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Giochi e scommesse: parte la caccia agli evasori digitali

Aumento dei controlli e stop ai pagamenti verso operatori che, privi di autorizzazione, raccolgono in Italia scommesse per allibratori stranieri

di Ivan Cimmarusti


Gioco online, società maltese vicino a 'ndrangheta evade 5 mld

3' di lettura

Con i cinque piani di intervento svolti nell’anno passato dalla Guardia di finanza in tema di giochi e scommesse, si alza il livello di accertamento per individuare forme di riciclaggio ed evasione. L’obiettivo è tracciare il flusso di denaro che finisce a bookmaker stranieri. Una stretta che riguarda, in particolare, i Centri di trasmissione dati (Ctd), canale privilegiato utilizzato dagli allibratori esteri sprovvisti di concessione e di licenza di Pubblica sicurezza, per promuovere scommesse in Italia.

Il fenomeno

Numeri alla mano le verifiche hanno già prodotto dei risultati: 7.922 interventi, 2.056 violazioni e 15.322 soggetti verbalizzati. Al lavoro c’è il Nucleo speciale entrate delle Fiamme gialle, che sta ricostruendo la rete di scommesse illegali sul territorio nazionale. Ma c’è ancora molto da scavare. Almeno questo credono i tecnici del Mef e dei Monopoli che lavorano alla nuova stretta in arrivo con il decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio.

LA PARTITA FINANZIARIA

Giocate e incassi erariali. Dati 2018 in milioni di euro e differenza % su 2017. Nota: nei totali del 2017 sono compresi anche i dati riferiti a betting exchange, scommesse virtuali e conti ocrrenti dormienti che non ci sono più nel 2018. Ai parziali va aggiunta la “tassa fortuna 6%” del valore di 120 milioni di euro in calo del -73,3% sul 2017. Fonte: Mef - Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - elaborazione Agipronews

LA PARTITA FINANZIARIA

La stretta sui centri di trasmissione dati

Le agenzie che raccolgono il gioco in Italia senza concessione potrebbero vedersi bloccare ogni forma di pagamento. La bozza del Dl fiscale introduce il divieto per gli operatori bancari, finanziari e postali e per i soggetti emittenti carte di credito «di procedere alle operazioni di trasferimento di denaro a favore di soggetti che raccolgono gioco in Italia, attraverso reti telematiche o di telecomunicazione, in mancanza di concessione o, comunque, di qualsiasi altro titolo abilitativo richiesto all’esercizio di tale attività». La violazione comporta il pagamento di una sanzione amministrativa che va da 300mila a 1,3 milioni di euro per ogni irregolarità accertata.

Registro unico

La caccia al gaming illegale passa anche dall’emersione dei soggetti che offrono e vendono gioco in Italia. E questo sarà possibile con l’idea di estendere a tutti gli operatori del mercato, nessuno escluso, l’obbligo di iscrizione al Registro unico (Ries). Una misura tesa a stringere ulteriormente le maglie, per evitare soprattutto contatti con allibratori stranieri. La norma, infatti, prevede che il concessionario che intrattenga «rapporti con soggetti non iscritti in elenco» debba essere sanzionato con una multa di 10mila euro e la decadenza dalla concessione se questi contatti siano individuati per tre volte. L’iscrizione al Registro unico, si legge nella relazione illustrativa, «deve rinnovarsi annualmente» e consentirà ai Monopoli di «migliorare il proprio presidio sul comparto dei giochi pubblici, con particolare riferimento al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei giochi e alla diffusione del gioco illegale, oltre che rendere possibile un razionale assetto sul territorio dell’offerta al pubblico». Dall’iscrizione si stimano maggiori entrate per 12 milioni di euro.

Normativa antimafia

Nella bozza del Dl è previsto anche il rafforzamento dei controlli. C’è il divieto di essere «titolari o condurre esercizi commerciali, locali o altri spazi all’interno dei quali sia offerto gioco pubblico» se sussistono «le situazioni ostative previste dalle disposizioni antimafia». Non solo: il divieto permane «anche nel caso in cui il titolare dell’attività di raccolta di gioco pubblico abbia commesso gravi violazioni relative agli obblighi di pagamento di imposte e tasse, nonché di contributi assistenziali e previdenziali; sempre che tali violazioni siano state definitivamente accertate».

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