banche centrali

Giappone, la BoJ resta ultraespansiva anche se l’economia migliora

di Stefano Carrer


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Tokyo, una bandiera giapponese svetta sul tetto della BoJ (Reuters)

3' di lettura

La Banca del Giappone ha confermato oggi la sua politica monetaria ultraespansiva, nonostante i continui segnali di miglioramento dell'economia, tra una inflazione che resta lontana dal target ufficiale del 2 per cento. Non ha quindi dato alcun segnale di voler cominciare a rientrare dalla sua strategia ultra-accomodante, a differenza di altre banche centrali. La decisione è stata presa dal board con una maggioranza di 8 contro uno: il membro dissenziente, Goshi Kataoka, vorrebbe addirittura l'introduzione di ulteriori misure ancora più espansive.

ECONOMIA IN BUONO STATO. Ieri il governo aveva reso nota una revisione al rialzo dei dati sul Pil del quarto trimestre 2017, che risulta in crescita a un tasso annualizzato dell'1,6% (contro le stime preliminari di +0,5%), pari a un +0,4% sui tre mesi precedenti (contro una lettura iniziale di +0,1%): si è trattato dell'ottavo trimestre consecutivo di espansione economica, pari al periodo positivo più prolungato in 28 anni. La revisione è stata determinata da una migliore lettura degli investimenti di capitale delle imprese (+1% rispetto al dato preliminare di +0,7%) e del livello delle scorte, oltre a un calo inferiore degli investimenti pubblici (-0,2% contro -0,5%).

La performance del quarto trimestre ha comunque fatto segnale un lieve rallentamento del ritmo di crescita rispetto al +2,4% del terzo trimestre.
Nell’intero 2017 la crescita del Prodotto interno lordo reale giapponese si è attestata a un +1,7% (contro una stima provvisoria di +1,6%).
Il ministero delle Finanze ha altresì reso noto che il surplus delle partite correnti a gennaio è salito a 607,4 miliardi di yen, il massimo per il mese iniziale dell'anno dal 2011.

BOJ SEMPRE ACCOMODANTE. In gennaio l'aumento dei prezzi al consumo “core” (con esclusione degli alimentari freschi) si è attestato a un +0,9%. Le ancora modeste pressioni inflazionistiche forniscono l'argomento principale alla banca centrale per conservare la sua strategia ultraespansiva, che prevede tassi negativi dello 0,1% su una parte dei depositi in eccesso delle istituzioni finanziarie, oltre a massicci acquisti di bond e asset nel contesto di una politica di controllo della curva dei rendimenti finalizzato a tenere intorno a zero i tassi di mercato sui decennali.

Il governatore Haruhiko Kuroda è stato confermato per un altro mandato al vertice della BoJ. Altrimenti quello di oggi sarebbe stato l'ultimo board da lui presieduto. Già settimana scorsa Kuroda aveva ipotizzato come naturale l’avvio di un dibattito sulla exit strategy nell’anno fiscale 2019, quando l'inflazione dovrebbe approssimarsi al target del 2 per cento.

SCENARIO POSITIVO PER I MERCATI NIPPONICI. Una BoJ disposta a restare ancora a lungo – anche oltre quanto ipotizzato dal consensus degli esperti - assai accomodante spinge molti analisti a una visione piuttosto positiva sulle prospettive dei mercati nipponici. È il caso ad esempio di Nadège Dufossé, CFA, Head of Asset Allocation di Candriam Investors Group: «Candriam, l'estate scorsa, ha assunto una posizione overweight sui titoli giapponesi - afferma l'esperto -. Da allora, le azioni nipponiche hanno sovraperformato quelle mondiali ed europee, sia in valuta locale sia in euro. Ora che Shinzo Abe si è assicurato un nuovo mandato e Haruhiko Kuroda è stato confermato come governatore della Banca centrale del Paese, stiamo cercando un nuovo catalizzatore. La visibilità su una combinazione di politiche accomodanti e un'espansione al di sopra del potenziale rimane di supporto. L'overweight sui titoli giapponesi è stata, finora, una scommessa redditizia». «Poiché il Giappone è ben posizionato per beneficiare dell'espansione economica mondiale - prosegue - ci aspettiamo un secondo anno di crescita del Pil al di sopra del potenziale (1,3% nel 2018 dopo l'1,8% del 2017)».

«Le nomine del governo per la nuova troika della BoJ (in particolare, il professor Wakatabe come vice-governatore) hanno confermato la nostra posizione - è la sua conclusione - secondo cui la banca centrale giapponese non si unirà presto al percorso di irrigidimento intrapreso da altre banche centrali. Mentre il Giappone probabilmente dichiarerà vittoria nella sua lotta contro la deflazione, le pressioni inflazionistiche rimangono deboli e ciò ha portato a un forte aumento degli spread sui rendimenti reali vs gli Stati Uniti. In questo contesto, il recente rialzo dello yen giapponese sembra esagerato e minaccia di ritardare i progressi verso l'obiettivo del 2% di inflazione». Permane quindi l'incognita dei cambi e il rischio di un apprezzamento dello yen, che pero' dovrebbe fare meno paura che in passato. «Un rafforzamento della divisa nipponica rappresenta solitamente un fattore negativo per le azioni, dato che colpisce gli esportatori. Poiché l'attuale espansione è sempre più ampia, anche le imprese nazionali contribuiscono alla crescita del profitto. Dall'inizio del 2017, il solido slancio degli utili in Giappone ha rispecchiato il miglioramento dell'economia. Il rafforzamento dello yen non ha rappresentato un ostacolo al miglioramento della crescita degli utili. Non dovrebbe quindi sorprendere che la correlazione Nikkei-yen si sia interrotta negli ultimi mesi».

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