storie di moda

Gia Carangi, la vita tragica e glamour della prima supermodel

Bellissima e carismatica, Gia divenne protagonista della New York della moda negli anni 80. Ma la sofferenza e la droga ne troncarono la carriera e la vita, a soli 26 anni

di Chiara Beghelli


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4' di lettura

«Sei felice del tuo successo?», le chiede il giornalista della ABC. Lei indugia, gli occhi scuri fuggono in alto. Poi, seria, risponde: «Sì, sono felice». Non è evidentemente vero: Gia Carangi sta ancora fuggendo dai suoi fantasmi, anche se davanti agli obiettivi di fotografi come Richard Avedon e Albert Watson diventa la modella perfetta, iconica, la più desiderata per la sua autenticità quasi selvaggia. Siamo nel 1982 e i suoi occhi e capelli neri, ereditati dal padre di origini italiane, le forme morbide la rendono così diversa dal binomio azzurro-biondo delle “solite” modelle statunitensi come Farrah Fawcett e Lauren Hutton. A poco più di 20 anni Gia è volto di Versace, Armani, Dior, e ha popolato le cover di Vogue e Cosmopolitan e guadagna 100mila dollari all’anno. Ma che sia felice, resta una bugia.

Gia Carangi, la tragica storia della prima supermodel

Gia Carangi, la tragica storia della prima supermodel

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Nata a Philadelphia nel 1960, negli anni Settanta Gia Carangi è una bellissima adolescente che sogna David Bowie mentre lavora alla cassa del negozio di panini del padre Joseph, sa già di amare le ragazze e prova diverse droghe per sfuggire a un’infanzia difficile. Ma è consapevole della sua bellezza, è intelligente, appassionata. Ha 16 anni quando il fotografo Maurice Tannenbaum la nota mentre sta ballando in un club della sua città. Nel gennaio 1978 porta le sue foto a New York, sul tavolo di Wilhelmina Cooper, un ex modella olandese che ha fondato un’importante agenzia di modelle. Due mesi dopo, Gia arriva a Manhattan e a novembre scatta il suo primo servizio per Vogue in Yves Saint Laurent e Calvin Klein. Conosce la make up artist Sandy Linter, che diventa la sua compagna.

Gia Carangi su Vogue Us del novembre 1978

Nei due anni seguenti Gia è diventata già la prima «supermodel», che ammanta di personalità il mero atto di indossare. Francesco Scavullo, il fotografo delle cover di Cosmopolitan, entra in contatto con quella energia sensuale e oscura e ne diventa il mentore e il più appassionato sostenitore. Anche Wilhelmina la segue con l’affetto e la partecipazione di una madre, mentre con quella biologica, rimasta a Philadelphia, i rapporti sono di amore e odio. Eppure, Gia continua a fare uso di droghe. Nel 1980, al culmine della popolarità della “sua” Gia, Wilhelmina muore a soli 40 anni di tumore ai polmoni, Gia sprofonda nello sconforto e aumenta il suo legame con l’eroina, al punto che fugge dai set fotografici per raggiungere le strade più malfamate del Lower East Side dove compra le sue dosi, a volte con ancora indosso abiti di couture.

Su Cosmopolitan nel 1979

Eppure, lei è ancora Gia. Al funerale di Wilhelmina, pare che sia avvicinata da altre agenzie che la vorrebbero sotto contratto. Richard Avedon la coinvolge in un progetto per Vogue a Southampton, insieme a Kelly LeBrock e Carol Alt. Devono scattare uns servizio in costume da bagno, ma quando le foto arrivano in redazione, ci si accorge che le braccia di Gia sono martoriate dagli aghi delle iniezioni. La sua nuova agenzia Ford Models, la licenzia dopo sole tre settimane di contratto. La sua carriera sembra finita, ma stavolta è Elite Models a darle un’altra opportunità, a patto che lei si impegni ad abbandonare le sue droghe. È il 1982, l’anno dell’intervista a 20/20 della ABC in cui sostiene di essere felice e di essere “pulita”: «Certo che lo sono, altrimenti non sarei qui a parlare con lei», risponde con la sua voce vellutata al giornalista.

Gia in una pubblicità Giorgio Armani

Ad agosto scatta una pubblicità Versace su Vogue, ma a settembre si può fotografare solo con abiti a maniche lunghe. Troppi fori addosso. Non si fa trovare, continua le sue fughe dai set. Anche Elite la abbandona, è il 1983 e Gia Carangi finisce la sua carriera, a 23 anni.

A questo punto, la madre interviene e la riporta a Philadelphia, dove Gia è d’accorod nell’iniziare un percorso di disintossicazione. La supermodella di Dior e Armani diventa commessa in un negozio di jeans e cassiera al supermercato. Sembra più serena, ma ancora una volta si tratta di una maschera. Abbandona la riabilitazione, fugge ad Atlantic City, la città del gioco d’azzardo, in cerca ancora di droghe.

In una campagna Versace nel 1982

Intanto, da DeKalb, Illinois, arriva a Manhattan la ventenne Cindy Crawford, che inizia a essere cercata dai fotografi proprio per la sua somiglianza con Gia. “Baby Gia” è il suo soprannome. «Tutti la amavano così tanto che mi accoglievano volentieri», racconterà poi la modella a Playboy. E alla vera Gia è stato appena diagnosticato il virus dell’Hiv, ma il mondo della moda è lontanissimo ormai, e nessuno sa più nulla di lei. Dopo quattro mesi, il 18 novembre del 1986 , Gia Carangi muore nell’ospedale di Philadelphia. Sua madre terrà segreto anche il suo funerale, di cui si verrà a conoscenza solo mesi più tardi.

Kaia Gerber come Gia per un servizio su Love magazine nel 2018

La vita di Gia Carangi, la prima e carismatica supermodel contemporanea , finisce dunque a 26 anni, ma non il suo mito. Nel 1993 Stephen Fried pubblica la sua biografia “A Thing of Beauty”, titolo che riprende un verso di John Keats, che secondo il New York Times «dovrebbe essere messo fra le riviste di ogni sala d’aspetto di ogni agenzia di modelle». Cinque anni più tardi una semi sconosciuta Angelina Jolie interpreta Gia per una miniserie Hbo , perfetta con la sua energia dark di quella parte della sua vita, tanto da vincere anche un Golden Globe. Esiste un sito a lei dedicato dove si possono comprare anche T-Shirt e cappellini con la scritta “Gia”. Nel 2015 è uscito un altro libro, “Born This Way”, di Sacha Lanvin Bauman, che ricostruisce la vita di Gia con interviste a amici e persone che hanno lavorato con lei.

L’anno scorso la figlia di Cindy Crawford, Kaia Gerber, copia conforme della mamma e molto simile a Gia, ha posato per Love Magazine in un servizio di Mert & Marcus cercando di interpretare anche lei Gia. Non c’è inquietudine nei suoi occhi, nessuna sfrontatezza, né passione, solo una centrata consapevolezza. Non è Gia, nessuna oggi è come lei. Ma forse, dopotutto, è meglio così.

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