VERSO Il verdetto

Giochi 2026, Milano batte Stoccolma per capacità di attrarre grandi eventi

di Giacomo Bagnasco e Gianni Menicatti*


Olimpiadi 2026, Milano alla prova del Cio: qui c'è forte identità

4' di lettura

La volata continua. Milano/Cortina e Stoccolma/Aare sono come due ciclisti che non staccano un attimo le mani dal manubrio, testa bassa e gambe a pieni giri per avere la meglio sotto il traguardo. In palio le Olimpiadi invernali del 2026. Mancano poche ore al verdetto. Lunedì a Losanna si svolgerà la sessione del Cio, Comitato internazionale olimpico, nella quale si individuerà la candidatura vincente.

Giorni da vivere più che intensamente, pronti - nel rispetto dei fusi orari - a rispondere 24 ore su 24 a richieste di chiarimento provenienti da qualsiasi parte del mondo. Le due delegazioni si preparano a presentare le loro proposte, agendo su più piani e mobilitando vip del mondo sportivo e non. E se per la Svezia si muoverà anche la principessa Vittoria, l’Italia schiererà, tra gli altri, un tris di fresche regine olimpiche degli sport invernali: Arianna Fontana, Sofia Goggia e Michela Moioli.

Tra i punti di confronto, l’attrattività dei territori in gara con riferimento alle manifestazioni sportive internazionali che si sono svolte negli ultimi anni. Grazie al lavoro di Ptsclas (un tempo Gruppo Clas), che per Il Sole 24 Ore già elabora dal 2007 le statistiche alla base dell’Indice di sportività delle province italiane, è possibile mappare tutti i grandi eventi sportivi ospitati dal 2000 fino al 2018. Da un lato le due “capitali”, dall’altro i comprensori montani: per l’Italia Valtellina e Cortina, che coinvolge anche la trentina Val di Fiemme e l’altoatesina Anterselva; per la Svezia Aare e Falun. Quest’ultima non capitalizza i Mondiali di sci alpino (peraltro non brillanti dal punto di vista organizzativo) di febbraio 2019, in quanto lo studio di Ptsclas si chiude all’anno precedente.

Città e montagne, Italia in testa
Se Milano, pur senza stravincere, supera Stoccolma, è la montagna italiana a incrementare di molto il distacco tra le realtà candidate. Il risultato tra le città è 115 contro 102, mentre Valtellina e Cortina si impongono 147 a 48, triplicando il dato delle rivali Aare e Falun. Dunque, alla fine Italia 262, Svezia 150. Nei soli sport invernali olimpici il nostro Paese prevale 148 a 68, mentre per tutte le altre discipline si ottiene una supremazia comunque netta: 114-82.

Il successo di Milano è dovuto in particolare al ciclismo su strada, grazie alle 19 partenze della “Sanremo” e ai 14 arrivi finali del Giro d’Italia. Il capoluogo lombardo, inoltre, ha un asso nel calcio, con le due finali di Champions League ospitate dallo Stadio Meazza nel 2001 e nel 2016, cui si aggiungono sei match di semifinale. Il golf “vale” un netto 5-0, e la pallavolo ottiene un 4-0: tre volte sono state ospitate gare dei Mondiali e una volta la “Final Four” di Champions maschile. Tra le discipline meno popolari, predominio assoluto nella canoa/kayak e nel tiro a segno. Stoccolma risponde con l’eccellenza nell’atletica (19 maratone più 14 meeting di Diamond/Golden League), nel nuoto e nella scherma, e con buoni risultati in triathlon, snowboard, sci alpino e di fondo.

Ma per gli sport invernali bisogna guardare soprattutto alle località montane “dedicate”, e qui il duo Valtellina-Cortina vince per distacco. A fronte di una sola specialità, il freestyle, che premia Aare-Falun, i due comprensori italiani sfondano nel biathlon, nella combinata nordica e soprattutto nello sci alpino (46 appuntamenti ospitati) e in quello di fondo (29), prevalendo poi anche in altri campi, dal bob al pattinaggio di velocità, dallo short track al curling.

L'ATTRATTIVITÀ SPORTIVA DELLE CANDIDATURE ALLE OLIMPIADI 2026

L'ATTRATTIVITÀ SPORTIVA DELLE CANDIDATURE ALLE OLIMPIADI 2026

Punti di forza
Dati incoraggianti, di cui prende atto con soddisfazione Diana Bianchedi. Già campionessa olimpica nel fioretto a squadre a Barcellona 1992 e Sydney 2000, il medico milanese rappresenta il Coni all’interno del comitato di coordinamento. «La realtà dei numeri ci fa piacere - osserva - ma d’altronde è la conseguenza della scelta precisa di premiare località con grandi strutture e tradizioni. Paesi come Cortina e Bormio ospitano gare di Coppa del Mondo tutti gli anni e questo costituisce un grandissimo vantaggio in termini di costo, per quanto riguarda sia gli impianti sia la viabilità. E le popolazioni sono abituate a convivere con questi eventi e a sostenerli».

La ex schermitrice ricorda «i 92 punti di forza della candidatura italiana sottolineati dal Cio il 24 maggio scorso». E Antonio Rossi - tre ori, un argento e un bronzo olimpico nel kayak da Barcellona 1992 ad Atene 2004, ora sottosegretario della Regione Lombardia per i grandi eventi sportivi - rimarca a sua volta che la nostra proposta può poggiare «su un’esperienza di livello che si aggiunge alla bellezza di impianti e piste».

«In Lombardia - aggiunge il campione lecchese - sono fondamentali l’attrattività di Milano e le eccellenze di tante località valtellinesi. Un esempio? Livigno, che è un punto di riferimento per il turismo giovane e giustamente si vedrebbe assegnare gare di freestyle e snowboard. La Regione, poi, avrebbe così la possibilità di accedere a bandi, quindi a risorse, per altri comprensori».

IL CONFRONTO

La località che ha ospitato il maggior numero di eventi dal 2000 al 2018 per disciplina sportiva

IL CONFRONTO

I pesi politici
«Confidiamo in un esame attento del report del Cio», conclude Rossi. Per rimanere al merito delle questioni, pare di capire, e non subire troppe influenze di marchio politico. A sfavorire l’Italia potrebbe essere il fatto che alla Svezia non sono mai stati assegnati i Giochi invernali, né aiuterebbe il dettaglio che le ultime Olimpiadi bianche disputate nell’Europa occidentale sono state quelle di Torino 2006. Inoltre la “temibile” Gunilla Lindberg, capo (svedese) del segretariato generale Cio, può avere in mano molti contatti e più di una leva. Pure l’Italia tuttavia ha le sue carte da giocare, partendo da un’alta tradizione di membri del Cio, proseguita anche dal presidente del Coni, Giovanni Malagò.

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