fiere

Gioielli, i 640 brand di OroArezzo attirano più buyer esteri

di Silvia Pieraccini

default onloading pic

2' di lettura

Sono piccoli, fragili, sparsi, ma ci sono: i segnali di ripresa emersi da OroArezzo numero 38, la fiera che si è chiusa ieri nel distretto orafo toscano (con 640 aziende italiane, tra cui una 50ina di macchinari, che hanno presentato le proprie creazioni), promettono di assicurare lavoro all’industria made in Italy nei prossimi mesi; anche se le imminenti celebrazioni del Ramadam (27 maggio-24 giugno) rischiano di fermare gran parte dei consumi nei Paesi islamici, principale destinazione dell’industria orafa italiana.

«Ormai abbiamo dovuto cambiare il calendario delle nostre ferie – spiega Gianni Gori patron dell’aretina Graziella Gioielli, 50 milioni di fatturato 2016 per il 95% all’export in Turchia, Emirati arabi, Maghreb e ex Urss – perché nelle settimane del Ramadan il mercato si ferma. OroArezzo ha dato comunque risultati superiori alle aspettative: tante visite dei buyer, ordini per i prossimi due-tre mesi e un clima migliorato rispetto al 2016, tanto che a fine maggio i nostri ricavi segneranno +15-20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».

Loading...

Nel complesso la fiera, la prima gestita da Italian exhibition group (Ieg), la società nata dalla fusione tra Fiere di Rimini e Vicenza, si è chiusa con «un incremento di oltre il 10% degli operatori esteri», secondo quanto reso noto dagli organizzatori che però non hanno diffuso né il numero dei buyer né quello dei visitatori complessivi.

Prima dell’inizio della manifestazione, il direttore generale di Ieg, Corrado Facco, aveva detto che si sarebbe ritenuto soddisfatto con un’affluenza di 8-10mila operatori, per un totale di 25mila visite nei quattro giorni della manifestazione aperta solo al B2b. «OroArezzo si è mostrata una piattaforma strategica per il riassortimento e la promozione della gioielleria made in Italy – afferma ora Facco – contribuendo a stimolare i segnali di ripresa che stanno affiorando da inizio anno e già registrati a Vicenzaoro January. È l’inizio di un percorso di sistema e siamo certi che darà ulteriori frutti».

Soddisfatti il presidente di Arezzo Fiere, Andrea Boldi, e quello di Ieg, Lorenzo Cagnoni. «Questa edizione restituisce l’immagine di una fiera orientata al business di sostanza – dice Boldi – con un forte incremento di buyer esteri a indicare il ritorno del prodotto made in Italy, quindi del fashion». «I numeri positivi di questa prima edizione di OroArezzo gestita da Ieg confermano la bontà della scelta dell’intesa con Arezzo Fiere – aggiunge Cagnoni – e mettono in risalto che la valenza strategica dell’accordo è seguita da risultati concreti, indice del riscontro favorevole di aziende, buyer, stakeholder».

La fiera ha visto la firma di un accordo tra Ieg e Federorafi per favorire l’internazionalizzazione del made in Italy del settore orafo-gioielliero, accordo che punta a rafforzare i legami tra industria orafa, sistema fieristico e istituzioni. E per la 27esima volta ha dato spazio al concorso di gioielleria Première, declinato in base al tema dell’edizione che è stato il bracciale. Le aziende coinvolte sono state 65, provenienti da Arezzo, Vicenza e Napoli, che si sono sfidate per creare gioielli: una giuria ha scelto i vincitori nelle quattro sezioni del premio.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti