trasporti

Gioia Tauro diventa intermodale

Attivo il primo collegamento ferroviario tra lo scalo e l'Interporto Campano

di Donata Marrazzo

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Il Terminal di Gioia Tauro, gestito da Medcenter (gruppo Msc)

2' di lettura

Ora che anche il porto di Gioia Tauro è diventato uno scalo intermodale. Con l’apertura del nuovo gateway ferroviario, costato 40 milioni, il Mezzogiorno si avvia per la prima volta a diventare una piattaforma logistica completa, creando le premesse per dare senso compiuto alle varie Zes regionali.

Seppur ignorato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza definito dal governo Conte – documento che torna in discussione – il porto calabrese, grazie al trasporto combinato delle merci, potrà intercettare parte dei traffici che dall’Estremo Oriente arrivano in Europa. Anche in sinergia con lo scalo di Nola che, insieme a quello di Marcianise, rappresentano poli strategici per il Sud.

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Lo scalo calabrese punta a essere un gateway terrestre comunitario inserito nell’asse trans-europeo del corridoio Helsinki – La Valletta, come nodo di rilevanza nazionale e crocevia europeo di diversi settori di trasporto. La concessione è stata affidata a Medcenter Container Terminal del gruppo Msc, dell’armatore Gianluigi Aponte, che poco più di un anno fa ha investito su Gioia Tauro 130 milioni . Permettendo al porto di recuperare numeri e posizione. E anche in piena emergenza sanitaria la produttività ha retto. «Si prevede un leggero calo per il primo trimestre del 2021 – spiega il commissario straordinario dell'Autorità portuale Andrea Agostinelli – dovuto oltre che all’eccezionale maltempo, anche ai lavori in corso sulle banchine e a interventi di adattamento dei mezzi meccanici che hanno costretto l’armatore a dirottare altrove alcune linee».

Andrea Agostinelli, commissario alla guida del porto:

Il primo treno proveniente dall’interporto di Nola è arrivato lo scorso 16 dicembre. Il traffico è attualmente ridotto, in attesa dell’ultimazione dei lavori . Con il collegamento ferroviario, lo scalo di transhipment, che ha registrato nell’ultimo anno un eccezionale aumento della movimentazione di container (+25 %), potrà puntare anche sullo sviluppo della Zes. E non solo: il nuovo scalo ferroviario e l’aumento della movimentazione dei container oltre la soglia dei tre milioni di teu , riposizionano Gioia Tauro al centro del Mediterraneo, e non più solo per il transhipment. L’infrastruttura assume le caratteristiche di un hub ferroviario europeo: il trasporto combinato delle merci (da e per Milano, Bologna e Verona) su acqua, ferro e gomma ridefinirà strutture e servizi.

La principale interfaccia dello scalo di Gioia Tauro sarà il Terminal di Nola (Interporto Campano S.p.A.), altra importante infrastruttura che ha resistito all’urto della pandemia. La società controllata, la Isc-Interporto Servizi Cargo, ha attivato un collegamento ferroviario con la Cina: la merce arriva via treno dal Far East a a Nola senza trasbordo intermedio, con un transit-time di 30 giorni, percorrendo 9.060 km di ferrovia.

Ed è in rilancio, con un nuovo management, anche l'area dell'Interporto Sud Europa di Marcianise, per fare della logistica una delle grandi filiere industriali. E del sito campano un hub per collegare il Sud Italia con le grandi direttrici del Nord del Paese e del Centro d’Europa. Dopo il colpo iniziale procurato dal Covid, si è avviata la ripresa: «Ci siamo ritrovati con un gran numero di imprese che hanno scelto il trasporto intermodale delle merci», spiega Giancarlo Cangiano, vicepresidente di Interporto Sud Europa Spa e vicepresidente vicario dell'Unione interporti riuniti. «Ora attendiamo che la Zes dia prova di sé, puntando sulla semplificazione dei passaggi burocratici».

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