green economy

Gestione dei rifiuti: negli Emirati raddoppio del business in 5 anni

di Roberta Miraglia


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4' di lettura

Iprogetti legati all’ambiente negli Emirati Arabi Uniti hanno un mercato potenziale stimato dal governo federale in 100 miliardi di dollari nel 2020. Con una quota importante e in rapida crescita nel settore dei rifiuti solidi urbani di cui gli Emirati sono tra i maggiori produttori pro-capite al mondo. Nel solo Emirato di Sharjah, pioniere nella raccolta differenziata, riciclo e trasformazione in energia dei rifiuti, l’economia “verde” varrà oltre 300 milioni di dollari tra due anni dagli attuali 260 milioni.

Le imprese straniere hanno fiutato il business in un’industria non ancora matura e grazie a esperienza ultra decennale e tecnologie d’avanguardia lavorano in joint venture con le aziende locali. Di recente la belga Besix, in consorzio con la svizzera Hitachi Zosen Inova, ha vinto un appalto municipale a Dubai per un impianto di riciclo che trasformerà a regime 5mila tonnellate di rifiuti soldi al giorno in energia. L’italiana Ambienthesis ha appena chiuso una partnership con Beeah, società ambientale di Sharjah.

Zero rifiuti in discarica

«Secondo la Banca mondiale, gli Emirati Arabi Uniti producono circa 2,2 chili di rifiuti solidi urbani a persona al giorno. La società ambientale leader, Beeah, raccoglie circa 3 milioni di tonnellate l’anno. È un settore in crescita veloce» dice Abdalla Alshamsi, console generale degli Eau a Milano. Lo sviluppo accelerato in corso negli Emirati (economico, urbano e demografico) produce molti “scarti” e ha posto sfide significative perché l’obiettivo finale è quello dell’agenda Vision 2021 secondo la quale il 75% di tutti i rifiuti degli Eau dovrebbe essere dirottato dalle discariche entro il 2021 e il 27% del fabbisogno energetico coperto da fonti pulite. «Per questo alle aziende italiane - spiega Alshamsi - si presentano molte opportunità. Un settore importante è l’e-waste di cui gli Eau producono circa 100mila tonnellate l’anno». Del resto, aggiunge, «la trasformazione dei rifiuti in energia è relativamente nuova per gli Emirati e dunque l’attività di gestione integrata dei rifiuti ha raggiunto un tasso di crescita annuale dell’8,5 per cento».

I player

Tanti i player presenti sul mercato, ricorda il diplomatico: «Dalle società governative, come Tadweer, e semi-governative come Beeah a quelle locali: Imdaad, Dulsco, Trashco, Tanzifco e Blue oltre alle aziende internazionali quali Averda, Suez, Veolia. Ma nonostante la folta presenza, un report di Frost&Sullivan prevede che il mercato potenziale dei rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi cinque anni». Ci saranno da gestire soprattutto i rifuti speciali. «Mentre finora i rifiuti nei Paesi del Golfo sono arrivati per lo più dal settore delle costruzioni - si legge nel report di Frost&Sullivan Research - oggi si assiste alla crescita impetuosa di rifiuti elettornici, scarti industriali pericolosi e materiali biomedicali per i quali c’è bisogno di trattamenti rispettosi dell’ambiente con capacità aggiuntive rispetto a quelle disponibili».

Gli investimenti

Per raggiungere gli obiettivi, fissati al 2021 e al 2030 (per lo zero waste) gli Emirati hanno bisogno di investire in strutture per il trattamento, in particolare di materiali speciali e rifiuti industriali. «La nostra azienda è stata creata nel 2007 per raggiungere gli obiettivi di crescita sostenibile che l’Emirato si è dato e i progressi sono stati rilevanti - dice il presidente di Beeah, Salim bin Mohamed Al Owais - in meno di un decennio abbiamo triplicato il tasso dei rifiuti che non vengono inviati in discarica e ora siamo al 76 per cento, la quota in questo momento pià alta in tutto il Medio Oriente che mette Sharjah sulla strada di raggiungere gli obiettivi scritti nel programma degli Eau “Vision 2021”». Questo processo è stato possibile, prosegue il manager, perché la società ha creato impianti specializzati per tipologia di rifiuti. Per esempio il sito che ricicla la plastica, uno dei più grandi nell’area; quello per penumatici, l’impianto per auto e metalli. In rampa di lancio ci sono siti per processare il legno, recuperare gli oli esausti e la plastica Pet. La società ha piani di espansione nei Paesi Mena: «Ora forniamo servizi anche ad alcuni siti di Dubai - riassume il presidente - abbiamo iniziato operazioni ad Abu Dhabi e aperto un ufficio a Riad e stiamo esplorando le opportunità in Oman e Bahrain».

Nuove leggi

«È un settore in fermento - conferma Gianpaolo Bruno, direttore dell’Ice a Dubai - la sensibilità per la gestione integrata dei rifiuti è in forte aumento anche se ancora un’alta percentuale di questi rifiuti finisce in discarica. A maggio di quest’anno il governo federale ha varato la prima legislazione tra tutti i Paesi del Golfo che dà forma all’ambizione di gestire fuori dalla discarica fino al 75% dei rifiuti solidi generati nel Paese». Le industrie sono state coinvolte nello sforzo con nuove direttive per la riduzione di alcune tipologie di rifiuti. «Gli italiani hanno molte competenze in questo campo - conclude Bruno - grazie a imprese che propongono soluzioni tecnologiche innovative. Nel medio-lungo periodo si apriranno molte occasioni di business. Ma c’è bisogno di fare sistema».

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