CORONAVIRUS

Gimbe a Regioni e Comuni: «Subito restrizioni locali per scongiurare un altro lockdown»

Il monitoraggio periodico della fondazione: dal 7al 13 ottobre infezioni raddoppiate (da 17.252 a 35.204) e impennata di ricoveri e terapie intensive

di Barbara Gobbi

Coronavirus, Francia: coprifuoco dalle 21 alle 6 per 6 settimane

Il monitoraggio periodico della fondazione: dal 7al 13 ottobre infezioni raddoppiate (da 17.252 a 35.204) e impennata di ricoveri e terapie intensive


3' di lettura

Il Dpcm del 13 ottobre già non basta più. Quelle misure varate dal presidente del Consiglio - con non poche polemiche da parte delle Regioni - andrebbero irrobustite proprio da governatori e sindaci alle prese con centinaia e centinaia di focolai locali. Per arrivare anche a mini-lockdown, necessari se si vuole evitare misure più drastiche e temutissime come un secondo lockdown nazionale, magari sotto Natale, che lo stesso presidente del Consiglio Conte non esclude più.

Il Covid-19 corre veloce e l’Italia, “virtuosa” tra i grandi Paesi europei fino a oggi, comincia a manifestare affanno. E riprende a inseguirla, l’epidemia, invece di governarla. Lo dicono i dati, tutti in crescita, snocciolati dalla Fondazione Gimbe che da inizio epidemia dedica il suo monitoraggio indipendente all’evolversi del Sars-CoV-2 nel Paese. E che proprio sulla scorta del peggioramento di tutti gli indicatori lancia un appello alla massima collaborazione tra gli amministratori locali, affinché integrino, dove e appena serve, le ultime misure assunte con decreto. Del resto lo prevede lo stesso Dpcm: le Regioni possono intervenire con ulteriori giri di vite per arginare e contrastare i contagi.

I dati

La settimana 7-13 ottobre - l’ultima considerata dal monitoraggio Gimbe - non fa sconti rispetto ai sette giorni precedenti: incremento esponenziale dei nuovi casi (35.204 vs 17.252) a fronte di un moderato aumento dei casi testati (505.940 vs 429.984) e di un netto incremento del rapporto positivi/casi testati (7% vs 4%). Ancora: crescita degli attualmente positivi (87.193 vs 60.134) con le curve sia dei ricoveri sia delle terapie intensive che s’impennano: i pazienti sono aumentati rispettivamente di 1.451 (+40%) e di 195 unità (+61,1%). Gli ospedalizzati sugli attualmente positivi - rilevano ancora dalla Fondazione - rispetto a una media del 6,4% oscillano dal 2,6% del Friuli-Venezia Giulia al 10,2% della Liguria. E sono in crescita anche i decessi: 216 rispetto ai 155 della settimana prima.

Da qui il monito del presidente Gimbe Nino Cartabellotta: «Gli effetti delle misure del nuovo Dpcm - spiega - oltre a non poter essere valutati prima di 3 settimane, saranno in parte neutralizzati dall'incremento esponenziale dei contagi e dall’ulteriore sovraccarico dovuto all’influenza. Ci appelliamo a Regioni e sindaci: intervenire tempestivamente con misure restrittive locali, compresi lockdown mirati, per spegnere i focolai, arginare il contagio diffuso e prevenire il sovraccarico degli ospedali. Altrimenti il rischio di restrizioni più ampie (lockdown incluso) è dietro l’angolo».

Le differenze regionali

«Con l’aumentare vertiginoso dei numeri - spiega ancora Cartabellotta - il dato nazionale non rende conto delle marcate differenze regionali e provinciali che richiedono provvedimenti più restrittivi al fine di circoscrivere tempestivamente tutti i focolai e arginare il contagio diffuso». Ad esempio, nella settimana 7-13 ottobre l’incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 58,3, è superiore a 100 in due Regioni - Valle d’Aosta (141,6) e Liguria (113,1) - e in 6 province: Belluno (181,3), Genova (144,7), Arezzo (129), Pisa (125,3), Prato (125,3), Napoli (110,3). Performance regionali sull'altalena anche sul fronte della capacità di “testing & tracing”, tra le armi più affilate ma ancora inadeguate, per contrastare l’epidemia: a fronte di una media nazionale di 838 casi testati per 100.000 abitanti, il numero varia dai 523 delle Marche ai 1.276 della Toscana.

L’incremento del rapporto positivi/casi testati passa dal 4% al 7%, a conferma che il virus circola in maniera sempre più sostenuta. Il valore superiore al 6% in quasi tutte le Regioni dimostra un sovraccarico nel tracciamento e isolamento dei focolai e richiede un potenziamento urgente dei servizi territoriali deputati alle attività di testing & tracing. Rispetto ad una media nazionale del 7% il range varia dal 2% della Calabria al 16,4% della Valle D’Aosta.


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti