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Gilet gialli, Macron scrive ai francesi e apre il «Grande dibattito»

di Riccardo Sorrentino


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(AP)

3' di lettura

Emmanuel Macron cerca di riprendere l’iniziativa. Senza cedimenti sulla politica svolta finora. Martedì 15, insieme a 80 sindaci della Normandia, lancerà a Grand Bourgtheroulde il grande dibattito nazionale, che poi sarà concretamente guidato dalla ministra della Transizione ecologica Emmanuelle Wargon e dal ministro per gli Enti locali Sébastien Lecornu.

Cahiers de doléance già raccolti
Ha intanto inviato una lettera ai francesi, in cui ha posto - sui quattro temi oggetto del dibattito: transizione ecologica, fiscalità, organizzazione dello stato e democrazia e cittadinanza - una trentina di problemi ai quali i cittadini, attraverso i cahiers de doléance già raccolti, i dibattiti comunali che avranno luogo fino a metà marzo e il sito messo a disposizione dei cittadini, dovranno rispondere.

Un nuovo patto sociale
La lettera di Macron mette subito dei vincoli. «C’è una condizione: non accettare alcuna forma di violenza»,■nella quale il presidente contempla anche «la pressione e gli insulti»: negli ultimi tempi i deputati della maggioranza sono stati oggetti di minacce, intrusioni domestiche e altre forme di aggressione. Nel concreto, Macron sottolinea che «non ci sono temi vietati» ma ricorda che «sono stato eletto su un progetto» (ed evidentemente non si può chiedergli di sconfessarlo): la prosperità, la lotta alla disoccupazione , la «sovranità industriale, digitale e agricola», una scuola «della fiducia» per ricostruire un nuovo patto sociale sono le sue priorità.

La patrimoniale non si tocca
Soprattutto «non ritorneremo sulle misure che abbiamo preso [...] al fine di incoraggiare gli investimenti e fare in modo che il lavoro venga pagato di più. Sono state votate da poco e cominciano appena a manifestare i loro effetti». L’idea è quella di «andare più lontano». La patrimoniale finanziaria abolita da Macron e quella immobiliare che gradualmente sarà azzerata, insomma, non si toccano, malgrado le richieste dei Gilets Jaunes che vedono in questa abrogazione l’esempio emblematico di una politica a favore dei ricchi.

Meno tasse, meno spese
Il primo tema è dunque quello fiscale sul quale Macron ricorda che «non possiamo in ogni caso cercare un taglio delle imposte senza abbassare il livello complessivo delle spese pubbliche». La polemica dei Gilets, però, verteva soprattutto sulla distribuzione del carico fiscale. Macron chiede quindi proposte sul «patto sociale» tra i francesi e, più concretamente, per rendere la fiscalità «più giusta ed efficace», per individuare dove si possano fare economie e quali servizi pubblici si possano indebolire e quali invece rafforzare.

Caldaie e automobili
Il secondo tema riguarda l’organizzazione dello Stato, e Macron chiede proposte sul se, e cosa, decentralizzare in modo da essere più vicini ai cittadini. A proposito della transizione ecologica, le domande riguardano i modi per finanziarla ma poi scendono sul terreno quotidiano delle caldaie, delle automobili, delle abitazioni, degli spostamenti dei pendolari.

Rappresentanti estratti a sorte
È sulla democrazia e la cittadinanza, però, che Macron si lancia in proposte più avanzate: «Occorre riconoscere le schede bianche? Occorre rendere il voto obbligatorio?», si chiede la lettera. Il presidente interroga i cittadini sul peso che dovrà avere il criterio proporzionale, sul numero dei rappresentanti, sul ruolo del Senato e del Conseil Économique, Social et Environnemental (corrispondente al nostro Cnel), sui referendum - tema centrale oggi delle rivendicazioni dei Gilets Jaunes - e addirittura sulla possibilità di estrarre a sorte cittadini da affiancare alle funzioni pubbliche.

Migrazione e laicità
Non manca, un po’ a sorpresa, una domanda sull’immigrazione. «Una volta rispettati i nostri obblighi di asilo, pensate che possiamo fissare obiettivi annui definiti dal Parlamento?», chiede la lettera che cerca anche soluzioni su «come rinforzare i principi della laicità francese, nei rapporti tra lo Stato e le religioni del nostro paese».

Il silenzio sull’Europa
Grande assente, l’Europa. Tema troppo caldo, divisivo, soprattutto alla vigilia della campagna elettorale di fine maggio: le forze euroscettiche, Rn, Debout la France, Les Patriotes - ma anche alcune di sinistra - hanno un loro zoccolo duro che non si è certo eroso (ma che, Rn a parte, non è neanche aumentato, malgrado i Gilets) mentre Macron vorrà con tutta probabilità restare protagonista in prima persona su un tema che è stato da subito al centro della sua politica e dell’identità stessa di La République en marche!

I Gilets chiedono il referendum
La risposta dei Gilets jaunes è arrivata ieri pomeriggio. Il movimento ha raccolto l’invito alla pacificazione della Francia lanciato da Macron - non senza sottolineare però il «disprezzo» che il presidente continuerebbe a manifestare per i francesi, e le troppe barriere poste al dibattito - e hanno chiesto un incontro immediato, rapido, per introdurre il Référendum d’initiative citoyenne, o Ric, abrogativo, propositivo, che permetta di revocare gli eletti, modificare la Costituzione e ratificare (o bloccare) trattati internazionali.

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