energia

Giappone: sì al riavvio del rettore nucleare di Onagawa, danneggiato da tsunami

La prefettura locale ha dato il via libera. L’impianto dovrebbe essere riacceso nel 2023, alla fine dei lavori di adeguamento della sicurezza. Le autorità: «Porterà posti di lavoro»

di R.Es.

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(Keita Iijima / The Yomiuri Shimb)

La prefettura locale ha dato il via libera. L’impianto dovrebbe essere riacceso nel 2023, alla fine dei lavori di adeguamento della sicurezza. Le autorità: «Porterà posti di lavoro»


2' di lettura

Il Giappone riavvierà un reattore nucleare, quello di Onagawa, danneggiato durante lo tsunami del 2011 e lo farà grazie al consenso delle comunità locali che sperano nella «creazione di numerosi posti di lavoro» come ha detto il governatore della prefettura di Miyagi, Yoshihiro Murai, ammettendo che la scelta delle 35 municipalità, per quanto difficile, ha a che fare con le aspettative di un ritorno economico per l’intera area. L’operatore Tohoku Electric Power ha inoltre promesso un ulteriore aggiornamento delle linee guida imposte dal governo all’indomani della catastrofe di Fukushima.

I danni dello tsunami
La centrale di Onagawa fu quella più vicina all’epicentro del sisma di magnitudo 9.0 e del conseguente tsunami che l’11 marzo 2011 devastò una parte del Giappone, provocando 20mila morti e il disastro nucleare di Fukushima, il peggiore da Chernobyl nel 1986. Il reattore numero 2 di Onagawa a causa delle inondazioni ha perso gran parte della capacità di resistere a terremoti e oscillazioni e ha visto danneggiate una serie di componenti dell’impianto. L’edificio, al suo interno, ha riportato oltre mille crepe.

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La decisione di riavviare
Il governatore Yoshihiro Murai ha dato il via libera al riavvio del reattore mercoledì 11 novembre. Quando verrà riacceso, quello di Onagawa sarà per Tohoku Electric il primo a funzionare di nuovo dal disastro del 2011, il primo sulla costa Nordoccidentale del Pacifico. La società non ha ancora fissato una data per l’accensione poiché mancano le autorizzazioni finali delle autorità regolatorie e Tohoku Electric sta ancora lavorando sulle misure di sicurezza tra le quali un muro anti-tsunami alto 29 metri. La fine dei lavori è prevista nel marzo 2022 e la stima della spesa per l’adeguamento è di 340 miliardi di yen (3,1 miliardi di dollari). La società punta a rimettere in funzione l’impianto da 825 megawatt a partire dal 2023. L’impianto di Onagawa venne spazzato dall’inondazione ma il suo sistema di raffreddamento rimase intatto, salvando i reattori dal pericolo di fusione al contrario di quanto avvenne nella centrale di Fukushima gestita da Tokyo Electric Power Company (Tepco).

Superare l’energia nucleare?
Il disastro nucleare di Fukushima ha portato alla chiusura temporanea dei 54 reattori operativi nel Paese che rifornivano il Giappone di un terzo dell’energia. Poi alcuni vennero riattivati, lontani dalle aree terremotate, ma il numero è sceso a 33 con la dismissione graduale degli impianti più obsoleti. Attualmente solo nove reattori sono in funzione, distribuiti su cinque centrali atomiche. Il governo ha bisogno di riavviarne almeno 30 per rispettare l’obiettivo di derivare tra il 20 e il 22% del proprio fabbisogno energetico dal nucleare entro il 2030. In alcuni Paesi europei dove nel 2011 l’energia atomica era ancora utilizzata (non in Italia) le gravissime conseguenze del terremoto hanno indotto i Governi a riconsiderare le proprie scelte. Così la Germania ha deciso un graduale abbandono dell’energia atomica, spegnendo otto dei suoi 17 reattori e impegnandosi a chiudere tutte le centrali entro il 2022.

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