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Per Ghosn fuggito in Libano mandato d’arresto dell’Interpol

L’ex numero uno del colosso automobilistico franco giapponese era in libertà vigilata in Giappone. Indagini in Turchia per il suo transito verso il Libano

Nissan: nuove accuse a Ghosn, rischia di restare in cella

3' di lettura

L'ex presidente di Nissan, Carlos Ghosn, ha lasciato il Giappone ed è fuggito in Libano. Attraverso i suoi legali, Ghosn ha dichiarato di non voler sfuggire alla giustizia ma che piuttosto intende evitare «ingiustizia e persecuzione politica». L'ex presidente di Nissan, che si trovava in libertà vigilata a Tokyo in attesa di processo per frode industriale e fiscale, ha promesso di tenere una conferenza stampa a Beirut il prossimo 8 gennaio 2020. Il legale di Ghosn ha reso noto che il suo assistito è in possesso di tutti i suoi passaporti. L’ex numero uno del colosso automobilistico franco giapponese ha infatti cittadinanza francese, brasiliana e libanese. A quanto si è appreso Carlos Ghosn era stato autorizzato dalla giustizia giapponese a mantenere in suo possesso un secondo passaporto francese.

Nei confronti di Carlos Ghosn l'Interpol ha emesso un mandato
d'arresto e lo ha comunicato alle autorità del Libano, dove si trova al momento. Lo ha riferito il ministro della giustizia libanese secondo quanto riportato da Skynews.

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Le indagini sulla fuga
La Turchia ha aperto un'indagine sul passaggio in Turchia dell'ex presidente di Nissan-Renault. Secondo i media turchi, alcune persone sono già state arrestate ed interrogate. I media libanesi avevano riferito che Ghosn era atterrato all'aeroporto di Beirut con un jet privato proveniente dalla Turchia. Intanto il segretario di stato all’economia francese Agnes Pannier-Runacher ha annunciato che Parigi «non estraderà» Ghosn se arriverà nel Paese

Le accuse
L'ex presidente di Nissan-Renault-Mitsubishi Motors è accusato di una serie di illeciti finanziari che vanno dall’appropriazione indebita dei fondi della sua società, alla frode fiscale all’abuso di fiducia aggravata, per un ammontare stimato in 73 milioni di euro; per queste accuse sono stati spiccati diversi mandati di arresto dalle autorità giapponesi negli ultimi mesi. Ghosn ha sempre respinto tali accuse.

La difesa
«Ora sono in Libano - ha fatto sapere Ghosn in una dichiarazione - e non sarò più ostaggio di una giustizia giapponese truccata, in cui si presume la colpa, in cui la discriminazione dilaga e i diritti umani fondamentali sono negati. Non sono fuggito dalla giustizia - ha proseguito -, sono sfuggito all'ingiustizia e alla persecuzione politica. Ora posso finalmente comunicare liberamente con i media e non vedo l'ora di iniziare la prossima settimana». Il caso sta agitando l’opinione pubblica in Giappone e mette sotto accusa il sistema giudiziario penale giapponese, che consente agli indagati di essere detenuti per lunghi periodi e proibisce la presenza di avvocati difensori durante gli interrogatori che possono durare otto ore al giorno.

Lo stupore dell’avvocato di Ghosn
L'avvocato di Carlos Ghosn in Giappone, Junichiro Hironaka, si dice “stupito” dalla decisione del suo cliente di recarsi in Libano, affermando di non avere avuto alcun contatto con l'ex numero uno della Nissan-Renault. “Siamo completamente interdetti”, ha detto Hironaka alla stampa, negando di essere in grado di raggiungere telefonicamente l'ex tycoon, che si trova attualmente a Beirut. Secondo il Financial Times, Ghosn è atterrato all'aeroporto internazionale di Beirut Rafic al-Hariri nella tarda serata di domenica, mentre il giornale libanese Al-Joumhouria sostiene che l'ex dirigente è volato dalla Turchia su un aereo privato.

Il centro di Immigrazione giapponese ha reso noto di non avere dettagli sulla partenza di Ghosn. L'ex dirigente era stato arrestato a Tokyo nel novembre 2018 e sta affrontando varie accuse di cattiva condotta finanziaria. Dovrebbe affrontare un processo nell'aprile del 2020.

Revoca della libertà vigilata
Il pubblico ministero giapponese ha intanto chiesto alla corte distrettuale di Tokyo la revoca della libertà vigilata di Ghosno. Lo riportano i media giapponesi, spiegando che se il tribunale accoglie l'istanza, la libertà vigilata verrà annullata e la cauzione di 1,5 miliardi di yen (12,3 milioni di euro) verrà confiscata.

Per approfondire:
Appropriazione indebita, nuovo arresto per Carlos Ghosn

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