l’università

Già attivi 37 corsi di laurea all’insegna della sostenibilità

Dal 2020-21 la Luiss contamina anche la formazione giuridica con un indirizzo legato alla green economy

di Eugenio Bruno

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(Franco Cavassi)

Dal 2020-21 la Luiss contamina anche la formazione giuridica con un indirizzo legato alla green economy


2' di lettura

Le università italiane puntano sul green. Come dimostrano i 37 corsi dedicati allo sviluppo sostenibile, 9 dei quali (su cui si veda la tabella a fianco) avviati nell’ultimo anno. Con un trend che continua a salire. Considerando le 22 richieste di attivazione che i nostri atenei hanno inviato al Consiglio universitario nazionale (Cun) e che andranno vagliate anche dall’Anvur, nel 2020/2021 la sostenibilità potrebbe caratterizzare ben 59 lauree. Quando dieci anni fa erano 17. 

I corsi universitari

Come abbiamo raccontato sul Sole 24 Ore di lunedì scorso, a differenza di altri corsi innovativi (intelligenza artificiale e data science) la crescita di quelli dedicati allo sviluppo sostenibile non è stata lineare. Fino al 2014 infatti ne erano rimasti 17-18 tra chiusure e nuove aperture. Dal 2015 è iniziato l’aumento. Prima 22, poi 24 nel 2016, 28 nel 2017, 30 nel 2018 e 37 nel 2019. Con una trasversalità molto spiccata, tant’è che la sostenibilità la troviamo declinata nelle classe di laurea di area agraria, alimentare, biotecnologica, biologica, chimica, economica, ingegneristica e turistica. E potrebbe diventare ancora più estesa con i 22 corsi (9 triennali e 13 magistrali) in attesa di attivazione per l’anno prossimo. Tra cui spicca la laurea in Law, Digital Innovation e Sustainability che la Luiss di Roma si prepara a istituire e che sancisce l’approdo dello sviluppo sostenibile anche nelle discipline giuridiche.

LE LAUREE GREEN
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L’offerta di master

Lo sviluppo sostenibile compare anche nell’offerta di formazione post universitaria. Restando alla Luiss spiccano, da un lato, l’executive master di II livello in Circular Economy Management della Luiss Business School, che prepara professionisti in grado di operare nei mercati della gestione dei prodotti a fine vita, dell’avvio a riciclo, del risparmio energetico, della mobilità sostenibile. E, dall’altro, il master di I livello in EU Trade & Climate Diplomacy organizzato dalla Luiss School of Government in collaborazione con il Cife (Centre international de formation européenne), che si concentra su come partecipare alla politica commerciale, climatica e ai negoziati tra l’Europa e le altre potenze geopolitiche.

Un’attenzione al tema la troviamo anche in Bocconi con il suo master di I livello in Green management, energy and corporate social responsibility che affronta la sostenibilità ambientale - come spiega Matteo Di Castelnuovo, direttore del programma - «dal punto di vista tipico di Bocconi e cioè con tanta attenzione a economia, finanza e management e meno alla tecnologia». Anche per rispondere alle richieste delle grandi società di consulenza che cercano personale in grado di aiutare le imprese che fanno non financial disclosure.

Ancora diversa è la logica seguita alla School Of Management del Politecnico di Milano. Dove, anziché offrire master esplicitamente orientati alla sostenibilità, si preferisce contaminare in questa direzione tutti i corsi post universitari. Utilizzando una strategia che Raffaella Cagliano, ordinaria di People Management & Organization, definisce «embedded». E che viene abbinata alla scelta di indicare nei syllabus dei singoli master quale obiettivo di sviluppo sostenibile si vuole di volta in volta implementare tra i 17 dell’Agenda Onu. In attesa degli 8 corsi executive education della durata di due giorni dedicati proprio alla sostenibilità che saranno lanciati a breve.

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