Fashion

Gioielli ai frutti dell’Aspromonte da Pasqualina Tripodi

di Donata Marrazzo

2' di lettura

Etici, naturali, circolari (non solo nelle geometrie, ma soprattutto nel senso della biosostenibilità). I gioielli di Pasqualina Tripodi sono un inno alla sua terra, quella dell’Aspromonte, da cui preleva ciò che la natura rigogliosa del parco le mette a disposizione per realizzare creazioni che attraggono anche l’alta moda: bacche, fiori, rami, cortecce, ghiande, frutti che le sue mani poi trasformano in bijoux. “Agrigioielli”, sono stati definiti da chi ha premiato la designer per la sua attività innovativa, dagli Oscar green di Coldiretti, al Road to green, l’associazione che promuove nuove idee per la salvaguardia dell’ambiente.

Pasqualina Tripodi. Imprenditrice e creativa, ha inventato e realizza i bijoux “naturali”

Con una laurea in Studi storico-artistici alla Sapienza di Roma, un master in Ingegneria del gioiello al politecnico di Torino, un diploma di maestro orafo e un’esperienza in una importante azienda orafa di Valenza, per la quale ha progettato pezzi di alta gioielleria, la designer calabrese si dedica da anni a una nuova idea di gioiello. Così ha fondato Pasly, una azienda fra le più sostenibili nella mappa di fashion revolution, tenuta a battesimo dalla regina dei salotti Marta Marzotto, forgiando ornamenti che di prezioso hanno innanzitutto un’idea: che «il più grande valore sia quello di madre natura. Per questo ne recupero forme ed elementi», spiega l'artista.
Le sue collezioni hanno già sfilato sulle passerelle della moda milanese e arricchiscono le proposte di stilisti emergenti. L’ultimo shooting è stato realizzato nelle cave di Montiglio Monferrato del gruppo Saint Gobain, impegnato nell’habitat ecosostenibile e a basso impatto ambientale: in uno scenario lunare, con i gioielli Etherea incastonati nel gesso, è partita una collaborazione per un progetto di biomonitoraggio delle api.
Nel frattempo, nel suo laboratorio di Delianuova, in provincia di Reggio Calabria, Pasqualina Tripodi riorganizza progetti e idee dopo il Covid. E dopo gli incendi catastrofici che questa estate hanno divorato la montagna calabrese: «È stato molto doloroso. Come posso continuare a raccontare la bellezza del mio territorio, le sue forme, i suoi colori, se gli danno fuoco? – si chiede – È nelle mie montagne che cerco fiori da essiccare, bacche, pigne o un ramo dalla forma insolita. Tutto diventa poi tema dei miei gioielli, di un bracciale, un anello, una collana, un paio di orecchini, insieme alle fibre di fico d'india, di canapa, di seta, di lino. Dietro il mio laboratorio, ai piedi dell'Aspromonte, da qualche mese coltivo mais colorato australiano che mi fornisce gemme naturali di ogni colore per le mie creazioni».
La prossima collezione coniugherà natura e tecnologia con l'utilizzo di una stampante 3d per la prototipazione rapida di nuovi gioielli sempre ispirati alle forme della natura.

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