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Giappone, record di centenari: sono oltre 86.500. L’impatto su lavoro e conti pubblici

Mai così tanti, erano 153 nel 1963. Invecchiamento e calo della popolazione condizionano l’economia

di Gianluca Di Donfrancesco

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3' di lettura

Sono ormai 86.510 i centenari in Giappone, mai così tanti negli ultimi 50 anni e con una netta prevalenza di donne (88,4%). In aumento anche i maschi, che hanno raggiunto quota 10mila per la prima volta. I dati sono stati comunicati dal ministero della Salute in occasione della festività che celebra il Rispetto per la Terza Età, che verrà celebrata lunedì 20 settembre.

Aumento costante

I centenari al 15 settembre sono 6.060 in più rispetto all’anno scorso, per il 51° anno consecutivo di aumento. Nel 1963, le persone con almeno 100 anni di età erano appena 153. Hanno superato quota 1.000 nel 1981 e 10.000 nel 1998.

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I progressi della ricerca medica hanno fatto segnare una crescita significativa negli ultimi decenni, spiega il ministero, con le aspettative di vita che in Giappone sono le più alte al mondo per entrambe le identità di genere: 87,74 anni per le donne e 81,64 per gli uomini. Quella giapponese è anche la popolazione che invecchia più rapidamente al mondo. Oltre un terzo degli abitanti ha 60 anni o più.

Calo demografico

A causa della bassa natalità, al tempo stesso, la popolazione sta diminuendo: dovrebbe scendere da 127 milioni nel 2015 a 88 milioni entro il 2065. Il Paese non registra un tasso di natalità al livello di sostituzione dal 1974. La stressante cultura del lavoro, il deterioramento delle opportunità per i giovani e la tradizionale disparità di genere, sono tra le spiegazioni di questa tendenza.

Nel 2018, il 47 % dei 65-69enni era ancora al lavoro, rispetto al 22% in media dell’Ocse. Una conseguenza di un’elevata età media effettiva di uscita dal mercato del lavoro: 71 per gli uomini, 69 per le donne, contro rispettivamente 65,4 e 63,5 nei Paesi Ocse.

Invecchiamento e calo della popolazione incidono sulla struttura dell’economia e sul debito pubblico (256% del Pil). Il calo del numero di giovani nella forza lavoro ha portato a una carenza di manodopera nel manifatturiero e l’invecchiamento della forza lavoro ha provocato un calo della produzione e dell’innovazione. La crescente popolazione anziana riduce il risparmio, mentre la diminuzione della forza lavoro si traduce in un calo del ritorno sugli investimenti e del tasso di investimento.

Secondo l’Ocse, la spesa del Giappone per le pensioni (9,4% del Pil - dati 2017) è superiore alla media (7,7%), ma più bassa di Paesi europei come Italia (15,6%), Francia (13,6%) o Germania (10,2%).

Nel 2018, l’allora primo ministro Shinzo Abe ha definito l’invecchiamento della società giapponese e il basso tasso di natalità come «la sfida più significativa per la sopravvivenza della nazione».

Economia della terza età e robot

La struttura demografica ha stimolato lo sviluppo dell’economia della terza età: il Giappone è in prima fila nei servizi per gli anziani. Diverse aziende, compresi i produttori di elettrodomestici, stanno adattando i loro prodotti a questo segmento di consumatori. Già anni fa, si prevedeva che i pannolini per l’incontinenza vendessero più di quelli per bambini.

Allo stesso tempo, Tokyo spinge su robot e intelligenza artificiale ed è all’avanguardia nell’agetech. I robot sono sempre più presenti nelle case di cura, un numero crescente delle quali deve far fronte alla carenza di operatori sanitari per un numero sempre maggiore di residenti. Nel 2014, Abe ha proclamato il raggiungimento di una «nuova rivoluzione industriale guidata dai robot» come una delle misure della sua strategia di rivitalizzazione del Giappone.

Il record

Secondo il Guinness dei Primati, la persona più anziana al mondo, di 118 anni, è di fatto una donna giapponese. Residente a Fukuoka, Kane Tanaka, è nata nel 1903, lo stesso anno in cui i fratelli Wright realizzarono il primo volo aereo che poteva essere controllato dal pilota. A 111 anni, invece, Miziko Ueda, residente a Nara, è l’uomo più anziano in Giappone.

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