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Gioia Tauro, duello sul raddoppio del termovalorizzatore

La Regione Calabria vuole portare da due a quattro le linee dell'impianto e sostiene che si potrebbe ridurre delll'88% le emissioni, ma i sindaci della Piana si oppongono

di Donata Marrazzo

3' di lettura

Portare da due a quattro le linee del termovalorizzatore di Gioia Tauro e ridurre dell'80% le emissioni inquinanti. Una soluzione radicale nella visione del governatore della Calabria Roberto Occhiuto per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti, piaga sempre aperta in tutte le aree della regione dove sono in funzione solo due discariche, ormai sature, quella di Lamezia e di Cassano Ionio, e l’impianto della Piana. Dunque, non più la costruzione di un ulteriore inceneritore nell'area nord della Calabria, come precedentemente ipotizzato, che renderebbe più dispendiosa la gestione, ma il raddoppio del termovalorizzatore situato in località Cicerna, a 5 km dal centro abitato di Gioia Tauro.

Il bando regionale, pubblicato il 31 marzo scorso per la ricerca di operatori economici interessati alla presentazione di proposte di project financing per la progettazione, l'adeguamento e il completamento del termovalorizzatore di Gioia Tauro, comprensivo della gestione – con scadenza il 30 maggio – ha provocato, però, reazioni ostili fra i sindaci del territorio, compresa la città metropolitana di Reggio Calabria, che, insieme alle associazioni ambientaliste e a esponenti del centro-sinistra e del Movimento 5 stelle, hanno avviato un’azione di lotta a oltranza. «Una scelta scellerata, trattandosi di un progetto calato dall’alto senza alcun confronto con le realtà locali – afferma il sindaco gioiese Aldo Alessio – ma tale soprattutto per l’impatto insostenibile che il raddoppio del termovalorizzatore, impianto giudicato nocivo e obsoleto dallo stesso Occhiuto, produrrebbe sulla salute pubblica. Già registriamo alti livelli di inquinamento e un forte incremento di patologie tumorali. Nessuno si è preoccupato di condurre uno studio sulla qualità dell’aria e sull’aumento della mortalità nei nostri territori».

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La Regione tira dritto e durante l’incontro svoltosi nella cittadella di Germaneto fra il sindaco di Scido Giuseppe Zampogna, in rappresentanza dei sindaci della Città degli Ulivi (associazione dei comuni della Piana), Francesco Cosentino, primo cittadino di Città Nova, il sindaco facente funzioni della città metropolitana di Reggio Calabria Carmelo Versace con tecnici e amministratori e lo stesso presidente Roberto Occhiuto, ha evidenziato i vantaggi dell’operazione. Partendo dalle attuali criticità dell’impianto: bassissima affidabilità, emissioni non controllate, incremento dello smaltimento in discarica, perdita di risorse energetiche. «Ammodernarlo – precisa il governatore – significa migliorare le performance ambientali con le più avanzate tecnologie per l’incenerimento, secondo quanto disposto dalla Comunità europea». La controproposta dei sindaci è di intervenire invece solo sulla terza e la quarta linea e di dismettere quelle attualmente in funzione: «Del resto ci vorranno anni per completare i lavori – spiega il sindaco di Gioia Alessio – e nel frattempo ci muoveremo tutti nella direzione di aumentare la raccolta differenziata, il riuso e il riciclo. Questa è la vera sfida».

Progettato nel 2001, il termovalorizzatore di Gioia Tauro incenerisce circa 140 mila tonnellate di rifiuti l'anno. Con l'attivazione delle due nuove linee, peraltro già esistenti, le quantità salirebbero a 270mila tonnellate. Un volume che, secondo i sindaci della zona, il territorio non può sopportare.

«Abbiamo analizzato cosa comporteranno gli interventi – controbatte il presidente della Regione – ed è emerso che tutti i valori miglioreranno fino a una riduzione dell’88% delle emissioni in atmosfera. Inoltre, con le quattro linee a regime azzereremo il ricorso alla discarica e aumenteremo del 138% la produzione di energia, un dato non secondario».

Il presidente Occhiuto avverte, inoltre, che il piano aggiornato della gestione dei rifiuti già prevede «investimenti poderosi» per potenziare la differenziata e il riciclo, ma il processo sarà lungo, considerato che proprio i comuni dell’area della Piana, ma anche quelli della provincia di Crotone, sono fra i meno virtuosi a livello nazionale. «Dobbiamo occuparci delle emergenze e considerare tutti gli scenari avversi – conclude il governatore – come quelli che si delineano durante la stagione estiva, quando rientrano i fuorisede e arrivano i turisti. E le strade della Calabria si riempiono di rifiuti». Un'emergenza ambientale e sanitaria, che presuppone un cambio di passo decisivo, in termini economici ma anche culturali.

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