Dossier Centro Italia

Giochi, edilizia e appalti nel business delle mafie: sigilli da 6 miliardi

I dati della Guardia di finanza 2015-2019. Tra i settori infiltrati anche ortofrutticolo, rifiuti e ristorazione. Dai professionisti solo 12.394 segnalazioni antiriciclaggio a fronte di 26.701 al Nord e 20.520 al Sud

di Ivan Cimmarusti

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Il 29,46% delle società di medie-grandi dimensioni con «indice di pericolosità» di evasione internazionale è nel Centro e nel Centro-Nord

I dati della Guardia di finanza 2015-2019. Tra i settori infiltrati anche ortofrutticolo, rifiuti e ristorazione. Dai professionisti solo 12.394 segnalazioni antiriciclaggio a fronte di 26.701 al Nord e 20.520 al Sud


3' di lettura

Il 29,46% delle società di medie e rilevanti dimensioni con «indice di pericolosità» di evasione internazionale è situata nel Centro e nel Cento-Nord. Un bacino che racchiude 9.086 imprese a potenziale rischio di frodi sulle imposte a livello internazionale. Un “alert” che però accende una spia anche sulle attività delle mafie tra Lazio, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Umbria e Marche. Perché secondo gli analisti dell’Antimafia, il cuore dell’Italia è diventato il nuovo «laboratorio della criminalità organizzata finanziaria», dove leorganizzazioni inquinano la vivace realtà produttiva attraverso investimenti con «denaro sporco» e un rete di professionisti in grado di evadere le tasse e di riciclare capitali. Il tutto grazie a una “pax mafiosa” tra ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra: un’alleanza per la spartizione non solo per area geografica, ma anche per tipologia di impresa.

Stando ai dati della Guardia di finanza, il “sacco” delle mafie nel Centro vale poco più di 6 miliardi di euro. È il valore di sequestrati e confische compiuti in un arco temporale che va dal 2015 e il 2019. Denaro sottratto nell’ambito di indagini coordinate dalle Direzione distrettuali antimafia e dallo Scico della Gdf, che restituiscono retroscena agghiaccianti del potere di infiltrazione criminale nel tessuto economico.

La distribuzione geografica
L’analisi della distribuzione geografica della criminalità organizzata fa emergere un progressivo spostamento territoriale dell’infiltrazione delle cosche e dei loro interessi economici e finanziari, con l’effetto di attivare anche un flusso di trasferimento di ricchezza di origine criminale - sotto forma d’investimenti nell’economia legale - dal Meridione (77% di presenza delle mafie) alle aree più ricche e produttive del Centro (13% di presenza) e Nord del Paese (10%). Un «operazione di inquinamento» dell’economia, dunque, che trova terreno fertile in alcuni comparti industriali: giochi e scommesse, mercati ortofrutticoli con l’imposizione di forniture a prezzi maggiorati, agenzie immobiliari, edilizia, servizi finanziari, rifiuti, estrazione di materie prime dalle cave, appalti pubblici, negozi e industrie di abbigliamento. Infine la fornitura di manodopera e attività di ristorazione nei centri storici ad alta attrazione turistica.

LA MAPPA DELLA PRESENZA MAFIOSA

I dati su accertamenti sequestri e confische della Guardia di Finanza 2015-2019

LA MAPPA DELLA PRESENZA MAFIOSA

Professionisti e imprese
Parallelamente al “sistema integrato” tra imprese e finanziamenti con capitali illeciti, l’Antimafia ha registrato lo sviluppo di una nuova «borghesia mafiosa», fatta di insospettabili professionisti ingaggiati dalle cosche che, sfruttando raffinati schemi giuridici, riescono a compiere evasioni fiscali e forme di riciclaggio sempre più evolute. Si tratta di un aspetto che merita un capitolo a parte, perché nel Centro Italia sono registrati importanti fenomeni di evasione fiscale anche internazionale, che rappresentano reati “spia” della presenza di organizzazioni criminali. Tra tutte le regioni del Centro e Centro-Nord, 9.086 imprese sono a “potenziale rischio” per fenomeni di illeciti tributari, quali il transfer pricing, treaty shopping, esterovestizione, costi black list e frodi Iva. Non solo. Perché secondo la Direzione investigativa antimafia, risulta che i professionisti del Centro-Centro Nord sono quelli meno propensi a fare segnalazioni per operazioni sospette (Sos) connesse a reati di riciclaggio. Stando ai dati, infatti, sono 12.394 le Sos (pari al 20% del totale) a fronte delle 26.701 fatte dai professionisti del Nord (44%) e delle 20.520 del Sud (34%).

Le inchieste giudiziari
Emblematico il caso dei falsi crediti Iva in Toscana. L’inchiesta “Vello d’Oro” ha dimostrato un articolato sistema di fatture false che servivano alla ’ndrangheta per «ripulire soldi sporchi» ma anche per creare «riserve occulte di denaro contante in varie aziende compiacenti, operanti nel settore del conciario ed impiantate in Toscana», si legge negli atti giudiziari. L’organizzazione aveva creato, in Slovenia, Croazia, Austria e Romania, una serie di società “cartiere” dai cui conti gli indagati ritiravano il denaro per poi consegnarlo ad un soggetto calabrese, il quale provvedeva a ripartire l’intera somma tra i vari imprenditori. Questi ultimi, poi, restituivano ai loro “finanziatori” le somme ricevute in prestito, maggiorate di interessi, attraverso il pagamento di fatture false emesse dalle società gestite dall’organizzazione criminale. In questo modo gli imprenditori toscani legati alla cosca ottenevano denaro contante (da utilizzare principalmente nella retribuzione “in nero” dei dipendenti) e, annotando in contabilità le false fatture, abbattevano gli utili delle proprie aziende e accrescevano fittiziamente il credito Iva.

Poi c’è il caso del riciclaggio della ‘ndrangheta nella Capitale, dove il boss Saverio Razionale di San Gregorio d’Ippona gestiva una rete di negozi nel cuore si Roma. Assieme a un imprenditore che si era piegato alle logiche criminali, decideva di soldi da riciclare e di manager da assumere in uno stabilimento da loro controllato. In particolare, Razionale racconta di voler far entrare nella squadra «L.T., con esperienza nel gruppo Tod’s - si legge nei documenti investigativi - che avrebbe assunto nella fabbrica di produzione di scarpe della società Ame Delan». Al suo sodale, un insospettabile imprenditore, dice: «Ci dobbiamo mettere giacca e cravatta...ma quando lo capisci? Noi dobbiamo essere gente di finanziaria».

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