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Gig economy, Glovo: non solo pizze, ma anche detersivi e lettere a domicilio

di Enrico Netti

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3' di lettura

La nuova frontiera dell’home delivery di Glovo passa per la multicanalità e l’e commerce, in particolare con la vendita diretta di prodotti di largo consumo oltre all’affitto di spazi di cooking a ristoratori e chef che vogliono raggiungere nuovi bacini di clienti. Ci sono poi i filoni più tradizionali come la consegna di corrispondenza business, la copertura dell’ultimo miglio per i merchant dell’e commerce per finire con l’offerta per il disbrigo di “commissioni” per i propri clienti sia B2B che B2C. Ecco la nuova frontiera dell’omnicanalità applicata alle consegne a domicilio a cui si aggiunge, ovviamente, a un piano per allargare la propria presenza su tutto il territorio nazionale. Sono questi i traguardi che Elisa Pagliarani, general manager di Glovo Italia, vuole raggiungere nel corso dei prossimi mesi perseguendo un unico obiettivo: accrescere la marginalità di ogni corsa che fanno i riders con lo zaino parallelepipedo giallo.

Il nome in codice del nuovo progetto di e-commerce è dark store mentre quello per l’affitto di spazi per la preparazione dei piatti è cook room. «I dark store - spiega Elisa Pagliarani - altro non sono che piccoli magazzini cittadini non aperti al pubblico in cui Glovo stocca quei prodotti di largo consumo più richiesti dai consumatori: dai detersivi ai prodotti per la prima colazione, da quelli per la cura della persona al food e l’ordine avverrà con la app di Glovo». Tra gli altri elementi allo studio c’è l’opzione di scegliere tra i tradizionali marchi industriali oppure scommettere sulle private label che, tra le altre cose, garantiscono una marginalità nettamente superiore. Insomma un domani si potrebbero immaginare le brioche o il detersivo a marchio Glovo che arrivano a casa del cliente, con una consegna che nel week end è h24 entro 30 minuti dall’ordine.

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Cook room invece guarda al B2B. Nei piani della società c’è l’idea di affittare, sul modello del co-working degli spazi di lavoro condivisi tra diversi ristoratori. C’è chi prepara sushi, kebab, pizze, piadine, hambuger, piatti vegani e bowl food oltre a una cucina più tradizionale. Si ordina naturalmente con la app di Glovo e il rider consegna. Anche in questo caso la società sta valutando se puntare su un proprio brand. «Entro giugno aprirà la prima cook room a Torino mentre entro settembre sarà la volta di Milano - continua la manager -. Con la ristorazione la marginalità arriva fino a un terzo dello scontrino medio del partner mentre nel non food si aggira intorno al 15%». Così corrono anche i conti della filiale che nel 2018 ha registrato 10 milioni di ricavi secondo le stime preliminari contro gli 1,8 del 2017.

A Milano, per esempio, è in essere una partnership con il negozio Decathlon di piazza Castello per la consegna a domicilio. Un test perché «vogliamo proporre la vendita di prodotti con la nostra app anche ad artigiani e piccoli esercenti». Tra gli altri progetti che Glovo, continua la general manager, vuole portare avanti a livello paneuropeo «ci sarà anche la firma di un accordo di partnership con una grande catena della moderna distribuzione». Così in tutti i mercati in cui è presente l’insegna della Gdo saranno di riders di Glovo a portare a casa la spesa ordinata dai clienti. Massimo riserbo su quello che potrebbe essere il nome del partner ma considerando il ventaglio dei nomi delle catene europee presenti anche in Italia il ventaglio dei possibili candidati si restringe a Auchan, Carrefour, Despar, Aldi e Lidl.

Per quanto riguarda la diffusione del servizio lungo la Penisola i piani sono ambizioni: «Entro settembre vogliamo essere presenti in altre 100 città e creare 3 o 5 Glover center». Un piano che potrebbe avere bisogno di 4.500-5.000 collaboratori.

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