliare” nella Città Vecchia tra cristiani ed ebrei

Il Patriarcato greco-ortodosso annuncia il pagamento di debiti per mezzo milione di euro. La mossa per bloccare il passaggio di due immobili vicini alla porta di Giaffa ad un'organizzazione ebraica nazionalista

di Carlo Marroni

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Una veduta della Città Vecchia di Gerusalemme (foto Ap)

Il Patriarcato greco-ortodosso annuncia il pagamento di debiti per mezzo milione di euro. La mossa per bloccare il passaggio di due immobili vicini alla porta di Giaffa ad un'organizzazione ebraica nazionalista


2' di lettura

Riparte la “guerra immobiliare” nella Città Vecchia di Gerusalemme, attorno a due importanti proprietà di fronte alla Porta di Giaffa, ingresso occidentale delle mura. Uno scontro che oppone la comunità greco-ortodossa e un'organizzazione ebraica nazionalista. Una novità è emersa in questo contenzioso infinito: il 14 novembre il Patriarcato greco-ortodosso ha annunciato di avere pagato l'equivalente di mezzo milione di euro (due milioni di shekel) per coprire i debiti dell'hotel Petra, nella città vecchia di Gerusalemme. Un modo per contrastare i piani di colonizzazione degli ebrei.

Beni venduti nel 2004 agli ebrei di Ateret Cohanim

Insomma, si riapre la partita che sembrava all'epilogo il giugno scorso, quando la Corte distrettuale di Gerusalemme aveva respinto in maniera definitiva l'istanza presentata dal Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme che chiedeva di annullare la vendita di tre proprietà immobiliari patriarcali all'organizzazione di coloni ebrei Ateret Cohanim. Una sentenza che sembrava chiudere definitivamente la battaglia legale sui beni immobili contesi che va avanti da 16 anni. Due dei tre edifici in questione, l'Hotel “Petra” e l'Hotel “Imperial”, si trovano a pochi metri dalla Porta di Giaffa, una delle entrate al quartiere cristiano della Città Vecchia di Gerusalemme (l'altra è la New Gate) e quella maggiormente usata dai turisti, perché vicina ai grandi alberghi e prossima al grande centro commerciale di lusso Mamilla.

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Un’operazione che ha provocato una crisi al vertice del patriarcato

La questione naturalmente va oltre il mero aspetto immobiliare. La vendita risale al 2004, e aveva provocato proteste molto dure dentro la comunità cristiana greco ortodossa, culminate con la deposizione del Patriarca Ireneo I da parte del Santo Sinodo con l'accusa di alienazione indebita di immobili del Patriarcato. Nell'agosto 2017 la Corte distrettuale di Gerusalemme aveva già respinto le iniziative legali con cui il Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme aveva tentato di far riconoscere come “illegali” e “non autorizzate” le acquisizioni dei tre immobili contesi da parte di Ateret Cohanim. Dopo quella sentenza, i Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme avevano firmato un documento congiunto in cui denunciavano il «tentativo sistematico per minare l'integrità della Città Santa» e «per indebolire la presenza cristiana in Terra Santa».

I timori degli ortodossi e dei palestinesi di una «colonizzazione»

Un progetto che, a giudizio dei Capi delle Chiese di Gerusalemme, si manifestava anche nelle «violazioni dello Status Quo» dei Luoghi Santi, il documento emanato dall'Impero Ottomano l'8 febbraio 1852 che regola i diritti di proprietà e di accesso delle comunità cristiane all'interno di santuari di Terra Santa.«La protezione della presenza cristiana a Gerusalemme non si fa con gli slogan, ma con azioni concrete» ha commentato il patriarca greco-ortodosso Theofilos III, che ha ribadito – come riferito l'informato Terrasanta.net – di voler «fare di tutto per salvare e difendere le sue proprietà presso la Porta di Giaffa e le proprietà della Chiesa in generale».

La questione è molto delicata: l'accusa da parte cristiana verso l'organizzazione israeliana è quella di voler in qualche modo colonizzare le parti della Città Vecchia di “competenza” cristiana, e quindi palestinese. Il patriarca Theofilos III ha dichiarato di voler proseguire la battaglia legale e al limite di non lasciare i locali agli attuali locatari che, tuttavia, negli anni passati, hanno accumulato enormi debiti.

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