Manovra da 109 miliardi di euro

Giappone: l’Abenomics ora punta su forti stimoli fiscali anti-recessione

L’economia è in rallentamento per fattori interni (rialzo dell’Iva) ed esterni (tensioni commerciali inetrnazionali che penalizzano l’export): così l’esecutivo vara il primo grande pacchetto di supporto all’economia dal 2016, allargando i cordoni della borsa. Con l’obiettivo di spingere il Pil di 1,4 punti percentuali al marzo 2022

di Stefano Carrer

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(AFP)

L’economia è in rallentamento per fattori interni (rialzo dell’Iva) ed esterni (tensioni commerciali inetrnazionali che penalizzano l’export): così l’esecutivo vara il primo grande pacchetto di supporto all’economia dal 2016, allargando i cordoni della borsa. Con l’obiettivo di spingere il Pil di 1,4 punti percentuali al marzo 2022


3' di lettura

La terza economia mondiale sta andando - per fattori interni ed esterni - verso una prossima recessione con spazi limitatissimi per ulteriori misure espansive di politica monetaria e nella seconda metà dell'anno prossimo deve temere la cosiddetta “maledizione” Post-Olimpiadi: così il governo giapponese ha deciso di affidarsi a un'ampia manovra di stimolo fiscale – la prima dal 2016 – per sostenere la crescita, a partire da un rilancio della spesa pubblica in infrastrutture.

L'esecutivo guidato dal premier Shinzo Abe ha varato un pacchetto di stimolo superiore alle previsioni, nell'ordine di 13,200 miliardi di yen (109 miliardi di euro), che dovrebbe favorire un sostegno complessivo pluriennale all’economia – comprese le risorse del settore privato stimolate - da circa 26mila miliardi di yen e avere un effetto positivo sul Pil al marzo 2022 di circa 1,4 punti percentuali.

Si tratta di una dichiarata «accelerazione dell'Abenomics», appannata di recente dal rialzo dell'Iva dall'8 al 10% scattato il primo ottobre scorso al fine di mettere i conti pubblici su un sentiero di maggiore sostenibilità a lungo termine.

Prima manovra “Reiwa”
Dopo una misura fiscale depressiva, insomma, Tokyo allenta i cordoni della borsa per attutirne gli effetti, con una manovra di importo pari all'1,9% del Pil sull'arco di 15 mesi, molto superiore al modesto budget supplementare da 3mila miliardi di yen dell'anno scorso.

Per la prima manovra di stimolo dell'era Reiwa – iniziata a maggio con l'ascesa al trono imperiale di Naruhito, dopo le dimissioni del padre Akihito - , Abe ha detto di esser riuscito a compilare un «pacchetto potente» di misure, citando tre pilastri: ricostruzione e sicurezza contro i disastri naturali, contrasto ai molteplici rischi di frenata economica, investimenti nel futuro oltre le Olimpiadi (che si terranno nell'estate 2020 a Tokyo).

Tanti lavori pubblici
Molte risorse andranno dunque ai lavori pubblici, specie nelle zone colpite da recenti tifoni e inondazioni, ma anche all'ampliamento o rinnovamento di infrastrutture (autostrade comprese).

Vengono promessi ampi aiuti all'agricoltura (sotto pressione dopo gli accordi di libero scambio) e alle piccole e medie imprese. Altre risorse saranno attirate dall'educazione (con un ampliamento dei dispositivi tecnologici nelle scuole) e dalle nuove tecnologie (5G e oltre, fondi ai ricercatori) . Si cercherà anche di favorire il reinserimento nel mondo del lavoro delle persone di mezza età che l’hanno perso. E altro ancora, fino all’esplorazione lunare.

Limiti della politica monetaria
«Per supportare la crescita, specialmente in aree come il Giappone e l'Europa dove l'eventuale impatto positivo di una ulteriore espansione della politica monetaria sarebbe molto limitato, non c'è altra scelta che ricorrere a misure di stimolo fiscale», osserva l'economista di IHS-Markit Harumi Taguchi. Sulla stessa linea si è espresso l'economista di Moody's Analytics Steve Cochrane, secondo cui la Banca del Giappone si trova ora con le armi spuntate.

Alcuni esperti, ritengono che l'effetto-crescita sarà minore di quanto ipotizzato dal governo. Per Masaki Kuwahara di Nomura Securities, ad esempio, la spinta complessiva non andrà oltre il punto percentuale di Pil, mentre secondo Takashi Shiono del Credit Suisse in un anno l'effetto si limiterà a 0,2 punti percentuali di incremento.

Ryutaro Kono, capo economista a Bnp Paribas, opina per 0,3-0,4 punti percentuali: il problema, a suo parere, è che ci sono tanti lavori pubblici, che si spalmeranno su vari anni e saranno rallentati nell’esecuzione dalle carenze di manodopera di cui il Paese soffre sempre più.


Il rallentamento
Nel terzo trimestre il Pil nipponico è cresciuto solo dello 0,2% e l'economia sta rallentano ulteriormente sia per fattori interni (aumento Iva) sia per fattori esterni (rallentamento della crescita internazionale – tra tensioni commerciali - che sta provocando continui cali delle esportazioni giapponesi).

Gli economisti di Ubs prevedono per gli ultimi tre mesi di quest'anno un calo annualizzato del Pil nell'ordine del 3 per cento. In media, le previsioni sono di un -2,7% annualizzato. Il governo intende quindi accelerare alcune misure di spesa per evitare una recessione a breve, come accadde nel 2014 dopo il precedente rialzo dell'imposta sui consumi. E pensa già adesso al periodo post-Olimpico che dovrebbe concludere la parabola politica di Shinzo Abe (già divenuto il mese scorso il premier più longevo nella storia moderna del Giappone) , il cui mandato scade nel 2021.

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