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Gioco pubblico, tutela della legalità e della salute primo passo per la riforma

La relazione conclusiva della Commissione parlamentare d’inchiesta mette al primo posto il riordino del settore per sostenere cittadini, investitori e l’intera filiera

di Marco Mobili

4' di lettura

Allineare gli obiettivi di legalità e di tutela della salute tra Stato centrale ed enti locali. Questo è il primo obiettivo lasciato in eredità al nuovo Governo dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul gioco, presieduta da Mauro Marino (Iv), secondo cui «L'interazione e la cooperazione inter-istituzionale si è dimostrata l’arma vincente per il contrasto all’illegalità e il controllo del territorio». Come si legge nella relazione conclusiva dell'indagine approvata all'unanimità al Senato, «Le Regioni, le Province e i Comuni non possono essere abbandonati nella disciplina di dettaglio del gioco» e soprattutto nel dover sopportare da soli «i costi sociali delle ludopatie».

Un testo unico per il gioco e compartecipazione al gettito

Le nuove regole, secondo il direttore delle Dogane, Marcello Minenna, dovrebbero essere raccolte in un nuovo testo unico. Non solo. Minenna nell'intervenire all'incontro di presentazione dei lavori parlamentari, ha precisato che le norme dovranno «supportare ed istituzionalizzare ogni iniziativa di raccordo tra centro e periferie», anche prevedendo «forme di compartecipazione al gettito derivante dalle entrate del gioco» per «supportare i servizi locali sociali e sanitari».

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La vera svolta è nella digitalizzazione del sistema

Come ricorda Riccardo Pedrizzi, già presidente della commissione Finanze del Senato di Palazzo Madama, «anche la Corte dei Conti, in maniera chiara, ha sottolineato il ruolo strategico di questo settore e delle sue imprese dal punto di vista occupazionale, di gettito e alla partecipazione al Pil e, infine, all'innovazione tecnologica che questo comparto riesce a svolgere, la relazione conclusiva della Commissione, insieme al lavoro del 2003 e alla Conferenza Stato-Regioni del 2017 dovrà essere il punto di partenza ineludibile per la nuova legislatura e per quei politici che vogliono approfondire il loro lavoro in questo complicato settore. Su queste basi si può aprire uno spiraglio di luce e superare quella leggenda nera che lo avvolge».

L’impegno con la nuova legislatura

Gli ha fatto eco l’esponente della nuova maggioranza Andrea De Bertoldi (FdI) che, come riporta l'agenzia specializzata Agipronews, ha raccolto l’invito dell’ex collega senatore prendendo l'impegno con la nuova legislatura appena avviata di intervenire al di fine di prevedere che le regole sul gioco pubblico e dunque legale, abbiano una base comune, con uniformità nella gestione del gioco sul territorio: «l'autonomia deve essere un arricchimento, non deve inficiare la situazione generale». In questo senso, ha aggiunto De Bertoldi «Ridurre il numero di punti gioco potrebbe solo favorire il giocatore ludopatico: il distanziometro è assurdo, confinare il gioco lontano dai centri abitati non contrasta la dipendenza. E allo stesso tempo occorre «tutelare i player che operano in Italia e soprattutto coinvolgere gli operatori del gioco nella lotta alla ludopatia».

Le imprese

Per le imprese la direzione indicata dalla Commissione con la relazione conclusiva è quella di adottare quanto prima «un riordino normativo che consenta agli imprenditori di programmare gli investimenti con la serenità della stabilità del quadro normativo». Il riordino «non può prescindere dall'ascolto delle esigenze dell'imprenditoria» e l'offerta di gioco deve essere «ristrutturata secondo parametri qualitativamente più elevati, che incentivino anche gli operatori a non porre in essere comportamenti elusivi delle norme fiscali».

Contrasto all'illegalità e alla dipendenza

Il contrasto tra Stato, regioni ed enti locali nel definire una disciplina disallineata tra i vari organi di governo del gioco pubblico ha finito per favorire il gioco d'azzardo. Oltre al riallineamento delle regole per bloccare il business delle organizzazioni criminali si deve puntare sulla cooperazione tra le forze di Polizia e Agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli, con un fitto scambio dei dati e il monitoraggio integrato del territorio e della rete. Questa, secondo la Commissione d'inchiesta rappresenterebbe «un'arma fondamentale per combattere il gioco illegale, l'accrescersi delle mafie, il riciclaggio e l'usura». In questa direzione va letta anche la richiesta di senatori e deputata per una «condivisione delle informazioni delle banche dati», anche coinvolgendo «gli stessi concessionari, i quali sono i primi ad avere interesse alla tutela del gioco lecito». Il monitoraggio e l'integrazione tra le banche dati può rivelarsi quindi un'arma vincente anche per il contrasto alla dipendenza, portando alla cooperazione tra Adm, i concessionari, gli esercenti e i centri di assistenza.

Il boom del gioco online

L'interazione delle banche dati deve servire anche per il «monitoraggio e controllo preventivo del territorio» e «soprattutto dei giochi online», un settore che, sempre secondo l'indagine conoscitiva, «ha posto problematiche importanti sotto tutti i profili: difficoltà di controllo dei siti illegali, aggiramento delle norme interne ai fini delle condizioni di autorizzazione e per l'evasione fiscale, aumento della potenzialità attrattiva e quindi della dipendenza soprattutto per le giovani generazioni, aumento del ricorso al gioco in rete durante la pandemia». La Commissione «avrebbe voluto approfondire ulteriormente alcuni aspetti correlati al gaming delle nuove generazioni e alle sale Lan, ma non è stato possibile» a causa della fine della legislatura. Ma questo non impedirà alle nuove Camere di intervenire nel campo dell'online gaming, arrivando a definire una «una disciplina efficace ma compatibile con le norme europee - anche prevedendo l'innalzamento del prelievo fiscale su queste forme di gioco», in grado di omologare il gioco in rete con quello del gioco fisico».

Tessera del giocatore per monitorare le criticità

Dal settore del gioco online però può essere presa in prestito l'idea di un conto di gioco che serva a «monitorare il giocatore problematico» e indurlo a smettere una volta raggiunto un certo limite, che dovrebbe essere individuato «sulla base di casistiche elaborate dagli esperti del settore». Il codice fiscale per giocare alle slot, sottolinea la relazione, «non sembra aver sortito l'effetto sperato per evitare il gioco minorile», perché la norma come è stato ampiamente dimostrato dalle operazioni di contrasto al gioco illegale «può essere aggirata con lo scambio del tesserino», così come avviene per i distributori di sigarette, ma si potrebbe ipotizzare un meccanismo di «monitoraggio del giocatore tramite gli strumenti informatici sulla base dei dati personali rilevati attraverso il documento d'identità o attraverso codici identificativi personali, che consenta di conservare i dati per un periodo di tempo tale a identificare il giocatore problematico». Obiettivo, quest’ultimo, raggiungibile con il coinvolgimento degli operatori del gioco, anche «formando adeguatamente gli addetti alle sale». Senza ovviamente dimenticare di coinvolgere «a monte» il Garante per la protezione dei dati personali.

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