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Giallo Macron: «La Francia creerà hotspot in Libia». Poi l’Eliseo corregge il tiro

di Michele Pignatelli


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Il presidente francese Emmanuel Macron (secondo da destra) in posa con una neo-cittadina francese a Orleans

2' di lettura

Emmanuel Macron torna a parlare di Libia, con un intervento che suscita immediate reazioni e spinge poi l’Eliseo a correggere il tiro. «Quest’estate - ha annunciato il presidente francese durante una visita a un centro profughi di Orléans - la Francia punta a creare degli hotspot in Libia», per esaminare le candidature dei richiedenti asilo prima che partano per l’Europa. «L’obiettivo - ha aggiunto - è evitare che le persone corrano dei rischi senza avere neppure i requisiti per vedersi accogliere la domanda», sottolineando poi di aver intenzione di muoversi con o senza l’Europa.

«Gli altri Paesi europei - ha spiegato il capo dell’Eliseo - sono molto riluttanti, cercheremo di farlo con l’Europa. Ma noi, la Francia, lo faremo». La dichiarazione è stata riportata da France Presse e altre agenzie internazionali. Più tardi però l’ufficio del presidente ha corretto il tiro, sottolineando che una simile ipotesi è prematura richiede che prima «siano garantite le condizioni di sicurezza» nel Paese, cosa che per la Libia oggi non si può dire. A creare confusione - aggiunge l’Eliseo - potrebbe essere stato l’utilizzo del termine hotspot, quando in realtà il presidente voleva solo indicare la necessità di analizzare le richieste più vicino possibile al Paese di origine, ma comunque - almeno oggi - in un Paese terzo, tanto è vero che Macron ha detto di volersi avvalere del contributo dell’Ofpra, l’Ufficio francese per la protezione di rifugiati e apolidi, inviando missioni in Italia o in Niger.

È la seconda volta questa settimana che il presidente francese entra personalmente in campo per affrontare la crisi libica, a due giorni dall’incontro organizzato al castello di La Celle-Saint-Cloud, alle porte di Parigi, tra il premier riconosciuto dalla comunità internazionale Fayez Al-Sarraj e il generale Khalifa Haftar, culminato in un impegno reciproco per il cessate il fuoco.

L’Unione europea per il momento - a esprimersi è stata Natasha Bertaud, portavoce della Commissione per Migrazione e affari interni -non commenta la proposta, riservandosi di approfondirne meglio i contorni. Hanno parlatoinvece diversi politici italiani. Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che aveva in prima battuta dichiarato che «non si può da parte della Francia andare avanti con battute improvvisate», ha poi espresso apprezzamento per la precisazione del ministro francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, che ha assicurato che Parigi verificherà «se e come» creare hotspot in Libia e in Niger, in collaborazione con l'Alto commissariato Onu per i rifugiati e con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. .  «Noi - ha chiarito da parte sua il premier Paolo Gentiloni, che ha avuto un colloquio telefonico con Macron - abbiamo la nostra agenda, che ci impegna sul piano dell’accoglienza, sulla discussione con le Ong di una serie di regole, sul favorire la riconciliazione delle forze. Se poi c’è l'impegno di tutti i Paesi Ue, tutte le iniziative sono benvenute ma deve essere chiaro che i passi sono questi, le misure sono queste ed i problemi di stabilizzazione non si risolvono in modo diverso».

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