analisiPERCEZIONE E REALTÀ

Gilet gialli, i numeri dell’economia raccontano un’altra Francia

di Riccardo Sorrentino

Prosegue la rivolta dei gilet gialli, fermato portavoce

6' di lettura

«Non arriviamo a fine mese». È la più drammatica delle grida d’allarme che il movimento dei Gilets jaunes ha lanciato nelle scorse settimane, durante le manifestazioni che hanno scosso la Francia: la condizione dei pensionati, per i quali sono stati aumentati – senza compensazioni – i contributi e la crescente diseguaglianza nel paese sono state le cause individuate dai dimostranti. Eppure la Francia ha un’economia ricca, un po’ in affanno dopo la crisi, ma non certo in difficoltà; e ha un welfare invidiabile, al quale i francesi non rinuncerebbero mai. Quelle affermazioni, insomma, stonano un po’ con quanto tradizionalmente si racconta del paese. Cosa è cambiato?

Rischio di povertà basso

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FAMIGLIE CHE RAGGIUNGONO FINE MESE CON DIFFICOLTÀ

In %. (Fonte: Eurostat)

FAMIGLIE CHE RAGGIUNGONO FINE MESE CON DIFFICOLTÀ

Molto poco, in realtà. I numeri non raccontano la stessa storia riferita dai Gilets jaunes, che appare in alcuni casi un’esagerazione, in altri una percezione del tutto inadeguata della situazione concreta. Soprattutto, confermano indirettamente una tesi che circolare sempre più: il tema della protesta è politico, non economico.

La Francia non è, innanzitutto, un paese che debba davvero temere la povertà: le persone a rischio di povertà ed esclusione sociale sono il 17,1% del totale, meno del 19% della Germania e del 28,9% dell’Italia. Il numero delle famiglie che raggiunge fine mese “con grande difficoltà” è pari al 4,1% del totale. Non è il 2,1% della Germania, ma è comunque uno dei migliori dati di Eurolandia. Passando alle persone che raggiungono invece fine mese “con difficoltà”, la quota aumenta al 14%, po’ al di sopra della media di Eurolandia, ma in flessione costante dal 16% del 2013.

Dove la Francia mostra qualche segnale di stress è quando si allarga l’indagine alle famiglie che incontrano almeno “qualche difficoltà”. In questo caso la percentuale (39,7%), pur restando inferiore al 47,8% italiano (il secondo peggior dato di tutta l’Unione europea), è piuttosto elevata, ma anche in questo caso è in flessione (in Italia, invece, è in drammatico aumento). In Germania, la percentuale è del 9,5%.

La vita difficile di pensionati e genitori single

ULTRA 65ENNI CHE RAGGIUNGONO FINE MESE CON DIFFICOLTÀ

In % (Fonte: Eurostat)

ULTRA 65ENNI CHE RAGGIUNGONO FINE MESE CON DIFFICOLTÀ

Si può ipotizzare che solo alcuni tipi di famiglie incontrino davvero difficoltà. I pensionati, per esempio, protagonisti della narrazione dei Gilets jaunes. In realtà, i single con oltre 65 anni d’età che trovano “grande difficoltà” sono l’1,2% del totale, il minimo in tutta la Ue, e quelle che incontrano “difficoltà” sono il 14%, che è un dato appena inferiore alla media di Eurolandia, anche se segnala un brusco aumento rispetto al 2017. L’aumento, nel 2018, dei contributi sociali ha probabilmente ulteriormente peggiorato questo dato. Anche per questa categoria di persone occorre allargare l’indagine a coloro che incontrano almeno “qualche difficoltà” (sono il 42,7%) per fare della Francia uno dei paesi più disagiati di Europa. Anche in questo caso, però, i numeri sono in costante flessione.

Il disagio, insomma, esiste, ma è in calo nel tempo. In ogni caso, l’errore di Emmanuel Macron, che ha fatto pesare parte della sua manovra economica sui pensionati, è evidente. È anche vero, però, che lo Stato spende per la vecchiaia 4.291 euro per abitante (in crescita del 2,1% reale annuo dal 2007 al 2016) contro i 3.487 euro della Germania (+1,4%) e i 3.856,27 (+0,5% annuo) dell’Italia. In Francia sono in realtà i single con figli a carico a “soffrire” di più (il 30,2% arriva a fine mese con difficoltà, mentre in Italia sono il 23%).

I rincari di carburanti e riscaldamento

CARBURANTI E RISCALDAMENTO

Base 2010 = 100 (Fonte: Eurostat)

CARBURANTI E RISCALDAMENTO

La richiesta economica principale dei Gilets jaunes è la riduzione delle imposte sui beni di prima necessità: alimentari, elettricità, carburanti da trasporto, carburanti per il riscaldamento, gas. Non tutto torna, però: in Francia i prezzi degli alimentari sono aumentati dal 2010 del 10,4%, contro il 13,4% di Eurolandia, gli affitti del 5,6% contro il 12,8%, l’elettricità del 10,8% contro il 15,8% di Eurolandia (e il +23% dell’Italia). Sono le spese per i carburanti – quelle che hanno scatenato la protesta – a pesare di più: quelli per il trasporto sono aumentati del 26,9%, contro il 13,4% di Eurolandia, e soprattutto quelli per il riscaldamento: +23% contro il +10,4%.

Le differenze tra città e campagne

CATTIVE CONDIZIONI DI SALUTE, TRA 18 E 64 ANNI

% popolazione (Fonte: Eurostat)

CATTIVE CONDIZIONI DI SALUTE, TRA 18 E 64 ANNI

Si è molto parlato, per spiegare la protesta dei Gilets, delle differenze tra città e aree non metropolitane (non necessariamente rurali), soprattutto a proposito dei servizi pubblici. Può allora essere interessante valutare, sia pure indirettamente, se la sanità francese sia ben distribuita. Il sistema sanitario offre servizi di alta qualità, piuttosto costosi (3.052 euro per abitante, contro i 3.779 euro della Germania e i 1.828 dell’Italia) ma con una distribuzione geografica non eccezionale, mentre l’organizzazione del sistema è molto complessa. Un’analisi dell’Ocse del 2015 segnalava grandi disparità: 3,9 medici per mille abitanti in città, 2,7 nelle aree rurali, molto meglio in ogni caso rispetto a due anni prima (rispettivamente 4,1 e 1,4). I risultati sono, questa volta, rivelatori: le città francesi – più piccole, a parte Parigi – sono più sane di quelle tedesche (ma non di quelle italiane), mentre in campagna e nei centri minori le condizioni di salute sono decisamente meno sane, e risultano in peggioramento negli ultimi anni, soprattutto nelle piccole città e nelle periferie.

Un welfare generoso

Non si può dire però che il welfare state francese non sia generoso. Le spese sociali sono pari a 11.445 euro per abitante, contro gli 11.281 euro della più ricca Germania, e gli 8.229 euro dell’Italia. Meno efficace di quello tedesco, aiuta molto i più poveri. Grandi sforzi sono destinati alla famiglia e ai figli: i sussidi permettono forti integrazioni del reddito, soprattutto se uno dei genitori deve limitare o rinunciare all’attività lavorativa. Persino la spesa per baby sitter e nidi è sussidiata. Per la famiglia e i figli la Francia spende 816 euro per abitante, contro i 1.233 della Germania e i 491 dell'Italia. Segnano un aumento limitato, però: lo 0,3% annuo in termini reali, contro il 3,3% della Germania e il 4,6% dell’Italia. Il sistema fiscale, d’altra parte, prevede il quoziente familiare ed è particolarmente generoso. Un dipendente con uno stipendio di 50mila euro e moglie e figli a carico paga 10.226 euro di contributi sociali e 910 di imposte (zero se i figli sono due).

La corsa delle retribuzioni

RETRIBUZIONI REALI

Base 1998 = 100 (Fonte: Eurostat)

RETRIBUZIONI REALI

Non si può dire che il tenore di vita complessivo dei francesi si sia abbassato. Dal ’99 a oggi – il periodo di Eurolandia – i salari medi reali (depurati dall’inflazione, quindi) sono aumentati del 23%, contro il 16% della Germania e quel piccolo 2,3% italiano che riassume i problemi del nostro paese. Dopo la crisi si è sicuramente assistito a un rallentamento, mentre la Germania ha accelerato, ma dal 2010 le retribuzioni medie reali sono comunque cresciute del 5%: è una crescita dello 0,75% annuo, nettamente più lenta del +1,25% del periodo pre crisi, ma che segna comunque un incremento del potere d’acquisto (dopo la Grande recessione, in Germania i salari sono aumentati dell’1,5% annuo, contro lo 0,35% pre crisi, in Italia sono calati dello 0,5% annuo contro il +0,5% pre crisi).
È vero che la disoccupazione è relativamente elevata, soprattutto quella di lungo periodo. Sarebbe irragionevole pensare però che gli elevati salari minimi, ulteriormente aumentati da Macron, non abbiano qui un ruolo. È raro che a un aumento delle retribuzioni garantite si assista a un miglioramento della situazione occupazionale.

Égalité. O forse no

LA QUOTA DI REDDITO DEL 10% PIÙ RICCO

In % (Fonte: Eurostat)

LA QUOTA DI REDDITO DEL 10% PIÙ RICCO

La grande critica rivolta a Macron è quella di aver reso i ricchi più ricchi. C’è un problema di cattiva redistribuzione del reddito? Forse - le posizioni di rendita sono forti, in Francia - ma senza drammi. La quota di reddito del decimo della popolazione più povero ha perso dal 2008 al 2017 0,2 punti percentuali, mentre quella del decimo più ricco ha perso 0,7 punti percentuali (e anche il 1° centile, l’1° della teoria del 99%, ha perso terreno). In Germania le cose sono forse andate meglio: i poveri hanno “guadagnato” 0,2 punti, mentre i ricchi hanno perso 0,8 punti; ma in Italia i poveri hanno perso 0,6 punti, e i ricchi ne hanno guadagnati 0,6. È vero però che il primo decile non è mai stato così “povero”, in termini relativi.
Allargando lo sguardo, in Francia solo il primo, il nono e il decimo decile hanno marginalmente perso terreno, mentre la classe media ha marginalmente guadagnato. In Italia il 40% meno ricco della popolazione ha perso quote di reddito, mentre il 40% più ricco le ha aumentate. Il reddito mediano francese, del resto, è aumentato dal 1999 al 2017 del 2,75% annuo, contro il 2,36% tedesco e il 3,53% italiano. La metà dei francesi guadagna meno di 22.077 euro, la metà di più (in Germania il livello “centrale” è del 21.920 euro, in Italia di 16.542 euro).

Rivendicazioni politiche
Non sembra, allora, che la Francia - paese non privo di problemi - sia oggi un’economia in cui le condizioni di vita siano diventate proibitive per troppe persone. Non se si confronta l’economia con quella di altri paesi ricchi. Né sembra che il problema si chiami davvero Macron, che pure ha commesso quantomeno l’errore di non aver adottato la giusta sequenza di interventi nel suo tentativo di “cambiare la Francia”. In piazza sembra essere scesa piuttosto la société de défiance, la società della sfiducia: al primo turno delle legislative 2017, i partiti antisistema - contando anche i verdi - hanno raggiunto il 35%. Il carattere apartitico del movimento mostra ora che non tutti i francesi si riconoscono nelle opposte, e inevitabilmente astratte, ideologie della destra e sinistra radicale; e scendono in piazza. Le loro motivazioni però, sembrano tutte politiche - come mostra la richiesta crescente del Référendum d’initiative citoyenne - e rendono il compito di Macron, ora, più difficile.

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