accuse ai manager rivali in nissan

Ghosn in video: «Contro di me complotto e giochi sporchi»

di Stefano Carrer

Carlos Ghosn: il videomessaggio preregistrato

2' di lettura

È tutto da vedere il video preregistrato di sette minuti e mezzo in cui Carlos Ghosn si difende dalle accuse che l’anno portato in carcere a Tokyo dal 19 novembre scorso (salvo una breve interruzione): un documento inquietante anche se magari non necessariamente o non del tutto convincente, il che è questione di opinioni.

Anzitutto, lo stesso top manager (ex numero uno di Nissan e Renault) afferma all’inizio che, se state vedendo il video, significa che l’hanno riarrestato per cercare di non farlo parlare. In effetti, Ghosn aveva preannunciato una conferenza stampa per questa settimana, ma gli inquirenti giapponesi l’hanno ricondotto in carcere il 4 aprile con una nuova e più pesante accusa. Al dunque, Ghosn dopo aver ribadito la sua innocenza, non ha remore nell’accusare esplicitamente l’attuale Ceo di Nissan, Hiroto Saikawa, e altri di aver «giocato un gioco molto sporco»: usa termini come «complotto», «cospirazione», «coltellata alla schiena». Alcuni manager giapponesi di prima fila alla Nissan - è la tesi - temevano di perdere il posto e paventavano uno scenario verso cui Nissan ritenevano andasse incontro sotto Ghosn: la perdita dell’indipendenza aziendale nel quadro della prospettiva di una fusione con l’azionista di maggioranza Renault. L’ex presidente rivendica le credenziali di salvatore e strenuo difensore dell’autonomia di Nissan, rilevando però che in ultima analisi l’indipendenza si basa sulla performance, giudicata in peggioramento. Quanto al processo penale che lo attende in Giappone (probabilmente tra qualche mese), Ghosn ha detto di credere che sarà assolto se il procedimento sarà equo. Ma ha indicato che gli stessi difensori dubitano che il trattamento che riceverà sarà «fair».

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Gli ultimi sviluppi. Dall’altro ieri il “ventennio” di Carlos Ghosn alla Nissan è formalmente finito: l’assemblea straordinaria degli azionisti ha troncato l’ultimo legame, estromettendolo dal board. Il top manager era stato cacciato come presidente e «representative board member» già pochi giorni dopo il primo arresto a novembre, cui erano seguiti 108 giorni di carcere e la libertà su cauzione. Con l’ultimo arresto - il 4 aprile - è arrivata l’accusa più pesante: aver incamerato 5 milioni di dollari da fondi aziendali in Medio Oriente. «Questo è un momento di svolta per Nissan», ha dichiarato il suo nemico numero uno, il Ceo Hiroto Saikawa, davanti a 4.100 soci.

Intanto, dopo il sequestro del suo passaporto libanese, la moglie Carole ha lasciato il Giappone con un altro passaporto, dichiarando di temere per la sua sicurezza, accompagnata in aeroporto dall’ambasciatore francese ed evitando così di essere interrogata. Nel weekend, al G7 dei ministri degli esteri, Jean-Yves Le Drian ha detto al collega Taro Kono che per la Francia sono importanti la presunzione di innocenza e la tutela consolare.

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