GIORNALISTI E POLITICI

Giappone, potere e stampa si sfidano a calcio

dal nostro corrispondente Stefano Carrer

3' di lettura

TOKYO - Le magliette sono state regalate dal'Inter alcuni anni fa. Sul retro ora portano la dicitura “FCCJ Spirit”. FCCJ sta per Foreign Correspondents' Club of Japan: una squadra di giornalisti stranieri in Giappone scende in campo per sfidare un team di membri del Parlamento nipponico allo stadio Ajinomoto, nella periferia nord di Tokyo. La sfida calcistica tra corrispondenti esteri e politici giapponesi riprende, dopo alcuni anni di interruzione, in un momento molto delicato dei rapporti tra stampa e potere nel Sol Levante. E finisce 4 a 1 per la stampa, mentre nella realtà i politici si stanno prendendo una ampia rivincita.
I RILIEVI DI DUE RELATORI ONU. “Significativi segnali preoccupanti” per la libertà di stampa in Giappone emergono dal rapporto presentato di recente da David Kaye, special rapporteur delle Nazioni Unite per la promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione ( http://www.ohchr.org/EN/Issues/FreedomOpinion/Pages/Annual.aspx).
Due i rilievi principali. Anzitutto, Kaye ha notato un rafforzamento delle pressioni e dell'influenza del potere politico sui media, al punto che alcuni giornalisti con cui ha parlato nel corso della sua missione in Giappone hanno chiesto di non essere identificati. In secondo luogo, Kaye sottolinea la pericolosità potenziale della severissima legge sulla tutela dei segreti di Stato approvata nel 2014: una normativa che rende potenzialmente vastissima l'area di informazioni che il governo intende tenere fuori dai riflettori attraverso lo spettro della repressione penale e che espone i giornalisti al rischio del carcere anche in mancanza di dolo (ossia anche se non sapevano di rivelare o di chiedere informazioni su un tema ritenuto dal governo segreto). Furiosa la reazione del governo Abe, che nella risposta ufficiale ha dichiarato che il rapporto Kaye “degrada l'autorita' del UN Human Right Council”, l'organismo di Ginevra al quale verra' ufficialmente presentato il 12 giugno.

Giappone: un calcio tra potere e stampa

Altrettanto dura la reazione governativa alla lettera inviata il 18 maggio scorso al premier Shinzo Abe da Joseph Cannataci, UN special rapporteur sulla privacy, secondo cui la nuovissima legge anti-cospirazioni potrebbe restringere non solo il diritto alla privacy attraverso una estensione eccessiva dei poteri di monitoraggio sui cittadini, ma la stessa liberta' di espressione. Il Governo Abe ha promosso la legge come un passo necessario contro il pericolo del terrorismo in vista delle Olimpiadi 2020 e persino come applicazione della Convezione Onu contro il crimine organizzato transnazionale. Ci sono state proteste di piazza: c'e' chi paragona la nuova legge - che estende la punibilità di un numero enorme di reati nella fase di tentativo - a quella del 1925 sulla “preservazione della pace” che fu utilizzata per spazzare via tutte le opposizioni in nome della lotta al comunismo. Comunismo ieri, terrorismo oggi?
PRESSIONI GOVERNATIVE. Dopo quattro anni e mezzo di governo Abe, e' un fatto che il panorama dei media giapponesi appaia piuttosto timido nei confronti del potere. Tanto che lo stesso premier ha finora “sfangato” le conseguenze di due recenti scandali che lo hanno coinvolto, relativi a presunte pressioni per l'approvazione di due istituti scolastici in favore delle organizzazioni educative Moritomo Gakuen e Kake Gakuen. Ha suscitato allarme anche l'appiattimento filo-governativo del principale quotidiano del Paese, lo Yomiuri, che e' arrivato a pubblicare indiscrezioni infamanti su un alto burocrate, l'ex viceministro Kihei Maekawa, non appena ha confermato l'autenticita' di otto documenti ministeriali che imbarazzano Abe. Quanto al potere invasivo del governo sulla rete televisiva pubblica NHK, non resta che tacere, considerando le vicende RAI. Non stupisce l'irritazione del governo nipponico verso i due relatori speciali dell'Onu, che hanno piazzato un faro internazionale sui rischi legati non solo alla prassi, ma a legislazioni restrittive e invasive che peraltro seguono un crescente trend internazionale di rafforzamento della sfera di azione dei pubblici poteri.
L'ultimo World Press Freedom Index rilasciato da Reporter Senza Frontiere conferma il Giappone al 72esimo posto, ultimo tra i Paesi del G7 visto che l'Italia e' salita alla posizione numero 52 dalla precedente numero 77.

Loading...
Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti