cgia di Mestre

Gioco, con la stretta su tasse e regole locali a rischio 17mila dipendenti

La tassazione reale sul margine degli operatori per Slot e Vlt è oltre il 67,5 per cento. Per la Cgia di Mestre sono 57mila gli occupati nel gaming

di Marco Mobili

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La tassazione reale sul margine degli operatori per Slot e Vlt è oltre il 67,5 per cento. Per la Cgia di Mestre sono 57mila gli occupati nel gaming


3' di lettura

Aumento della tassazione e stretta sulle regole del gioco pubblico mettono a rischio 17mila posti di lavoro. Che per il comparto del gaming in Italia vuol dire un taglio dell’attuale livello occupazionale di almeno il 30%. Non solo. La continua corsa al rialzo della tassazione e in particolare del Prelievo erariale unico (Preu) sugli apparecchi da intrattenimento, più conosciuti come Slot (Awp) e Videolottery (Vlt), ha spinto al 67,5% la reale tassazione sul margine dovuta dagli operatori.

Il report sul settore dei giochi in Italia

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A fotografare l’impatto del giro di vite sul gioco, sia in termini di prelievo sia per le autorizzazioni e le modalità di gioco (distanza dai luoghi sensibili e orari), è la Cgia di Mestre che ha presentato a Roma, con l'associazione degli operatori del gioco (Astro), lo studio «Percorso di studio sul settore dei giochi in Italia».

Gli occupati nel gioco
Dagli archivi delle camere di commercio e dalla banca dati del Ries, nella quale i soggetti che operano nel settore delle Awp (le comuni slot) e delle Vlt sono obbligati a registrarsi, la Cgia ha indicato puntualmente che gli occupati sono poco meno di 57mila. Tra questi, circa 8mila sono gli addetti “diretti”, cioè i soggetti impiegati nelle sale dedicate a Awp e Vlt. Altri 7mila, invece, operano in esercizi che oltre agli apparecchi da intrattenimento hanno altre attività di gioco lecito come le scommesse sportive o il Bingo. Ci sono poi 12mila addetti nelle aziende di gestione, la cui attività consiste nel collocamento di apparecchi presso terzi. Sempre secondo lo studio degli artigiani di Mestre, circa la metà del dato totale è comunque rappresentato dai 28mila soggetti che, operando presso esercizi i cui proventi sono generati principalmente proprio dalle slot (bar, tabaccherie, ecc.), vedono la loro occupazione dipendere dalla presenza o meno degli apparecchi all’interno dei locali in cui operano. A completare la platea degli occupati del gaming ci sono almeno altri 1.700 addetti all’indotto, cioè dipendenti delle imprese che producono gli apparecchi da gioco.

Il 2019 anno nero per i dipendenti del gioco
La ricerca Cgia-Astro non prevede nulla di buono per l'industria del gioco nel 2019 e per i suoi occupati. Per i ricercatori sarà un anno durissimo. Le imprese del gioco dovranno fare i conti sia con l’aumento della tassazione già in vigore da gennaio e soltanto parzialmente ammortizzato con l’abbassamento del pay out (la quota restituita in vincite). Quest’ultima, infatti, dovrebbe ridurre gli effetti negativi dell'inasprimento fiscale con tempi più lunghi. Dalla sola tassazione maggiorata la Cgia stima una perdita occupazionale di 7000 unità. Il quadro è reso ancora più nero con le restrizioni imposte da Comuni e Regioni. Se il modello Piemonte che ha imposto una drastica riduzione degli apparecchi da intrattenimento fosse esteso su base nazionale, la contrazione del gettito dagli apparecchi sarebbe di circa un miliardo, a cui si aggiungerebbe un taglio di circa 10mila posti di lavoro. Sul fronte occupazionale, quindi, l’azione congiunta generata dall’aumento delle tasse e la riduzione dell'offerta potrebbe produrre un taglio della forza lavoro di 17 mila unità. Come detto circa il 30% dell’occupazione del settore è a rischio.

Dal taglio delle Slot rischio di nuove tasse
La Cgia di Mestre lancia una provocazione al mondo del “No slot”. E lo fa sempre analizzando i numeri della fiscalità prodotta, in termini di gettito per l’Erario, dalle “macchinette”. Oggi sono oltre sei i miliardi versati annualmente dagli operatori di Slot e Vlt, pari al 60% di quanto l’intero comparto del gioco pubblico garantisce allo Stato. Se questo gettito venisse meno, e qui la provocazione degli artigiani di Mestre, ogni famiglia dovrebbe versare 234 euro annui in più di tasse. Inoltre i 6,1 miliardi garantiti dagli apparecchi allo Stato nel 2017 (il dato 2018 è atteso per metà luglio), sono superiori a quanto l’Erario oggi incassa con l’imposta di registro (5,3 miliardi) o i comuni con l’Addizionale Irpef (4,4 miliardi).

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