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Gioia Tauro, mezzo milione basta solo a ripulire la Ciambra

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di Donata Marrazzo

3' di lettura

Con quasi mezzo milione di euro (fondi Pac da spendere, per non perderli, entro la fine dell’anno) il comune di Gioia Tauro ripulirà la Ciambra, un’area di favelas nella periferia Sud della città, agglomerato di case popolari fatiscenti, occupato negli anni ’90 da diverse famiglie di etnia rom che già vivevano ai margini del fiume Petrace. Una realtà di degrado estremo, che ha ispirato il giovane regista Jonas Carpignano: con “A Ciambra”, presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2017: Carpignano ha vinto due David di Donatello (regia e montaggio). Fra i protagonisti, una delle famiglie storiche della zona. Il film è parte di una trilogia dedicata a Gioia Tauro dove il regista italo-americano ha vissuto a lungo e dove torna di continuo.

Da oltre 30 anni, la Ciambra è una bomba sociale ed ecologica sempre sul punto di esplodere. O di fatto, forse, già esplosa in una sequenza inarrestabile di episodi di criminalità, povertà, degrado sociale. E fogne a cielo aperto e montagne di rifiuti, che si tende, come la polvere, a tenere nascoste sotto il tappeto.

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Ogni tentativo di risanamento finora è fallito, aggravando la situazione. Nel 2021, la Città metropolitana di Reggio Calabria ha lanciato un bando per un programma di riqualificazione e rigenerazione urbana e sociale con fondi del Pnrr: 15 milioni che anche questa volta, però, quasi certamente non saranno assegnati. Il progetto di demolizione e ricostruzione dell’area è sì in graduatoria ma troppo in basso, quindi risulta fuori dal finanziamento, pur rispondendo a tutte le indicazioni della misura 5 del Piano: costruzione di nuovi alloggi pubblici, per ridurre le difficoltà abitative, riqualificando le aree degradate e puntando alla sostenibilità e all’innovazione verde. Insomma, inclusione e coesione. Il dipartimento regionale ai Lavori pubblici verificherà la disponibilità di altre risorse.

Il sindaco Aldo Alessio ha chiesto alla prefettura la costituzione di una cabina di regia, in cui ha coinvolto anche la Regione, la Città metropolitana di Reggio Calabria, l’Aterp (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica che ha realizzato gli edifici), le forze dell’ordine e la Caritas: «Con i fondi disponibili avviamo la bonifica, e in particolare la rimozione e il conferimento dei rifiuti, la sistemazione di parte della rete stradale e il ripristino del collettore fognario, ma è solo un primo passo. Ho bisogno del supporto delle altre istituzioni e delle associazioni attive sul territorio. Con 4 vigili urbani invece di 38 non posso svolgere un’adeguata attività di intervento e di controllo».

Tra la Ciambra e la vicina via Asmara, solo in parte riqualificata, si contano almeno 130 famiglie (tutte molto numerose) e un’ottantina di bambini: «Sono mondi a parte che negli anni hanno rappresentato solo bacini elettorali, ma nessun problema è stato affrontato e risolto», spiega Valerio Romano, segretario di zona di Filcams Cgil ed ex vicesindaco di Gioia Tauro. «Parliamo di cittadini gioiesi a tutti gli effetti per i quali risulta difficile trovare soluzioni. Tanti vivono di espedienti, molti sono manovalanza per la criminalità organizzata, ma ci sono anche quelli che lavorano e cercano di vivere dignitosamente. Il livello di povertà, la dispersione scolastica, l’accumulo di sporcizia e la totale assenza dello Stato, sommandosi, rendono difficile o inefficace qualunque intervento. Più volte, in passato il ministero dell’Interno ci aveva garantito fondi per bonifica e riqualificazione del territorio, ma è rimasto tutto com’è sempre stato, senza nemmeno i servizi minimi né presidi di legalità ».

Fra le iniziative proposte, quella della ridistribuzione delle famiglie all’interno di altri edifici cittadini o in stabili confiscati alla ‘ndrangheta, secondo le graduatorie. C’era anche la disponibilità dei finanziamenti del Patto per il Sud, «ma l’ufficio tecnico comunale, tra il 2016 e il 2020 è stato decapitato. Quando sono stato eletto, le persone coinvolte nelle inchieste sono rimaste fuori, così oggi lavoro con architetti e ingegneri assunti grazie al bonus 110. E nemmeno un ragioniere. In ogni caso - conclude il sindaco Alessio - i gioiesi, di affittare le loro case ai Rom, non ne vogliono sapere».

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