rapporto tankan

Giappone: fiducia ai minimi, pronti maxistimoli

Sentiment delle imprese negativo per la prima volta da 7 anni. In vista manovra da 555 miliardi di dollari e dichiarazione di emergenza per il coronavirus

di Stefano Carrer

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(EPA)

Sentiment delle imprese negativo per la prima volta da 7 anni. In vista manovra da 555 miliardi di dollari e dichiarazione di emergenza per il coronavirus


3' di lettura


Dopo aver perso il 20% nel primo trimestre, la Borsa giapponese ha iniziato l'anno fiscale con un nuovo cedimento, dopo un rapporto Tankan che ha evidenziato il calo della fiducia delle imprese, diventata negativa per la prima volta in 7 anni: l'indice Nikkei ha chiuso in ribasso di un altro 4,5% a quota 18.065,41, complice anche un apprezzamento dello yen. Gli operatori attendono i dettagli del maxipiano di stimoli all'economia preannunciato dal premier Shinzo Abe, che secondo indiscrezioni potrebbe ammontare all'equivalente di 555 miliardi di dollari.

Più pessimismo nelle imprese
Il Tankan - autorevole sondaggio tra le aziende effettuato dalla Banca del Giappone - segnala il quinto trimestre consecutivo di deterioramento del “sentiment”: l'indice riguardante le grandi imprese manifatturiere è calato a meno 8, da zero a dicembre. Secondo molti analisti, l'indicatore dovrebbe cedere ulteriormente nei prossimi mesi, sulla scia della presumibile diminuzione della domanda esterna per il Made in Japan. Per quanto, a sorpresa, il Tankan suggerisca che le grandi aziende intendano aumentare gli investimenti di capitale dell'1,8% nell'annata appena iniziata, l'eventuale aggravamento della situazione economica internazionale e interna potrebbe spingerle verso strategie piu' prudenti.

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Maxistimoli in arrivo
Come preannunciato la settimana scorsa e confermato oggi dal premier («Non permetteremo il ritorno della deflazione»), il governo sta preparando un piano di supporto all'economia superiore a quello varato ai tempi della crisi finanziaria globale del 2008: sarà il maggiore di sempre, dunque, e sara' presentato nei prossimi giorni alla Dieta. Mentre e' stato formato un team dedicato dentro il segretariato del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, il partito liberaldemocratico al potere ha delineato una manovra dal valore complessivo di 60mila miliardi di yen (555 miliardi di dollari), pari a oltre il 10% del Pil.

I provvedimenti dovrebbero includere erogazioni di contanti alle famiglie per ravvivare i consumi. Altri due pacchetti di misure di sostegno erano stati gia' varati nei mesi scorsi, mentre la Banca del Giappone di recente ha introdotto una serie di misure espansive, compreso un aumento degli acquisti di Etf a supporto del mercato azionario.

Rischio “lockdown” per Tokyo
Negli ultimi giorni si sono rafforzate le pressioni perchè vengano introdotte restrizioni alla mobilita' e alle attivita' commerciali, specialmente a Tokyo che e' diventata il focolaio principale del Paese. Ieri i nuovi casi di contagio hanno raggiunto in citta' il nuovo record di 78, portando il totale nella metropoli a oltre 500. La Governatrice Yuriko Koike - che aveva raccomandato ai cittadini di restare in casa lo scorso weekend - ha avvertito che se il trend di aumento delle infezioni dovesse proseguire, dovranno essere prese misure restrittive su mobilita' e business in citta'. Da varie parti il premier Shinzo Abe e' sollecitato a attivare la richiesta di stato di emergenza secondo le disposizioni di una nuova legge: un passaggio che poi conferirebbe a governatori e sindaci ampi poteri per la gestione della crisi. Secondo le ultime indiscrezioni, il governo metropolitano di Tokyo si sta orientando a tenere chiuse le scuole pubbliche fino all'inizio di maggio. E potrebbe decidere di raccomandare il “lockdown” della metropoli dal prossimo weekend.

Pochi test

Tutti hanno notato che in Giappone il numero dei casi di infezione (circa 2200, con 66 decessi) risulta relativamente basso, un fenomeno inevitabilmente da mettere in relazione al numero bassi di test effettuati. E' diffusa la sensazione che le autorita' abbiano deliberatamente cercato di contenere i numeri del contagio per cercare di salvare le Olimpiadi di Tokyo e in ogni caso per salvare la faccia (un eventuale posticipo non avrebbe dovuto esser attribuito ai problemi in Giappone, ma alla diffusione globale della pandemia, in modo piu' accentuato altrove).

L'approccio delle autorita' nipponiche, preoccupate per i riflessi sull’economia, pare essere stato non dissimile da quello del Boris Johnson prima maniera o dell'Olanda: il ministero della Salute ha considerato i test - come risulta anche da dichiarazioni pubbliche - in un'ottica di «attiva investigazione epidemiologica», anziche' di «procedura medica» che implicherebbe uno screening di massa. Poi sembra aver cambiato idea. In ogni caso, dopo il rinvio dei Giochi annunciato all'inizio della scorsa settimana, i casi di infezione hanno cominciato ad aumentare. La dichiarazione di emergenza e’ ormai nell’aria.

Per approfondire:
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