MODELLO DIFFUSO

Gialli, ma anche arancioni, azzurri e rossi: i colori dei gilet e le istanze rivendicate

di Andrea Carli


Crollo ponte Morandi: i gilet arancioni di Genova protestano contro l'esclusione dall'indennizzo

4' di lettura

Non ci sono solo i gilet gialli che hanno dato il nome al movimento che, partito da un tran tran su Facebook, il 17 novembre ha bloccato le strade di tutta la Francia per dire no all’aumento delle tasse sul gasolio, mettendo successivamente nel mirino il presidente Emmanuel Macron. Ci sono altri soggetti che hanno fatto ricorso a questo indumento per rivendicare istanze che, con quelle sostenute dai manifestanti francesi, hanno poco a che vedere.

Il colore più diffuso è l’arancione. Lo hanno scelto i genovesi che chiedono un indennizzo dopo il crollo del Ponte Morandi, gli agricoltori che chiedono al governo Conte di intervenire dopo le gelate e l’emergenza Xylella che hanno colpito il settore. Indosseranno gilet azzurri i militanti e i sostenitori di Forza Italia chiamati in piazza a fine mese da Silvio Berlusconi per protestare contro le scelte di politica economica dell’esecutivo giallo verde. Fuori dai confini nazionali, i giovani manifestanti in Tunisia hanno indossato i gilet rossi, ancora arancioni i camionisti dell’Est Europa che si sono dati appuntamento nelle strade di Bruxelles.

La protesta di chi è senza indennizzo dopo il crollo del Ponte Morandi
Venerdì trecento famiglie che abitano ai confini della zona rossa del ponte Morandi, quindi nella zona arancione, e che per questo sono rimasti fuori dagli indennizzi, sono scese in piazza a Genova con anziani e bambini. Tra di loro, chi chiedeva indennizzi, chi un trasferimento temporaneo per la durata dei cantieri, chi semplicemente voleva rassicurazioni sulla salute e la sicurezza e informazioni puntuali. Tutti indossavano dei gilet arancioni.

Gli agricoltori pugliesi chiedono risarcimenti per gelata e Xylella
A decidere di indossare un gilet, ancora volta arancione, sono state alcune organizzazioni che rappresentano gli olivicoltori pugliesi (Agci, Associazione frantoiani di Puglia, Cia, Confagricoltura, Confocooperative, Copagri, Italia olivicola, Legacoop, Movimento nazionale agricoltura, Unapol, Liberi agricoltori). Nei giorni scorsi sono scesi in piazza a Bari per chiedere al Governo 100 milioni di euro di risarcimento per le gelata di febbraio 2018 e per l’emergenza Xylella.

Contro la manovra Forza Italia lancia i gilet azzurri
Anche in Italia, come succede in Francia ormai da mesi, scenderanno in piazza i gilet. Ma non gialli, bensì azzurri, quelli di Forza Italia, che occuperanno le piazze italiane il 26 gennaio per protestare contro il governo e le misure contenute nella manovra. Lo ha annunciato in una lettera a eletti e militanti Silvio Berlusconi. Nei giorni del via libera alla manovra, le telecamere della Camera hanno immortalato la protesta messa in atto in Aula prima del voto di fiducia e replicata poi all’esterno, davanti Montecitorio.

Nicolosi (università Siena): differenzia proposta politica rispetto ai “palazzi”
Ma la scelta di recuperare un simbolo, che ha avuto un riscontro in termini di riconoscibilità da parte dell’opinione pubblica, e di utilizzarlo per veicolare messaggi politici di diverso contenuto, è una novità o in passato ci sono stati casi, se non proprio analoghi, almeno in linea con questo che sta caratterizzando i gilet gialli? «Il primo riferimento che mi viene in mente, dal punto di vista storico, sono i sanculotti della rivoluzione francese - risponde Gerardo Nicolosi, docente di Storia dei movimenti e dei partiti politici presso l’università di Siena -. Non indossavano i tipici pantaloni corti, quelli al ginocchio, che erano appannaggio della nobiltà e dell’alta borghesia, per distinguersi da loro. Era più che altro un modo per dire: “Noi non siamo come voi”. I sanculotti sono stati i più radicali della rivoluzione francese». Quanto ai nostri giorni, continua Nicolosi, «c’è una volontà di indossare i gilet gialli, per distinguersi dal potere. È un simbolo che, nel caso francese, porta immediatamente alla strada, alla piazza. Il gilet giallo è quello indossato dagli operai che fanno i lavori nelle strade». Di qui l’”appeal” che questo indumento suscita in chiunque voglia rivendicare una posizione a sè, di rottura rispetto a quella del governo. «È un modo di distinguersi dal “Palazzo”, di differenziare la propria proposta politica. Naturalmente c’è anche un effetto contagio».

I gilet rossi in Tunisia
Un effetto contagio che si è manifestato anche al di fuori dell’Italia. Sul modello dei gilet gialli francesi si è costituito in Tunisia il movimento dei gilet rossi. Ad annunciarlo è stato il mese scorso lo stesso movimento sulla propria pagina Facebook, rivendicando per i giovani «dignità e diritto ad una vita degna» e denunciando la visione sfuocata dell’attuale classe politica e il divario esistente tra essa e il popolo tunisino. Per ora solo virtuale, il movimento, “aperto a tutti” e pacifico, avrà numerosi coordinamenti regionali e locali in tutto sparsi in tutto il Paese, si legge nel comunicato di presentazione del gruppo. Dopo qualche giorno i media locali hanno dato notizia del sequestro da parte delle unità di sicurezza tunisine di un magazzino al centro della città di Sfax, al cui interno hanno trovato oltre 50mila gilet rossi, pronti a essere distribuiti ai manifestanti.

I camionisti dell’Est Europa in piazza contro la riforma del settore
Giovedì scorso i sindacati e le associazioni di categoria dei camionisti dell’Est Europa, soprattutto bulgari e rumeni, hanno indossato gilet arancioni e sono scesi in piazza a Bruxelles, davanti alla sede del Parlamento europeo, per manifestare con una riforma del settore, all’esame dell’Ue, che prevede parametri più stringenti per il trasporto merci su gomma.

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