Idee per il futuro

Gimmi Jeans, la start up che vuole ridare una vita sostenibile al tessuto di canapa

Due giovani imprenditori veneti puntano a recuperare la coltivazione della canapa, fra le fibre più sostenibili, e producono con il suo tessuto dei jeans a km zero, plastic free e con kit di riparazione

di Chiara Beghelli

Gimmi Jeans

4' di lettura

Se Cristoforo Colombo ha raggiunto l’America è stato anche grazie alla canapa: coltivata da secoli in Italia, per fare le vele delle navi (che sono ancora uno dei vanti dell’Amerigo Vespucci) e le tovaglie di famiglia, camicie e pantaloni, la fibra tessile derivata dalla Cannabis Sativa potrebbe oggi trasportare l’industria della moda verso una reale sostenibilità, grazie alle sue caratteristiche. La pianta di canapa, infatti, necessita del 75% di acqua in meno del cotone, non ha bisogno di essere trattata con pesticidi perché è un’infestante naturale che si difende da sé, ha una resa altissima. La sua fibra è traspirante, molto resistente e ha anche proprietà antimicrobiche. È per questo che due giovani imprenditori veneti appassionati di sostenibilità hanno deciso di puntare sulla canapa per lanciare il loro marchio, Gimmi Jeans, con cui firmano jeans fatti interamente di canapa.

Da sinistra, Francesco Vantin e Matteo Sandri, fondatori di Gimmi Jeans

Il sogno di Francesco e Matteo: far rinascere la canapa come fibra più sostenibile

Francesco Vantin e Matteo Sandri, entrambi 25 anni, vivono in provincia di Vicenza, nel distretto tessile di Valdagno, e hanno condiviso un percorso di studi proprio sull’industria del loro territorio: «È proprio studiando i tessuti che ci siamo resi conto dell’impatto sull’ambiente dell’industria della moda - spiega Francesco -. Abbiamo unito questa consapevolezza agli insegnamenti di mia nonna, che da giovane coltivava proprio la canapa per fare tessuti e cordami che poi erano condivisi con la comunità». Il progetto è nato due anni fa, proprio nel 2020 della pandemia, un anno che ha generato nuove consapevolezze e urgenze sul fronte della sostenibilità: «Abbiamo ripreso a coltivare da soli la canapa, piantando due anni fa semi di futura 75 su circa 600 metri quadri di terreno - prosegue Matteo -. Abbiamo anche costruito degli attrezzi speciali e collaboriamo con una filatura e una tessitura di zona per metterli a punto».

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L’Italia torni a essere leader nella produzione di canapa

Fino agli anni Settanta l’Italia era uno dei Paesi più importanti in Europa per la coltivazione della canapa tessile, un’industria che poi è entrata in crisi, nonostante tentativi di rilanciarla come il consorzio nato fra la fine degli anni 90 e l’inizio dei Duemila, al quale aveva partecipato anche Giorgio Armani, ma che non è decollato. Oggi la trasformazione della canapa in fibra viene principalmente gestita in Italia dal Linificio e Canapificio Nazionale, antica azienda oggi parte del gruppo Marzotto e diventata di recente società benefit. In realtà anche marchi leader dell’industria della moda stanno tornando a usare la canapa: ci sono sperimentazioni come le sneaker “Move to Zero” di Nike, ma anche casi di impiego più strutturale come nel caso di Patagonia, che già da anni usa la canapa per la sua linea di abbigliamento da lavoro, ben consapevole delle caratteristiche che rendono la canapa forse la fibra tessile più sostenibile: essendo una pianta infestante si riproduce molto velocemente, e non necessita di pesticidi. Produce il 220% di fibre in più del cotone, è più resistente e dunque durevole.

Gimmi Jeans, il ritorno della canapa da indossare

Il merito di Gimmi Jeans è anche impegnarsi per un recupero di questa antica tradizione e produzione tessile, e in questo senso i due imprenditori stanno collaborando con alcune aziende. Per ora il tessuto usato per i loro capi viene da tre aziende, due del distretto di Valdagno, nel raggio di 30 km, e dalla lombarda Candiani, celebre per i suoi denim sostenibili.

Una lavorazione a km zero e totalmente plastic free

Francesco e Matteo seguono ogni fase della produzione: ««I jeans sono confezionati in un laboratorio artigianale di Cornedo Vicentino, a pochi km da qui. Produciamo piccole quantità, ogni volta circa 50 capi fra jeans da uomo e da donna, ma facciamo anche grembiuli, mascherine, borse, soprattutto per aziende della zona che ce lo chiedono - prosegue Matteo -. Noi vogliamo essere davvero plastic free, dunque non solo non usiamo nessun tipo di tessuto stretch, ma non c’è traccia di plastica neppure nelle etichette interne, in cotone organico. Anche i dettagli nascosti sono fondamentali. Inoltre, abbiamo deciso di fare una garanzia a chi acquista i nostri jeans, con il rimborso totale se non li soddisfa, e forniamo anche un kit per l’eventuale riparazione, insieme a un sacchettino di juta con dentro semi di canapa».

Si punta alla crescita anche con una campagna su Kickstarter

Per ora i jeans Gimmi possono essere acquistati nel loro e-shop e in due boutique, Marinotti a Cortina e Prototipo a Milano, ma l’intenzione, ovviamente, è di crescere: «C’è molto interesse per Gimmi, sia da parte dei puristi del jeans che amano uno stile fermo e pulito, e anche da persone interessate alla canapa - nota Francesco -. Ci stiamo informando per entrare a far parte di incubatori, ma nel frattempo abbiamo lanciato una campagna su Kickstarter».

Intanto, intorno a Gimmi Jeans, a Francesco e a Matteo e alle loro idee, qualcosa si muove: la nuova Legge di Bilancio ha istituito il Fondo per la tutela e il rilancio di alcune filiere agricole come quella della canapa, per la quale sono stati stanziati 3 milioni di euro. Un importante inizio per aiutare quelle piante a tornare a ondeggiare al vento nei campi di tutta Italia.

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