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Gillier (Zadig&Voltaire): «Italia mercato strategico»

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Come quasi tutti i francesi, Thierry Gillier sembra parlare la sua lingua anche quando si esprime in inglese. Ma il suo non è sciovinismo: l’imprenditore ha puntato fin dall’inizio sull’internazionalizzazione di Zadig&Voltaire e per la prima sfilata nella storia del marchio non ha scelto Parigi bensì New York. Per quanto sia difficile pensare a un nome più evocativo della cultura francese di Zadig&Voltaire, direttore creativo e co-fondatrice è la svedese Cécilia Bönström, compagna di Gillier. Nato nel 1996 a Parigi, Zadig&Voltaire ha ricavi per circa 210 milioni e vuole restare indipendente.

Lunedì 13 febbraio, quarto giorno della fashion week americana, sono andate in passerella le collezioni donna e uomo di Zadig&Voltaire, che si aggiunge così ai marchi che hanno optato per show “co-ed”. Oggi a Londra Burberry farà lo stesso, mercoledì succederà per Gucci a Milano moda donna e sabato sarà la volta di Bottega Veneta.

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Come è nata l’idea di sfilare a New York e non durante una fashion week europea?

Ci è sembrato il modo migliore per festeggiare i vent’anni del marchio. Inoltre vorremmo accelerare la crescita negli Stati Uniti, dove il nostro spirito “rock-chic” ha avuto da subito un grande successo. Il nuovo negozio che aprirà a breve a New York si trova in Broome Street, nel cuore di Soho ed è tra i più grandi al mondo: 650 metri che seguono un concept che abbiamo già applicato al flagshipstore di Melbourne.

Sfilata a New York, nuovi negozi in tutto il mondo, strutture commerciali rafforzate. Sono investimenti importanti, in anni di crisi.

In realtà noi la crisi dei consumi non l’abbiamo sentita molto: nel 2016 il fatturato è cresciuto dell’8%. Ma quasi certamente avremmo continuato a investire anche in presenza di un rallentamento delle vendite. Il nostro è un progetto di medio-lungo periodo per affermarci come brand di lifestyle e negli ultimi anni tutte le categorie in cui siamo entrati, dalle borse agli orologi, ci hanno dato riscontri positivi. Stanno andando molto bene poi i profumi, frutto di un accordo con Shiseido: abbiamo fatto un lancio parallelo di una fragranza femminile (This is Her) e maschile (This is Him), che vengono persino pubblicizzate insieme.

Nell’abbigliamento siete famosi per il cashmere plume, ultre leggero e lavorato in Francia. Borse e scarpe dove sono prodotte?

La maggior parte delle scarpe e buona parte degli accessori in pelle sono made in Italy, ca va sans dire... Ma abbiamo fornitori anche in Spagna, Portogallo e naturalmente Francia. Cerchiamo di essere più flessibili possibile, perché usciamo con sei collezioni all’anno e nei negozi ci sono sempre nuovi arrivi.

E l’Italia come mercato?

Il vostro Paese è strategico per qualsiasi marchio della moda. Conquistare gli italiani è una garanzia di successo anche su altri mercati e siamo molto soddisfatti dell’andamento degli ultimi anni. Sia i tre negozi di Milano, due su strada e un grande shop-in-shop all’interno della Rinascente, sia quelli di Roma vendono alla clientela locale e ai turisti e l’Italia è tra i mercati più importanti in Europa.

Nel 2012 avete venduto una quota del 30% a un fondo di private equity. Che cambiamenti ha comportato?

Nessuno, posso dire. Siamo ancora un’azienda famigliare e i nostri soci di minoranza non hanno mai preteso di influenzare le decisioni mie o di Cécilia né di consigliarci cambi di strategia. Abbiamo messo a frutto le risorse finanziarie che hanno portato in Zadig&Voltaire e per il fondo siamo stati e siamo un buon investimento.

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