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Ghiacciai osservati speciali con droni, radar e sensori

Riserve di ghiaccio come sentinelle dei cambiamenti climatici: al via il progetto regionale
L’assessore Marzi: «Iniziativa pensata per interpretare i fenomeni e prevederne evoluzione e impatti»

di Carlo Andrea Finotto

Opere. L’assessore regionale Carlo Marzi con un dirigente davanti al Vallo in terra armata realizzato a Gaby a protezione della strada e dell’abitato dopo una frana

3' di lettura

In Valle d’Aosta si contano 184 ghiacciai, dai più famosi e grandi, visibili da chilometri di distanza come quelli su Monte Bianco, Monte Rosa, Gran Paradiso, a quelli più piccoli e sconosciuti al grande pubblico. Ma questa non è una bella notizia, o meglio: lo è solo in apparenza.

«Il progressivo scioglimento nel corso degli ultimi 2o anni circa ha determinato sul territorio regionale una perdita del 22% della superficie glaciale. I 184 ghiacciai attuali nel 1999 erano 216». Dati piuttosto impietosi elencati da Carlo Marzi, assessore regionale a Finanze, Innovazione, Opere pubbliche e Territorio. «L’arretramento dei ghiacciai e la loro fusione – aggiunge Marzi – confermano l’attuale trend di aumento delle temperature medie globale e la fragilità dell’ecosistema in cui viviamo».

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Non servivano la siccità durata mesi e la tragedia della Marmolada per capirlo, semmai il 2022 ha confermato che gli effetti climatici e ambientali sono sempre più estremi. Del resto la Regione autonoma non è immune da emergenze, basti pensare ai dissesti idrogeologici a Gaby (dove una frana a maggio ha richiesto interventi di protezione per 980mila euro conclusi nel mese di luglio), alla colata detritica nel comune di Oyace o, soprattutto, al rischio crollo del fronte del ghiacciaio Planplincieux in Val Ferret, sotto osservazione da anni e per il quale la Regione ha recentemente stanziato un contributo al comune di Courmayeur di quasi 250mila euro.

«Come superficie glacializzata, la Valle d'Aosta ha l’equivalente di un terzo dei ghiacciai italiani – dice Carlo Marzi –. Se uniamo a questo aspetto gli anni di ricerca dedicata al settore, l’attenzione alla risorsa idrica, gli studi e i monitoraggi con tecnologie di avanguardia, viene naturale essere considerati come una sorta di laboratorio nazionale».

In Valle d’Aosta, i ghiacciai potenzialmente interferenti con i fondovalle antropizzati, e pertanto in ambiti potenzialmente gestibili con misure di protezione civile, sono tra i più monitorati al mondo, fanno sapere dall’assessorato regionale al Territorio. «È strategica la scelta delle misure di monitoraggio messe in atto sin dal 2012 dalla Regione e gestite operativamente dalla Fondazione Montagna sicura nell’ambito del “Piano di monitoraggio dei rischi glaciali sul territorio valdostano”, dove le incidenze con le aree abitate e le infrastrutture sono evidenti» precisa l’assessore Marzi. Il suo assessorato, insieme a quello guidato da Luciano Caveri – Istruzione, Università, Politiche giovanili, affari europei e partecipate – ha dato vita al progetto “I ghiacciai valdostani sentinelle del cambiamento climatico: iniziative di ricerca e innovazione” con una dote di 950mila euro grazie alle risorse europee del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc). Il soggetto attuatore è la Fondazione Montagna sicura - Montagne sûre.

«Con l’approvazione di questo progetto – sottolinea Marzi -, supportato dai finanziamenti europei, coinvolgiamo importanti enti universitari e di ricerca e innovazione sullo studio degli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai. I monitoraggi con radar, droni e strumenti per il controllo delle temperature dei ghiacciai della regione, in particolare di quelli che incombono sulla Val Ferret di Courmayeur, con le realizzazioni di modellistiche specifiche, consentono di interpretare meglio i fenomeni per prevederne l’evoluzione nel tempo e gli impatti sul territorio».

Tanto per capire meglio l’effetto di annate con fenomeni estremi come sono state la primavera e l’estate 2022, il sorvolo dei ghiacciai della Valle d’Aosta, un’attività che rientra nell’ambito del Piano di monitoraggio e che avviene solitamente a fine settembre, quest’anno è stata svolta nel corso del mese di luglio a causa delle eccezionali condizioni climatiche, con temperature molto elevate già da maggio e scarse precipitazioni invernali.

Come spiegato già nel numero di luglio del Sole 24 Ore Nordovest, la neve in inverno è stata scarsa e il suo scioglimento che normalmente alimenta bacini e fiumi e si completa tra agosto e settembre, quest’anno si è esaurito con quasi due mesi di anticipo. E quando finisce la neve iniziano a sciogliersi i ghiacciai. «Questi ultimi - ricorda Carlo Marzi – possono quindi trovarsi in condizioni di instabilità mai registrate prima».

Tuttavia, se il 2022 ha colpito l’immaginario collettivo anche a causa della prolungata siccità e delle temperature primaverili ed estive elevate, anche nel 2021 le precipitazioni medie regionali sono risultate inferiori del 12% rispetto alle precipitazioni totali annue e del 13% rispetto alla quantità di accumulo annuo di neve fresca.

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