Agevolazioni alle imprese

Giappone: fondi per chi rimpatria produzioni dalla Cina

Nella manovra di rilancio dell’economia, quasi 2 miliardi a disposizione delle aziende che portano in patria o altrove attività manifatturiere

di Stefano Carrer

default onloading pic
L’entrata della Chinatown di Yokohama

Nella manovra di rilancio dell’economia, quasi 2 miliardi a disposizione delle aziende che portano in patria o altrove attività manifatturiere


2' di lettura

L'idea è di quelle che potrebbero essere copiate altrove: il Giappone ha deciso di mettere a disposizione rilevanti risorse pubbliche per facilitare il ritorno in patria di produzioni manifatturiere che le aziende nipponiche avevano trasferito in Cina. Non solo: il governo guidato dal premier Shinzo Abe intende finanziare in parte anche gli spostamenti di produzione dalla Cina verso Paesi terzi, al fine di agevolare una diversificazione delle supply chain delle imprese nazionali.

Quasi 2 miliardi di euro
Nel quadro della maximanovra di stimolo all'economia calcolata a un valore complessivo di oltre 108mila miliardi di yen (oltre 900 miliardi di euro), circa 220 miliardi di yen (1,85 miliardi di euro) andranno appunto alle aziende manifatturiere che cercheranno di rendersi meno dipendenti dalle loro attività in Cina, portandone almeno una parte in Giappone. Altri 23,5 miliardi di yen saranno disponibili per chi trasferirà produzioni in Paesi terzi. Mentre l'esplosione dell'epidemia da coronavirus ha messo in evidenza i rischi di una eccessiva dipendenza da un singolo Paese nelle catene produttive del valore, una commissione governativa di recente ha sottolineato l'opportunità di favorire in generale il ritorno di attività manifatturiere ad alto valore aggiunto.

Diversificare le supply chain
Un sondaggio della Tokyo Shoko Research, in effetti, ha evidenziato a febbraio che più di un terzo di 2.600 imprese nipponiche sta pensando a diversificare la base dei fornitori, riducendo la quota che fa capo a aziende con base in Cina. Ora gli incentivi governativi potrebbero accelerare una tendenza in atto, che non può certo far piacere alle autorità cinesi. Questo mese di aprile avrebbe dovuto segnale un forte miglioramento delle relazioni bilaterali, attraverso la visita di Stato a Tokyo del presidente cinese Xi Jinping. Tutto è saltato a causa del coronavirus. Un’occasione perduta.

Anche il centro del settore auto in emergenza
I contagiati in Giappone hanno superato quota 5mila, all'indomani dell'entrata in vigore dello stato di emergenza in sette prefetture (tra cui Tokyo e Osaka). Il governatore della prefettura di Aichi (Nagoya) - il più importante centro manifatturiero nel settore automobilistico, che il governo centrale aveva lasciato fuori dall’emergenza - ha detto che dichiarerà domani lo stato di emergenza per la sua provincia (sede della Toyota e di importanti attività produttive anche oltre il settore auto).

L’emergenza non ha portato a un vero “lockdown”nelle province interessate, il che , secondo vari esperti, fa presagire una ulteriore spansione dell’epidemia. Oggi la Banca del Giappone ha rilasciato le sue valutazioni sulla situazione dell’economia, dalle quali risulta che nessuna area del Paese viene risparmiata dagli effetti della pandemia.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti