ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùA Marcianise

Getra, componentistica prodotta in casa con la nuova linea 4.0

L’azienda internalizza la produzione meccanica per migliorare l’efficienza del processo in funzione della transizione energetica

di Vera Viola

3' di lettura

Per resistere agli eventi drammatici degli ultimi anni è necessario essere pronti al cambiamento e farlo rapidamente. Ne sono convinti a Marcianise, nel quartiere generale del gruppo Getra della famiglia Zigon. L’azienda, che produce trasformatori elettrici di grande e media potenza e sistemi di interconnessione delle reti di alta tensione, è una “multinazionali tascabile” che negli anni ha fatto passi da gigante, crescendo e internazionalizzando a ritmo sostenuto. E che oggi è investita in pieno da opportunità e ostacoli dettati da un mondo alle prese con situazioni imprevedibili: prima la pandemia, poi la crisi energetica e delle materie prime, esasperate dalla guerra in Ucraina.

Nel 2020 e poi nel 2021, in piena pandemia, il Gruppo ha continuato a investire nella innovazione di processo: le tecnologie 4.0 oggi governano il processo produttivo in presa diretta con l’area progettazione, attraverso l’utilizzo di software sofisticati e innovativi. Ma negli ultimi anni c’è stato anche altro: l’azienda ha allestito una nuova linea meccanica, proprio presso lo stabilimento Getra Power di Marcianise, realizzando un investimento di circa 5 milioni. Obiettivo: internalizzare la produzione dei componenti fino ad allora affidati a imprese esterne in Italia e all’estero.

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La vecchia organizzazione non consentiva di sfruttare tutte le potenzialità dei sistemi software utilizzati in house, non essendo possibile l’interfacciamento diretto con il macchinario che operava. Oggi, invece, lo studio e la progettazione delle carpenterie per trasformatori di potenza è interamente realizzato dal gruppo Getra all’interno del proprio ufficio ingegneria mediante l’utilizzo di software avanzati di calcolo strutturale 3D e sistemi ad elementi finiti. Una delle caratteristiche più innovative di tali software è quella di potersi interfacciare direttamente con i sistemi di produzione per una “messa in opera” del progetto attraverso l’interconnessione di tutti i macchinari con i sistemi informatici.

In prospettiva c’è la realizzazione di un polo della componentistica che si sviluppi dalla evoluzione della nuova linea meccanica come terzo stabilimento del gruppo in Campania.

«Lavoriamo in un settore coinvolto appieno nella transizione energetica – spiega il presidente del gruppo Marco Zigon – Anzi il settore energetico è precursore in questo campo. Noi che siamo partner delle principali utility e dei più importanti contractor in Italia e nel mondo operanti nel settore della produzione e distribuzione elettrica, dobbiamo necessariamente adeguarci. In che modo? Una delle cose da fare è accorciare la rete di fornitura e riorganizzare la supply chain per diversi motivi». Indica le ragioni: «L’Europa intera è molto impegnata nella transizione energetica che impone investimenti per ridurre l’impronta di carbonio, anche investendo sulla efficienza interna. Pensiamo che questo obiettivo si persegua per ora con più automazione e controllo».

La decisione di internalizzare le produzioni di componenti si è rivelata poi particolarmente valida con il passare dei mesi: la carenza delle materie prime, il rincaro dell’energia e dei trasporti, l'instabilità geopolitica e il perdurare del covid in alcune aree hanno indotto imprese anche di altri settori al reshoring delle produzioni. «Abbiamo ridotto fortemente per quanto possibile anche le nostre forniture di materie prime dall’estero», chiarisce Zigon. Per quanto possibile, poiché l’Italia e l’Europa pagano per non averne.

«Si va verso una globalizzazione più equilibrata – osserva Marco Zigon – la corsa a produzioni a basso costo rallenta poiché prevalgono valutazioni su impatto ambientale e sociale».

La domanda di trasformatori elettrici cresce. Nella prima metà del 2022 Getra rileva un incremento degli ordini del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma alle opportunità si contrappongono anche molti ostacoli. «La mancanza di materie prime – precisa – ha e il conseguente aumento dei prezzi. Insomma c’è forte opportunità di mercato, ma non riusciamo a coglierla appieno». Così Zigon non si lancia in previsioni sul bilancio 2022. «È necessario attendere – riflette –potremmo rimanere sui livelli del 2021 o anche crescere un pò». Nel 2021 il gruppo ha realizzato un fatturato di oltre 100 milioni e il suo organico ha raggiunto complessivamente le duecentosettanta unità in Italia.

Il Gruppo si compone di cinque società italiane e una all’estero, negli Emirati Arabi Uniti. Oggi esporta circa l’80% della produzione nei suoi principali mercati esteri: Nord Europa, UK, Nord e Centro Africa, Medio Oriente.

Esempio virtuoso di made in Italy vincente e di azienda meridionale resiliente (si veda l'articolo nella pagina affianco). «Non mi sorprendo nel verificare che nel Mezzogiorno ci sono imprese capaci di resistere alle maggiori difficoltà – commenta il presidente di Getra –per diversi motivi. Le imprese del Mezzogiorno sanno superare le difficoltà, ce l’hanno nel dna. Hanno attitudine a essere resilienti e a saper cogliere le opportunità che il mercato offre. Sono formate in questo modo: è questione di una particolare cultura di impresa forgiata in un contesto da sempre più difficile con cui convivere».

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