Il caso Quercetti

Giocattoli, la svolta ecologista premia i chiodini made in Italy

I modelli anni Settanta sostituiti da una linea in plastica con contenuto vegetale al 40%
L'azienda ha limitato le perdite al 4%: il mercato cinese ha registrato un aumento dei ricavi del 250%

di Marco Panzarella

I colori. Quercetti ha lanciato i prodotti PlayBio, che utilizzano plastica eco-sostenibile che sa di legno proveniente dal Nord Europa:il colore è pastello e non lucido

3' di lettura

Nella periferia nord di Torino, poco distante dalle rovine dell’ex Fiat Grandi Motori, c’è un grosso parallelepipedo grigio in cemento armato, tipica costruzione industriale degli anni Settanta, con inserti rossi sbiaditi dal tempo. È lo stabilimento Quercetti, storica fabbrica di giocattoli nata nel dopoguerra grazie all'intraprendenza di Alessandro Quercetti, ex pilota di aerei trasferitosi nel capoluogo piemontese da Recanati alla fine della Seconda guerra mondiale.

Da allora è trascorso più di mezzo secolo e nel frattempo i celebri “chiodini” e altre centinaia di giocattoli educativi hanno reso l’azienda un marchio made in Italy famoso e riconoscibile in tutto il mondo, che fa della creatività e della sostenibilità i suoi punti di forza. Una nicchia di mercato che neppure la pandemia da Covid-19 è riuscita a scalfire, anche grazie alle intuizioni di un management illuminato che non si limita a resistere ai cambiamenti, ma rilancia con scelte innovative. «I lockdown – spiega Stefano Quercetti, amministratore delegato dell’azienda – hanno causato una perdita nel settore pari al 7%, noi abbiamo fatto meglio con un calo del 4% ma i dati non devono ingannare, è stato un anno difficilissimo». In effetti a inizio pandemia lo stabilimento è stato costretto a fermarsi per poi riaprire a maggio 2020. «La situazione si è stabilizzata, ma i guai sono arrivati con la seconda ondata. Ci sono stati dei casi di contagio all’esterno, alcuni familiari dei dipendenti, e tra tamponi, assenze e attese non è stato facile garantire la produzione, anche perché tra ottobre e novembre è il momento di maggiore sforzo e potevamo contare soltanto su un turno lavorativo da otto ore, anziché sui canonici tre».

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La storia della Quercetti è circondata da un’aura di romanticismo. Un po’ come nella fabbrica di cioccolato narrata da Roald Dahl, in corso Vigevano vengono realizzati da cima a fondo dei giocattoli senza tempo, destinati ai bambini di tutto il mondo. I meccanismi – alcuni dei quali complessi come nel premiato Skyrail, una pista sospesa per biglie – non necessitano di batterie. C’è perfino una linea montessoriana e, da circa un anno, sono stati lanciati i prodotti PlayBio, che utilizzano plastica eco-sostenibile che sa di legno proveniente dal Nord Europa, riconoscibile dal colore pastello e non più lucido. «Siamo tra le prime aziende a produrre una plastica con contenuto vegetale pari al 40% - spiega Quercetti - il materiale bio ha caratteristiche differenti rispetto alla plastica tradizionale e comporta l’utilizzo di nuovi stampi, con un sensibile aumento dei costi. La scelta però si è rivelata vincente, perché la nuova linea ha contribuito ad accrescere il nostro appeal. C’è poi una forte motivazione etica, il pianeta va salvato ed è giusto farlo capire ai più piccoli».

A certificare la bontà del progetto, la vittoria alla quarta edizione dei Toys Awards, dove Quercetti ha conquistato il primo posto nella categoria “Giocattoli Prima Infanzia” con PlayBio FantaColor Baby, un gioco di bottoni a basso impatto ambientale.

Alla svolta ecologista si è intanto affiancata una coraggiosa politica di espansione, che ha portato alla fondazione - tre mesi prima che scoppiasse la pandemia - di una filiale nel Maryland, Stati Uniti. Il mercato più fiorente resta però quello cinese, che nel 2020 ha fatto registrare un aumento dei ricavi pari al 250%, più del doppio rispetto all’anno precedente. Il trasferimento della produzione in Cina, o in altri Paesi dove il costo della manodopera è più basso, è però un’idea che in azienda non è mai stata presa in considerazione. «Consegniamo i nostri giocattoli in 2-3 settimane dal ricevimento dell’ordine – osserva Quercetti – mentre produrre in Asia significa allungare i tempi e avere meno flessibilità. Continueremo a lavorare in Italia, nonostante i costi e il carico fiscale per gli imprenditori siano molto alti, quasi ineguagliabili nel mondo. Siamo convinti che sia necessario tutelare il know how che abbiamo costruito con fatica, quello è il nostro vero valore aggiunto e non vogliamo rinunciarvi».

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