dietro i successi del momento

«Gioco» di Carrisi, «Re» di Dazieri: i thriller del momento parlano italiano

di Alessandra Tedesco


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4' di lettura

Che siano uno dei generi preferiti dai lettori italiani è cosa nota. Thriller, gialli e noir sono sempre presenti nelle classifiche di vendita e non è un caso che il romanzo più letto nel 2018 è stato proprio uno di questi: Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri (Sellerio). Accanto a Montalbano abbiamo visto il grande successo di altri noir con personaggi seriali dal Rocco Schiavone di Antonio Manzini, al commissario Ricciardi e ai Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, per finire con Petra Delicado della spagnola Alicia Gimenez Bartlett.
Ma l’inizio del 2019 vede in auge soprattutto i cosiddetti thriller all’americana, in salsa italiana.

Il «Gioco» di Carrisi
Grandi rappresentanti del genere Donato Carrisi e Sandrone Dazieri, capaci entrambi di mettere sulla carta storie complesse ma coerenti, raccontate con ritmo incalzante, piene di colpi di scena e che, soprattutto, puntano su paure diffuse. Storie che tolgono il sonno o quanto meno lo popolano di incubi.
Il gioco del suggeritore di Donato Carrisi (Longanesi), arrivato in libreria la prima settimana di dicembre, ha già scalato le classifiche e si impone come uno dei romanzi del momento. A dieci anni di distanza dal suo esordio di successo Il suggeritore, Carrisi ci propone una sorta di sequel. Un romanzo che, dunque, fa parte del ciclo in cui è protagonista la poliziotta Mila Vasquez, esperta di casi di minori scomparsi, dalla personalità problematica visto che soffre di alessitimia, ossia difficoltà a comprendere le emozioni proprie e altrui.

Il ritorno di Mila
Mila ha lasciato il lavoro e si è isolata dal mondo con la figlia. Suo malgrado verrà coinvolta nelle indagini su un caso inquietante: una famiglia, padre madre e due figlie, che aveva abbandonato la città e aveva rinunciato all’uso di internet e delle tecnologie, viene sterminata. Il presunto colpevole, catturato quasi subito, è un uomo dall’identità misteriosa che ha il corpo completamente tatuato di numeri e fra questi tatuaggi compare anche il nome di Mila. Un thriller, quello di Carrisi, avvincente e inquietante che va a mettere il dito in una piaga comune: quanto ci esponiamo attraverso i social network? Quanto internet e le tecnologie rendono le nostre vite più a rischio?

«C’è un killer (potenziale) per ognuno di noi»
«Mettiamo in rete informazioni su noi stessi con un certo candore senza domandarci chi potrebbe approfittarne», ci racconta Donato Carrisi. «Oltre alle multinazionali, possono approfittarne anche singoli individui che magari prima facevano più fatica a identificare e sedurre le proprie vittime. Ora per loro è sufficiente andare sul nostro profilo Facebook per capire come tenderci una trappola e siamo noi a metterci nelle loro mani. Siamo già vittime ancor prima di esserlo». Nel romanzo Carrisi scrive, estremizzando, che esiste un potenziale killer per ognuno di noi, un po’ come l’anima gemella, c’è chi lo incontra e chi no. «Ora è più facile incontrarlo perché siamo tutti connessi».

Dazieri «Re di denari»
Se Carrisi punta sulle inquietudini che arrivano dalla rete, Sandrone Dazieri insiste sul tema delle persone scomparse, i rapimenti e i disturbi della mente. Famoso per aver creato il personaggio del Gorilla in noir di ambientazione metropolitana, negli ultimi anni Dazieri ha deciso di dedicarsi al thriller psicologico. E lo ha fatto benissimo con la cosiddetta Trilogia del padre composta da Uccidi il padre, L’angelo e da poche settimane in libreria Il re di denari (Mondadori). Grande ritmo nella narrazione (si vede che Dazieri è anche sceneggiatore tv) e una trama ben costruita. In ogni singolo libro si risolve un caso ma è solo con il terzo e ultimo volume della trilogia che i nodi vengono al pettine e i misteri svelati.

Combattere con il mostro
Protagonisti dei tre romanzi sono Colomba Caselli, vice questore a Roma, e Dante Torre, un uomo che collabora con la polizia alla ricerca di persone scomparse. Lui stesso da bambino era stato sequestrato per undici anni in un silo da quello che si faceva chiamare «il padre». In questo terzo volume Colomba Caselli ha lasciato l’incarico in polizia ed è andata a vivere in una casa isolata nelle Marche (notate le analogie, involontarie, con Mila Vasquez di Carrisi?). Non ha più notizie di Dante da un anno e mezzo da quando lui è stato nuovamente rapito. La vita apparentemente tranquilla di Colomba viene turbata da un episodio: trova nella sua proprietà un ragazzo con i vestiti coperti di sangue, ma non è ferito. Ha un biglietto con sè: mi chiamo Tommy e sono autistico. Colomba lo porta alla polizia e scopre che i suoi genitori sono stati uccisi. Sospettano di lui, ma l’ex vice questore è convinta che sia innocente e che, anzi, anche lui sia stato una vittima del «padre».

«La normalità è sopravvalutata»
La piaga in cui Dazieri torna, dunque, a mettere il dito è sempre quella dei bambini o ragazzi sequestrati per anni da un mostro. La follia del rapitore, ma anche i disturbi della mente di chi combatte il male come Colomba e Dante: attacchi di panico, depressione, claustrofobia, sono la quotidianità per i protagonisti di Dazieri. «Il primo psichiatra l’ho incontrato quando avevo cinque anni e non ho mai smesso», ci spiega Dazieri. «Non riesco a raccontare, come protagonisti, personaggi di altra natura perché non so come funziona la testa di una persona “normale”. Posto che la normalità è sopravvalutata, ho sempre vissuto da neurodiverso». È da qui, dunque, che nascono personaggi e trame dei thriller: «Scavo nella mia mente e vado a cercare le mie paure, ricordi di infanzia e altri vissuti. Quando sei una persona borderline come me, la prima grande paura è quella di essere rinchiusi. In manicomio».

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